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Tra Pasqua e Pesach, qualche suggestione

di Giorgio Bernardelli
2 aprile 2015
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Pasqua ebraica e Pasqua cristiana si intrecciano in queste ore, come accade quasi ogni anno: stavolta la sera della cena rituale, che in ogni famiglia ebrea osservante ricorda la liberazione dall’Egitto, cade in concomitanza con il Venerdì Santo. E allora per noi cristiani - che nei Vangeli troviamo tanti riferimenti a Pesach, la Pasqua ebraica - diventa importante guardare anche a questa festa come a un’occasione concreta di dialogo con i nostri fratelli ebrei.


Pasqua ebraica e Pasqua cristiana si intrecciano in queste ore, come accade quasi ogni anno: stavolta la sera del 14 del mese di Nissan, la sera del seder – la cena rituale che in ogni famiglia ebrea osservante ricorda la liberazione dall’Egitto – cade addirittura in concomitanza con il Venerdì Santo. E allora per noi cristiani – che nei Vangeli della Passione, morte e resurrezione di Gesù troviamo tanti riferimenti a Pesach, la Pasqua ebraica – diventa sempre importante guardare anche a questa festa non solo come a un fatto del passato, ma come a un’occasione concreta di dialogo con i nostri fratelli ebrei.

È lo spirito dell’augurio che gli ordinari cattolici della Terra Santa hanno rivolto al mondo ebraico per Pesach: «Ebrei e cristiani – hanno scritto – celebrano in questo momento il passaggio dalle tenebre alla luce, dalla tomba alla terra della libertà, dalla morte alla vita. Nell’occasione vogliamo riaffermare il nostro impegno nella lotta per la libertà di tutti da tutte le catene di schiavitù».

Lo stesso atteggiamento si ritrova anche in alcune riflessioni del mondo ebraico in occasione di questa festa. Molto bella, ad esempio, la testimonianza che Ron Kronish – direttore dell’Interreligious Coordinating Council in Israel, grande uomo di dialogo nonostante abbia rischiato personalmente di morire in un attentato terroristico una decina d’anni fa – ha proposto nel suo blog. Con un ricordo proprio in occasione di questa festa di Pesach di un amico cattolico, l’arcivescovo Pietro Sambi, già nunzio apostolico a Gerusalemme, scomparso nel 2011. Kronish parla di una caratteristica abbastanza nota dell’Haggadah, la narrazione della liberazione dall’Egitto che scandisce i diversi momenti del seder, la cena pasquale. Il testo è scandito da quattro domande, che per tradizione è il più piccolo della casa a rivolgere («Perché questa sera è diversa da tutte le altre sere?», è la prima e più nota). Kronish racconta di aver avuto per tre anni mons. Sambi ospite in casa sua durante il seder; e di come in quelle occasioni la tradizione delle domande abbia assunto una dimensione nuova, diversa. Racconta infatti di come una volta abbia chiesto al nunzio di formulare per il seder quattro domande nuove, quelle che lui sentiva più importanti da rivolgere in quella sede. E di come l’amico cattolico abbia preso molto sul serio quel compito; così quella notte di Pesach è diventata un’esperienza del tutto speciale. Perché – come osserva Kronish – celebrare il seder «ci serve a ricordare chi siamo oggi, quale sia l’Egitto che dobbiamo lasciare».

Sempre in questa prospettiva ho trovato interessante in queste ore anche un’altra riflessione, scritta non da un rabbino o da un professore, ma da una ragazza israeliana di oggi. Leona Eisenberg è infatti una studentessa che sul sito del Jerusalem Post tiene un blog intitolato Generation Why! Anche lei, questa settimana, non può che parlare di Pesach. Parte da una domanda, apparentemente un po’ più irriverente rispetto a quelle tradizionali dell’Haggadah: perché ringraziare una sera intera l’Altissimo se – prima di liberarci – ha pur sempre permesso che ci riducessero in schiavitù? «Non basterebbe qualcosa di un po’ più rapido?», ironizza. Alla fine, però – proprio a partire dall’oggi della sua vita – arriva a una risposta interessante: HaKol lo tov, aval haKol le’Tova; che vuol dire: «Non tutto va sempre per il meglio, ma ogni cosa è comunque per il meglio». Una professione di fede semplice, di un ebraismo giovane. E se fosse una luce anche per la nostra Pasqua?

Clicca qui per leggere l’augurio degli ordinari cattolici della Terra Santa per la festa di Pesach

Clicca qui per leggere la riflessione di Ron Kronish

Clicca qui per leggere il post di Leora Eisenberg