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Israele dedica una giornata di festa ai drusi

Christophe Lafontaine
1 giugno 2018
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Israele dedica una giornata di festa ai drusi
Drusi a Hittin (Galilea) presso il santuario di Nabi Shu'ayb, suocero di Mosè, venerato come profeta (foto Moshe Shai/Flash90)

La Knesset ha approvato il 28 maggio l’istituzione di una giornata dedicata alla minoranza drusa, per rendere omaggio al contributo dato alla vita di Israele: sarà il primo marzo.
 


In nome di un «patto di sangue» tra Israele e i membri della comunità, sarà dedicata ai drusi una nuova giornata nazionale. Dal 1948 i drusi, anche se arabofoni, si sono posti a fianco degli ebrei e hanno chiesto di prestare servizio nell’esercito. Da allora, in cambio del sangue versato in combattimento (molti nel corso degli anni hanno dato la vita per Israele), contano sulla protezione dello Stato ebraico. In aprile il primo ministro israeliano ha inviato un messaggio alla comunità drusa in occasione del pellegrinaggio annuale che compiono a Hittin, un villaggio arabo oggi distrutto nel nord di Israele, dove ritengono sia sepolto Jethro, suocero di Mosè (in arabo chiamato Nabi Shu’ayb) e venerato come un grande profeta. «Il popolo ebraico e i drusi sono insieme dai tempi di Jethro. È un lungo tempo, resteremo insieme per sempre», ha dichiarato Netanyahu.

«Questo patto ha resistito a numerose prove ed è rimasto forte», recita il testo del progetto di legge approvato il 28 maggio dal parlamento israeliano. Sarà perciò inserita nel calendario nazionale una giornata in onore di questa minoranza. Il primo marzo è stato scelto come momento di questa commemorazione e fa riferimento al primo marzo 1956 quando è diventato obbligatorio l’arruolamento dei drusi nell’esercito israeliano, diversamente da quello di altri israeliani cristiani e musulmani. In cambio i drusi hanno ottenuto nel 1963 un’autonomia comunitaria, ratificata dalla Knesset. La festività dedicata ai drusi sarà ricordata nelle basi delle forze armate, al parlamento e in una cerimonia speciale del ministero della Difesa.

I drusi i Israele oggi sono 137 mila (meno del 2 per cento della popolazione) e possono avere fino a 4 dei 120 parlamentari. «Lo scopo di questa legge è di rendere omaggio al contributo che la comunità drusa ha dato alla costruzione della terra, al rafforzamento della sicurezza e alla formazione della società israeliana come cultura diversificata», ha dichiarato il deputato druso, Hamad Amar, autore del progetto di legge. L’iniziativa serve anche a attenuare certe discriminazioni, in particolare quando i drusi cercano di ottenere permessi edilizi.

Una comunità particolare

Fedeli alla loro cultura e, allo stesso tempo, fieri della nazionalità israeliana, i drusi nello Stato ebraico vivono soprattutto sulle alture della Galilea e sono considerati una comunità specifica. Alcuni di loro rifiutano di essere identificati con gli arabi, rivendicando il fatto di condividere con loro solo la lingua. Invece, i 20 mila drusi presenti nel  Golan (il territorio annesso da Israele nel 1981 e rivendicato dalla Siria), hanno una nazionalità indeterminata poiché hanno scelto di non prendere il passaporto israeliano e hanno un permesso di soggiorno permanente. Sono tradizionalmente legati ai drusi della Siria.

I drusi sarebbero complessivamente un milione. Oltre che in Galilea e nel Golan, vivono in Libano e a sud della Siria, dove hanno sostenuto il movimento palestinese. I drusi non hanno rivendicazioni territoriali, ma si caratterizzano per una forte identità comunitaria, volontà di autonomia e tradizionale fedeltà allo Stato in cui vivono. Da qui deriva una presenza rilevante dei loro membri nell’esercito e un forte spirito di servizio, particolarmente in Israele, dove il tasso di arruolamento arriva all’86 per cento (più alto che tra i giovani ebrei). Occupano anche posti nella polizia e nell’amministrazione penitenziaria. La comunità è ampiamente endogama e non fa alcun proselitismo. Solo l’1 per cento dice di avere un coniuge di religiose differente.

Il loro nome deriva dal predicatore Mohammed Ibn-Ismâ’il Al-Darâzi, ucciso nel 1018 durante il regno del sesto califfo fatimite d’Egitto. La dottrina religiosa drusa nasce da uno scisma dell’islam sciita ismailita e poggia sulla credenza nella reincarnazione. Unisce i tre monoteismi con idee derivate dal manicheismo, dall’antico Egitto, l’India e il mondo greco. La religione non prevede né una liturgia né luoghi di culto e non esiste alcuna gerarchia religiosa tra gli imam. La sua interpretazione, tuttavia, resta segreta ed è rivelata ai fedeli solo dopo una serie di gradi di iniziazione filosofica.

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