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800 anni. Il saluto del Papa e le parole del card. Sandri

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17 ottobre 2017
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800 anni. Il saluto del Papa e le parole del card. Sandri
Il cardinale Sandri con fra' Michael Perry (a sinistra) e fra' Francesco Patton.

Il prefetto della Congregazione vaticana per le Chiese orientali è intervenuto a Gerusalemme nel convegno per gli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. Messaggio di Papa Francesco.


(g.c.) – La seconda giornata del Convegno commemorativo sugli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa si è aperta il 17 ottobre con la relazione del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Dopo aver presieduto la celebrazione eucaristica e recato un messaggio di augurio di Papa Francesco, il porporato ha offerto una riflessione appassionata sul carisma dell’Ordine e sull’origine della missione francescana nelle terre d’Oltremare. Pubblichiamo di seguito alcuni brani del discorso pronunciato questa mattina a Gerusalemme. Nel primo brano il tema centrale è la vocazione francescana ad gentes, frutto dalla fedeltà al Vangelo. Secondo il cardinal Sandri, la riflessione sulle origini della propria presenza in Terra Santa è per i Frati minori una sorta di «pellegrinaggio alle sorgenti». Nel secondo brano viene messo in evidenza uno degli aspetti caratteristici della presenza francescana: l’apostolato attraverso la cultura, via per rendere coscienti le comunità cristiane locali, del patrimonio e della storia di cui sono depositari. Ma anche strumento di dialogo con le culture e le religioni presenti in Medio Oriente.

***

Ecco il testo:

 

Proprio a Papa Francesco si deve la “parafrasi”, la rilettura sintetica ripetuta in più di un intervento sin dall’inizio del Pontificato, di quanto è contenuto nella Regula non bollata, e che ho scelto come titolo guida del mio intervento: “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario anche con le parole”. L’affermazione, tra l’altro, attinge al capitolo 16 “Di coloro che vanno tra i saraceni”, e in essa non possiamo che cogliere l’eco della fondazione della “provincia d’Oltremare”, da cui discende la Custodia di Terra Santa. Siamo dunque ricondotti alle origini, e la celebrazione di questo importante anniversario diventa quasi un pellegrinaggio alle sorgenti, o ancora a mettere in pratica l’invito del profeta Isaia “guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti (Is 51, 1).”

La roccia è la fedeltà di Dio e il suo disegno di salvezza in Cristo, per quella via particolare che è stata la vocazione di san Francesco: due immagini, la roccia e la vocazione, che evocano due diverse dimensioni. La roccia garantisce la stabilità dell’edificio fondato su di essa, come dirà Gesù stesso al termine del discorso della montagna, e la sicurezza delle mura costruite con blocchi da essi intagliata. Lo stesso profeta però nel versetto successivo invita a guardare ad “Abramo vostro padre, e a Sara che vi ha partorito”, passando quindi a un registro relazionale, la paternità e la maternità, di generazione della vita: una vita con cui Dio entra in dialogo per mettere l’uomo in cammino, proprio come Abramo che sulla parola dell’alleanza con Dio uscì dalla sua terra. È la sua vocazione, proprio come quella di san Francesco. Il santo serafico uscì dal mondo, lasciandosi rigenerare da Dio nell’incontro col Crocifisso, non vivendo ciò come una fuga, ma come un andare nella profondità dell’esperienza umana, persino quella più estrema rappresentata dalla miseria e dalla malattia del lebbroso o quella apparentemente più lontana come nell’incontro col Sultano in Egitto. Proprio lo stare ben saldo sulla roccia della fedeltà di Dio lo ha messo nella condizione di mettersi in cammino verso tutto il creato e tutte le creature, in una dinamica di progressiva conformazione a Cristo che lo ha condotto persino a recare impresse nel proprio corpo le stimmate della Passione redentrice. Contemplando così san Francesco, ciascuno di voi non può non sentirsi interpellato, proprio in questi Luoghi Santi, sulla propria capacità di restare saldo nell’alleanza e nella fede in Dio da un lato, ma insieme sul modo in cui quotidianamente ci lasciamo condurre affinché l’abito esteriore come figli e discepoli di san Francesco si trasformi per la grazia dello Spirito santo nell’habitus interiore, che ci rende presenza evangelica lieta e sempre più trasparenza dell’amore di Dio per ogni uomo che incontriamo sul nostro cammino.

(…)

Nella stessa direzione di promozione dell’umano, voglio sottolineare la valenza del vostro sforzo culturale, sul versante delle scuole, dell’insegnamento delle discipline bibliche e nella valorizzazione del patrimonio archeologico ed artistico. Penso alla visita al Terra Santa School ad Amman, nel 2013, o ancora un anno fa, quando presiedetti la riapertura del Santuario Memoriale del Monte Nebo, in Giordania, solo per citare una tra le ultime realizzazioni ma anche tra gli altri, il nome di fra’ Michele Piccirillo, che ha vissuto in modo singolare, grazie agli studi e alla sua passione personale, il suo essere “soggetto ad ogni creatura umana per amore di Dio” attraverso l’archeologia. L’opera di riscoperta, restauro e valorizzazione della Custodia è andata ben oltre i confini della Terra Santa, in un “Oltremare” in senso moderno: è giunta attraverso una mostra al Metropolitan Museum di New York, in Francia a Versailles e a Parigi in queste settimane, o in Italia, ad Aquileia, nella mostra sui “volti di Palmira” che ho visitato questa estate. Tali interventi non sono affatto da dare per scontati in questi anni, quando le immagini della televisione hanno più volte riproposto, insieme alle atrocità sugli esseri umani, anche le distruzioni su siti archeologici, antichi ma anche di epoca cristiana o islamica, in Siria o in Iraq. Quando sono stato a Baghdad nel maggio del 2015, sono stato invitato a visitare il Museo Nazionale, in quello che ha rischiato di rimanere l’ultimo baluardo per la conservazione dei reperti assiri e babilonesi, in altre zone del Paese devastati dal Daesh (il sedicente Stato islamico, o Isis – ndr), e mi sono domandato come potessero progettare e perseguire una tale devastazione delle persone che dovrebbero sentirsi figlie di quella terra e quindi conoscitori e custodi di ogni tappa del passato che li ha preceduti. Sappiamo però da altre vicende del passato, anche in Europa, quanto una ideologia possa rendere ciechi e in fondo orfani, perché viene precluso l’accesso alla propria storia. In questo senso, mentre vi incoraggio a proseguire nella vostra opera culturale, vi chiedo però di pensarla in modo ancora più ampio, nelle scuole che voi gestite e con le comunità cristiane a voi affidate, qui in Terra Santa come in Siria, rendete le persone più consapevoli del passato cristiano che li ha generati. Bisogna dilatare il cuore e ampliare gli spazi della ragione: in epoca apostolica o patristica non era più facile vivere la fede di oggi, eppure sono cresciuti dei veri e propri giganti che leggiamo anche ora come maestri: tra tutti cito soltanto l’esempio di San Giovanni Damasceno, che vive e scrive già dopo la conquista islamica, eppure la luce dei suoi scritti brilla in modo tanto significativo. Parlate di queste epoche ai vostri fedeli, non per vivere di nostalgia, ma per far crescere la gioia della propria testimonianza cristiana oggi. In questo senso, le opere avviata con il Mosaic Center di Gerico o l’Istituto Magnificat sono preziose, perché attraverso la via pulchritudinis custodiscono e promuovono la dignità di un popolo. Ricordo le parole di Papa Francesco pronunciate nel corso della visita in Egitto, nell’aprile scorso: “E per contrastare veramente la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza, occorre accompagnare e far maturare generazioni che rispondano alla logica incendiaria del male con la paziente crescita del bene: giovani che, come alberi ben piantati, siano radicati nel terreno della storia e, crescendo verso l’Alto e accanto agli altri, trasformino ogni giorno l’aria inquinata dell’odio nell’ossigeno della fraternità (28 aprile 2017, il Cairo)”. Proprio in quel contesto il Papa affidò il dialogo all’intercessione di San Francesco d’Assisi, che nel 1219 si recò anche in Egitto e poté incontrare il Sultano Malik al Kamil: e in Egitto il centro studi della Custodia rimane uno dei punti di riferimento più qualificati ed autorevoli. Vi invito a continuare a proseguire nell’incontro accogliente e franco con i fratelli delle altre religioni, ebraica ed islamica, sulla scia di quanto è stato anche ribadito nell’esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente di Papa Benedetto XVI, per poter essere insieme costruttori del bene comune.

 


 

Papa Francesco al Custode di Terra Santa

In occasione dell’inizio delle celebrazioni per gli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa, anche Papa Francesco ha inviato il suo messaggio di auguri alla Custodia. La sua lettera, indirizzata a padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, e consegnata dal cardinale Leonardo Sandri, è stata letta stamattina nel convento di San Salvatore a Gerusalemme.

Il Papa ha ricordato tutta la storia dell’ordine francescano nei luoghi santi del Medio Oriente, a partire dal Capitolo di Pentecoste del 1217, sottolineando il particolare stile di mitezza che i frati hanno adottato sin dall’inizio della loro opera, e che ha permesso loro di «vivere nella Terra Santa accanto a fratelli di diverse culture, etnie e religioni, seminando pace, fraternità e rispetto».

Bergoglio ha elogiato poi l’impegno dei frati nell’aiuto alle comunità e nell’educazione dei giovani, i più a rischio di perdere la speranza per via dell’instabilità e delle guerre nella regione. Non ha dimenticato, però,  il grande lavoro di ricerca, restauro e conservazione delle testimonianze archeologiche compiuto per anni dai francescani, né la loro passione per lo studio delle Scritture.

«Voi siete ambasciatori dell’intero Popolo di Dio» ha scritto Papa Francesco subito dopo aver rinnovato, unendosi ai suoi predecessori, il mandato della Custodia, assieme all’incoraggiamento a essere «testimoni gioiosi del Risorto in Terra Santa».

Per il testo integrale del messaggio pontificio clicca qui

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