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Viaggio nella narrativa ebraica

Giampiero Sandionigi
20 febbraio 2012
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Chi sono i precursori di Amos Oz, David Grossman, Abraham B. Yehoshua ed altri nomi noti della narrativa israeliana? Quando e come nasce la letteratura ebraica moderna? E dove affonda le radici? Domande a cui risponde Gershon Shaked, in questo suo Narrativa ebraica moderna. Una letteratura nonostante tutto, che propone in italiano le linee essenziali di una più ponderosa opera in lingua ebraica.


Chi sono i precursori di Amos Oz, David Grossman, Abraham B. Yehoshua ed altri nomi noti della narrativa israeliana? Quando e come nasce la letteratura ebraica moderna? Dove affonda le radici? E quali legami ha con il movimento sionista?

Domande che trovano risposta nell’opera di Gershon Shaked (1929-2006), uno dei massimi studiosi della materia che fu docente all’Università ebraica di Gerusalemme. Shaked firmò, tra l’altro, una ponderosa opera in cinque tomi, pubblicata in ebraico con il titolo Ha-Siparet Ha-Ivrit 1880-1980. Ora, per la prima volta, il volume Narrativa ebraica moderna. Una letteratura nonostante tutto, recentemente pubblicato dalle Edizioni Terra Santa, ne ripropone in italiano le linee essenziali.

Il testo prende in esame tutta la letteratura ebraica moderna, risalendo ai pogrom russi del 1881 e agli albori del movimento sionista per arrivare fino agli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Un itinerario che introduce il lettore a quattro generazioni di scrittori.

A cominciare dalla fine dell’Ottocento la letteratura ebraica muta lingua, emigra, si focalizza su nuovi temi: dallo yiddish passa progressivamente all’ebraico, dall’Europa Orientale si trasferisce in Palestina e in America, rendendosi sensibile agli stimoli che queste nuove dislocazioni, non solo geografiche, suscitano.

Negli anni Venti del secolo scorso, con l’avvento della rivoluzione bolscevica in Russia e la messa al bando degli studi ebraici, tramonta l’astro di Odessa, città che fino a quel momento ha rappresentato il più importante centro di produzione culturale con le sue case editrici, scuole e riviste. Nel decennio successivo, l’ebraico vince la «guerra delle lingue», a spese dello yiddish, e conquista il rango di lingua letteraria, irradiata da quelle terre di Palestina destinate ben presto a diventare il nuovo Stato di Israele. Sul versante dei contenuti e dello stile la produzione letteraria ebraica moderna elabora filoni propri (primo fra tutti quello legato all’epopea sionista), ma si lascia anche ispirare e contaminare dalla cultura occidentale, di cui gli autori ebrei sono profondi conoscitori, oltre che traduttori di molte opere dei più importanti scrittori.

Quella che Gershon Shaked esamina e illustra è dunque una realtà vivace e poliedrica quanto poco nota al pubblico italiano, se è vero quanto osserva la professoressa Maria Luisa Mayer Modena nella Prefazione al volume: «Per la maggior parte del pubblico dei lettori mediamente colti in Italia l’espressione “letteratura ebraica” evoca qualche testo biblico, e poi i più noti nomi della narrativa israeliana. Secoli e secoli, dalla letteratura medievale a quella rinascimentale, a quella moderna, sono completamente sconosciuti». Il libro dedicato a questa «letteratura nonostante tutto» contribuisce a colmare la lacuna, almeno per quanto riguarda l’ultimo tratto di quella lunga parabola. Ragione sufficiente per accostarlo con interesse.

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