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Giorni contati per il villaggio beduino di Khan al-Ahmar

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4 giugno 2018
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Giorni contati per il villaggio beduino di Khan al-Ahmar
Un angolo di Khan al-Ahmar. (foto Yaniv Nadav/Flash90)

Dopo il via libera della Corte suprema israeliana potrebbe essere abbattuto con la forza in questo mese di giugno il villaggio beduino di Khan al-Ahmar, tra Gerusalemme e Gerico. Proteste internazionali.


(c.l./g.s.) – Il villaggio palestinese di Khan al-Ahmar ha ricevuto dalle autorità israeliane l’ordine di levare le tende. La decisione è stata avallata dalla Corte suprema israeliana il 24 maggio scorso. I 180 beduini che vi abitano potrebbero essere sfollati entro questo mese di giugno. L’accampamento, che sorge non lontano dalla città di Gerico, è in Cisgiordania (Territori palestinesi) nei pressi della strada numero 1 che conduce da Gerusalemme al Mar Morto e non lontano dagli insediamenti israeliani che sorgono a est della Città santa.

Reagendo alla notizia, il primo giugno scorso il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson ha chiesto al governo di Israele di riconsiderare la sua decisione su Khan al-Ahmar, considerato un nucleo abusivo e privo di autorizzazioni. Johnson ha osservato che «i palestinesi hanno trovato virtualmente impossibile ottenere autorizzazioni edilizie per poter edificare nell’area C della Cisgiordania (sottoposta all’esclusivo controllo amministrativo delle forze armate israeliane – ndr), una situazione inaccettabile che non lascia loro altra possibilità se non costruire senza permessi». Il ministro ha osservato che tra i 180 abitanti del viaggio ve ne sono alcuni che vi risiedono da oltre 60 anni. Johnson ha anche espresso profonda preoccupazione per i piani che prevedono di costruire oltre 3.100 unità residenziali negli insediamenti. «Molti dei quali – osserva il ministro britannico – sorgono in piena Cisgiordania, uno proprio dietro Khan al-Ahmar. Questi insediamenti sono contrari al diritto internazionale, favoriscono un’annessione di fatto della Cisgiordania e ci allontanano sempre più da una soluzione negoziata che preveda due Stati».

Come il Regno Unito, anche «la Francia chiede alle autorità israeliane di non mettere in opera gli ordini di demolizione riguardo alla comunità di Khan al-Ahmar», ha reso noto il 28 maggio scorso il portavoce del ministro degli Esteri francese. Il Quai d’Orsay ricorda che misure di questo genere, che implicano il trasferimento forzato di popolazioni, costituiscono una violazione del diritto umanitario internazionale. In particolare, violano la Quarta convenzione di Ginevra che proibisce la distruzione da parte di una potenza occupante di beni mobili o immobili, salvo il caso in cui tali distruzioni siano «assolutamente necessarie» nel quadro di operazioni militari.

Secondo l’emittente televisiva israeliana i24News  Israele afferma tuttavia di aver offerto un sito alternativo agli abitanti del villaggio. Si tratterebbe di trasferirsi ad Abu-Dis, centro situato a ridosso di Gerusalemme est in zona B, sottoposta al controllo amministrativo (entro certi limiti) dell’Autorità palestinese.

Le prese di posizione di Gran Bretagna e Francia non sono inedite. Altri governi europei, tra i quali quello italiano, recentemente hanno fatto pressione contro la demolizione del villaggio, dove tra l’altro sorge la Scuola di gomme, realizzata anni fa dall’onlus italiana Vento di Terra. Giorni fa anche un gruppo di 74 esponenti del Partito democratico statunitense hanno esortato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a non distruggere Khan al-Ahmar.

Eid Abou Khamis, portavoce del villaggio beduino, ha dichiarato all’Agenzia France Presse che «da molti anni è abituato a sentire messaggi di sostegno da parte di governi occidentali, ma d’aver visto poche misure concrete per arrestare la distruzione».

Le comunità beduine della regione di Gerusalemme sarebbero più di una ventina e raggruppano circa 5 mila palestinesi. Con la decisione di abbatterne le abitazioni è tutto uno stile di vita pastorale che rischia di scomparire.

Le 35 famiglie beduini di Khan al-Amar appartengono al gruppo tribale dei jahalin. Originari di Tel Arad, nel sud di Israele, i membri di questo clan ne furono espulsi nel 1951 venendo a stabilirsi in quello che allora era un territorio sotto il controllo della Giordania.

Clicca qui per un servizio video del Christian Media Center sul villaggio di Khan al-Ahmar.

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