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Immigrati illegali, Israele chiede collaborazione al Sud Sudan

Lucia Balestrieri
23 febbraio 2012
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Immigrati illegali, Israele chiede collaborazione al Sud Sudan
Il presidente del neonato Sud Sudan, Salva Kiir (a sin.), con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Una città, o meglio, un vasto campo di accoglienza in Sud Sudan dove trasferire tutti gli immigrati africani clandestini: è l’ultima idea che il governo israeliano sta accarezzando per liberarsi definitivamente di decine di migliaia di persone che sono affluite dal Sudan, dall’Etiopia, dall’Eritrea nello Stato ebraico...


(Milano) – Una città, o meglio, un vasto campo di accoglienza in Sud Sudan dove trasferire tutti gli immigrati africani clandestini: è l’ultima idea che il governo israeliano sta accarezzando per liberarsi definitivamente di decine di migliaia di persone che sono affluite dal Sudan, dall’Etiopia, dall’Eritrea nello Stato ebraico per sfuggire alle persecuzioni e alla fame.

Del progetto – riferisce il giornale economico israeliano Calcalist – hanno parlato i dirigenti israeliani (dal premier Benjamin Netanyahu ai ministri della Difesa, Ehud Barak, e degli Esteri, Avigdor Lieberman) con il presidente sud sudanese Salva Kiir, durante recenti colloqui a Gerusalemme. Non si conosce la risposta di Kiir. Una cosa però è certa: su di lui sono esercitate pressioni crescenti perché, ora che il Sud Sudan è diventato uno Stato indipendente, si riprenda i suoi fuggitivi.

Secondo il quotidiano israeliano, Israele sarebbe pronto a partecipare alla costruzione di un campo di accoglienza «grande quasi come una città», dove trasferire almeno una parte dei 50 mila africani entrati illegalmente dal Sinai: di questi si calcola che 30 mila siano eritrei e almeno 15 mila sudanesi. Gli israeliani si sono detti anche disponibili a pagare il biglietto di sola andata e una quota per ogni migrante, al quale, come gesto di magnanimità, verrebbero inoltre offerti corsi di specializzazione in vari settori.

La città dei deportati è l’ultima tappa, in ordine di tempo, di una battaglia ingaggiata dal governo israeliano contro il massiccio afflusso di clandestini attraverso la permeabile frontiera con l’Egitto. Poco importa alla maggioranza della Knesset – il Parlamento israeliano – che siano richiedenti asilo o semplici disperati alla ricerca di un lavoro. Il loro crescente numero spaventa un Paese molto sensibile a qualsiasi dinamica demografica che possa intaccare l’identità ebraica.

Così, lo scorso anno, il governo ha stanziato 160 milioni di dollari per costruire una barriera anti-immigrati lungo il confine egiziano, un muro simile a quello che taglia i territori palestinesi. A gennaio di quest’anno, la Knesset ha varato una serie di misure draconiane – e per alcuni incostituzionali – contro i clandestini, a cui è stata estesa di fatto la normativa anti-terrorismo. Le nuove pene prevedono la possibilità di detenzioni preventive, senza processo, fino a tre anni, e persino l’ergastolo per gli illegali colpevoli di reati rilevanti contro il patrimonio.

William Tall, dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ha stigmatizzato l’atteggiamento israeliano come incompatibile con le norme internazionali sul diritto di asilo. Ma il primo ministro Benjamin Netanyahu dice: «Se non agiamo per bloccare questo flusso illegale, saremo semplicemente sommersi».

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