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Nel 2011 calo dei turisti anche in Israele

Giampiero Sandionigi
21 febbraio 2012
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Nel 2011 calo dei turisti anche in Israele
Un gruppo di pellegrini polacchi appena sbarcati da un battello che ha solcato il Lago di Tiberiade. (foto J. Kraj)

Sono state 3.362.241 le persone che nel 2011 sono entrate in Israele per turismo. Il numero include pure i pellegrini, che certamente hanno visitato anche santuari e luoghi della Terra Santa situati nei Territori Palestinesi. È andata meno bene che nel 2010: la flessione negli arrivi è pari al 2 per cento.


(Milano) – Sono state 3.362.241 (tra cui 237.082 crocieristi) le persone che nel 2011 sono entrate in Israele per turismo. Il numero include pure i pellegrini, che certamente hanno visitato anche santuari e luoghi della Terra Santa, come Betlemme, situati nei Territori Palestinesi. È andata meno bene che nel 2010: la flessione negli arrivi è pari al 2 per cento.

Terminata la seconda intifada, nel 2004, il bilancio del turismo in Israele è andato di anno in anno migliorando. Il picco registrato nel 2010 dal ministero competente era stato di 3.444.026 ingressi (anche per un solo giorno).

La quota 3 milioni era stata superata nel 2008 (3.028.300 arrivi, inclusi 46.500 crocieristi). Il 2011 ha interrotto la parabola ascendente per un concorso di cause. Di certo hanno contribuito le turbolenze politiche nella regione, con gran parte dei Paesi arabi stravolti dalle rivolte di piazza.

Ma sul declino incide anche la crisi economica e finanziaria internazionale, che costringe individui e famiglie a tagliare le spese voluttuarie.

I dati disaggregati forniti dalle autorità israeliane per il 2011 sembrano confermarlo. Tutte le macroregioni dell’Occidente (Europa, Americhe, Oceania) fanno registrare una diminuzione dei viaggi verso Israele pari al 3 per cento. Aumentano dell’1 per cento, invece, i turisti dall’Asia e del 21 quelli dal Continente nero.

Diamo un’occhiata a qualche dato suddiviso per nazione. Per quanto riguarda i turisti europei, crescono gli arrivi provenienti dai Paesi di area germanica: dall’Austria 35.166 persone (+ 9 per cento rispetto al 2010), dalla Svizzera 40.912 (+ 19), dalla Germania 220.692 (+ 10). Nel complesso aumentano anche i viaggi dalla Scandinavia (+ 9 per cento): il gruppo nazionale più numeroso è quello degli svedesi (21.858, + 2 per cento), seguono i danesi (20.688, il 30 per cento in più rispetto all’anno prima). Salgono del 10 per cento i visitatori dal Regno Unito (221.095) e del 3 quelli dall’Irlanda (10.712).

Drastica flessione invece dall’Italia (- 18 per cento rispetto al 2010, con 151.252 persone), dalla Spagna (- 25 per cento con 56.204), dal Portogallo (- 38 per cento con 9.569), ma anche dalla Russia (- 11 per cento con 491.469), dalla Grecia (- 32 per cento, con 19.791) e dalla Polonia (- 26 per cento con 95.958). La Francia manda in Israele un 1 per cento di turisti in meno rispetto al 2010, ma con le sue 300.566 persone è seconda solo alla Russia in termini assoluti.

Passiamo alle Americhe. Dagli Stati Uniti, dove vive la più consistente comunità ebraica al mondo dopo Israele, gli arrivi nel corso del 2011 sono stati 633.868 (- 3 per cento), dal Canada 76.636 (- 4) dal Messico 21.236 (- 21). Sono invece aumentati del 9 per cento gli arrivi dal Brasile (56.889 turisti).

Piuttosto contraddittori i dati riguardanti l’Asia: crescono del 31 per cento gli arrivi dalla Cina (17.463), ma calano quelli da Hong Hong (- 17 per cento). Flessione percentuale analoga dalla Corea (- 18 per cento, con 32.718 arrivi). Diminuiscono pure i turisti dall’India (- 4 per cento, con 38.870 visitatori), benché il Paese sia ormai tra le potenze economiche emergenti. Raddoppiano addirittura i turisti dalla Malaysia (+ 103 per cento, 3.276 arrivi), grande nazione a maggioranza musulmana dell’Estremo Oriente insieme all’Indonesia, dalla quale sono partite alla volta di Israele 22.019 persone (il 24 per cento in più rispetto all’anno prima).

È la Nigeria la nazione africana più protesa verso lo Stato ebraico dal punto di vista dei flussi turistici: nello scorso anno sono partite da lì 45.095 persone (+ 42 per cento). Segue il Sud Africa (22.886, + 5 per cento).

Dall’Oceania sono giunte complessivamente 39.079 persone. Il 3 per cento in meno rispetto al 2010 dall’Australia e il 10 per cento in meno dalla Nuova Zelanda.

Non è affatto probabile che nel 2012 vada meglio: la crisi economica continua ad attanagliare Europa e Nord America e le tensioni nella regione mediorientale stanno montando, anziché affievolirsi. Molto dipenderà dalla piega che prenderanno gli eventi in Siria e Libano, ma soprattutto in Iran.

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