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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Ed ecco a voi la cyber-guerra

Giorgio Bernardelli
19 gennaio 2012
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Si chiamano 0xOmar e IDF Team. E sono il volto dell’ultima frontiera del conflitto in Medio Oriente: la cyber-guerra tra hacker, i pirati informatici che attaccano siti di primaria importanza questa volta con una finalità politica. Si tratta di una battaglia che va avanti ormai da giorni tra il Medio Oriente e il Golfo Persico e che nelle ultime ore ha conosciuto un’impennata preoccupante.


Si chiamano 0xOmar e IDF Team. E sono il volto dell’ultima frontiera del conflitto in Medio Oriente: la cyber-guerra tra hacker, i pirati informatici che attaccano siti di primaria importanza questa volta con una finalità politica. Si tratta di una battaglia che va avanti ormai da giorni tra il Medio Oriente e il Golfo Persico e che nelle ultime ore ha conosciuto un’impennata preoccupante.

A sferrare il primo attacco è stato 0xOmar, un hacker che si dice saudita (ma i servizi israeliani non sono convinti che operi realmente da là) e ha dichiarato di essere in possesso dei dati di 400 mila carte di credito israeliane. Ne sta diffondendo 200 al giorno per colpire l’affidabilità del sistema finanziario dello «Stato sionista». Un’operazione che – come lui stesso racconta nell’intervista al sito islamico libanese AlAkhbar English che rilanciamo – è la sua personale forma di jihad contro «i crimini commessi tre anni fa durante la guerra di Gaza». 0xOmar non è un mitomane: i danni arrecati sono seri, anche se i responsabili israeliani sostengono che siano solo 14 mila le carte di credito valide «compromesse».

Sta di fatto, però, che contro 0xOmar in Israele non si sono mobilitati solo gli esperti della sicurezza dei dati sensibili e l’intelligence: anche gli hacker locali hanno deciso di rispondere con gli stessi metodi. Prendendo di mira, cioè, siti di importanti realtà finanziarie in Arabia Saudita e nei Paesi del Golfo. Si sono dati anche un nome – IDF Team, appunto – che richiama la sigla dell’Israel Defence Force, l’esercito israeliano. Anche se in realtà è un gruppo a sé, che con le forze armate non c’entra nulla. Sul quotidiano Yediot Ahronot è apparso anche un articolo di uno di questi hacker – Yoni – che declina in questa forma inconsueta il tema della difesa di Israele. La cosa preoccupa non poco il governo israeliano che teme che questa sua scheggia impazzita crei ancora più danni nei rapporti internazionali con quelli che sono comunque Stati cruciali per i rapporti nella regione. Così è intervenuto in persona il vice-ministro degli esteri Danny Ayalon (che non ha certo la fama di essere una colomba) per dire che Israele non ha bisogno di farsi difendere dagli hacker e che la pirateria informatica, ai danni di chiunque, nel Paese è un reato.

Il suo intervento però non ha avuto grandi effetti. E così nelle ultime ore si è arrivati a un salto di qualità: l’altro giorno sotto attacco sono finiti i siti della Borsa di Tel Aviv e della compagnia aerea di bandiera El Al. Oggi l’IDF Team ha risposto colpendo una grossa banca palestinese che ha la sua sede a Gaza e il sito della banca centrale degli Emirati Arabi Uniti.

Può sembrare un fatto di colore ed è certamente meno cruento dei morti e del sangue che questo conflitto ci ha abituato a vedere. Ma sarebbe un errore sottovalutare la cyber-guerra. Perché in realtà si tratta di un ulteriore passo avanti verso il caos totale in Medio Oriente, in una fase in cui l’evolversi della situazione non è dettato da logiche o obiettivi concreti, ma solo da azioni distruttive che comunque creano danni ingenti. Ennesima conferma di come l’assenza di prospettive vere nel processo di pace non lascia il Medio Oriente fermo: spinge tutti verso un futuro peggiore.

Clicca qui per leggere l’intervista di 0xOmar al sito AlAkhbar English 

Clicca qui per leggere tutti i post su 0xOmar sul sito CyberWarNews 

Clicca qui per leggere l’articolo dell’hacker israeliano Yoni su Yediot Ahronot 

Clicca qui per leggere le ultime notizie sulla cyber-guerra nell’articolo del Jerusalem Post

 

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