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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Israele e la leva che divide

Giorgio Bernardelli
23 febbraio 2012
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La legge che attualmente garantisce agli ultraortodossi ebrei di evitare il servizio militare per non interrompere lo studio della Torah viola il principio di uguaglianza tra i cittadini. È quanto ha stabilito la Corte Suprema israeliana con una sentenza che domina in questi giorni le pagine dei quotidiani e ha rilanciato il tema del rapporto tra laici e religiosi all’interno della società israeliana.


La Tal Law – la legge che attualmente garantisce agli haredim (gli ultraortodossi ebrei) la possibilità di evitare il servizio militare per non interrompere lo studio della Torah – viola il principio di uguaglianza tra i cittadini. E dunque, quando ad agosto andrà a scadenza, non potrà essere rinnovata. È quanto ha stabilito la Corte Suprema israeliana con una sentenza che domina in questi giorni le pagine dei quotidiani a Gerusalemme e ha rilanciato il tema, da tempo molto caldo, del rapporto tra laici e religiosi all’interno della società israeliana.

La questione dell’esenzione dal servizio militare per gli haredim è uno dei grandi simboli dell’influenza guadagnata negli ultimi trent’anni dai partiti religiosi sulla scena politica israeliana. In un Paese in cui l’esercito è l’istituzione per eccellenza e il servizio militare dura due anni ed è obbligatorio per tutti (uomini e donne), fu il governo Sharon nel 2002 a varare questo provvedimento per offrire una via d’uscita agli ebrei ultra-ortodossi che non vogliono arruolarsi. Si stabilì che chi frequentava una yeshivà, cioè una scuola rabbinica, aveva diritto a rinviare il servizio di leva fino ai 22 anni. A quel punto, però, il numero di figli di un haredi solitamente è già tale da far scattare l’esenzione per un’altra ragione.

La Tal Law è da anni contestata dall’Israele laica che la considera un privilegio ingiustificato e una strada che di fatto perpetua l’isolamento delle comunità haredim, che spesso rappresentano quasi uno Stato nello Stato (come si è visto anche qualche settimana fa in occasione delle polemiche scoppiate a Beit Shemesh perché una bambina non indossava il gonnellone e le maniche lunghe «d’ordinanza»). Alla fine la vicenda è arrivata fino alla Corte Suprema che – in una delle ultime sentenze firmate dall’attuale presidente Dorit Beinisch – ha dichiarato dunque la Tal Law incompatibile con il principio di uguaglianza tra i cittadini. Non l’ha abrogata subito, non avendone il potere, ma ha ingiunto al governo di non rinnovarla quando scadrà nel prossimo mese di agosto.

Questa sentenza – come si vede dai commenti dei quotidiani israeliani che rilanciamo qui sotto – è una grana non da poco per il governo Netanyahu. Yediot Ahronot pronostica addirittura elezioni entro l’anno proprio per via di questa vicenda. Perché anche all’interno della coalizione non esiste una linea comune: Lieberman, ad esempio, era già prima contro la Tal Law e adesso, forte di questa sentenza, non farà certo passi indietro. Per lo Shas, il più importante dei partiti religiosi, cedere su un punto come questo sarebbe però un grave smacco. Dunque «trovare la quadra» appare un’impresa difficile.

Al di là delle implicazioni politiche, però, la questione è più ampia e ha a che fare con il rapporto tra gli haredim (che sono circa il 10 per cento della popolazione ebraica israeliana) e il resto della società. È il grande nodo irrisolto dal 1948 in Israele. Così se Haaretz oggi esulta dicendo che finalmente un principio importante è stato affermato, il Jerusalem Post rimane molto scettico, scommettendo sul fatto che comunque vada a finire ad agosto non ci saranno code di ultra-ortodossi alla leva. Tra qualche mese vedremo chi dei due avrà avuto ragione.

P.S.: Terrasanta.net ha già aggiornato sugli sviluppi della vicenda di Khader Adnan, di cui abbiamo parlato in questa rubrica la settimana scorsa. Aggiungo solo un piccolo commento: sbaglia chi pensa che sia finita qui. Questa storia ha segnato un precedente importante sulla questione della detenzione amministrativa. E – se e quando si riprenderà dai 66 giorni di sciopero della fame – con questo personaggio divenuto un’icona per la società palestinese, Israele d’ora in poi dovrà fare i conti. Con la fiducia della gente in Fatah e Hamas ai minimi storici e con Marwan Barghouti sempre blindato in carcere, Khader Adnan si candida a essere uno dei leader palestinesi del futuro. Ironia della sorte: proprio mentre Hamas si allontana dall’Iran guardando molto di più all’Egitto e alla Giordania, in Palestina – attraverso una lotta non violenta – diventa un mito un rappresentante di una milizia filo-iraniana. Ha il sapore di un’insperata vittoria fuori casa per Teheran.

Clicca qui per leggere sul sito di Arutz Sheva la notizia sulla sentenza della Corte Suprema

Clicca qui per leggere l’editoriale di Haaretz

Clicca qui per leggere il commento di Yediot Ahronot

Clicca qui per leggere l’editoriale del Jerusalem Post

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