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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

La porta del Negev

Chiara Tamagno
25 marzo 2011
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La porta del Negev
Ruderi del tell di Bersheva, il più importante centro urbano nel deserto del Negev, popolato sin dal Neolitico.

Bersheva è la porta di accesso al deserto del Negev, all’intersezione di due antiche vie di comunicazione, la «Strada del Mare» (Via Maris) che si estende ad ovest lungo la costa, e la «Strada del Re» (o «Strada della valle») ad est. Per questo fu abitata dal Neolitico pressoché ininterrottamente.


Bersheva è la porta di accesso al deserto del Negev, all’intersezione di due antiche vie di comunicazione, la «Strada del Mare» (Via Maris) che si estende ad ovest lungo la costa, e la «Strada del Re» (o «Strada della valle») ad e­st. Per questo fu abitata dal Neolitico pressoché ininterrottamente.

I riferimenti biblici risalgono al tempo del patriarca Abramo, che secondo il racconto della Genesi si fermò nella zona del tell e si accordò con il capo filisteo locale Abimelech per avere il diritto di attingere alle acque del pozzo in cambio del dono di sette agnelle. Da questo episodio pare che sia nato il nome della città, inteso come «delle sette agnelle» o «del giuramento». Un luogo significativo anche per Isacco che qui eresse un altare per testimoniare la promessa divina e, sempre secondo il racconto di Genesi, qui Giacobbe ebbe la visione che gli suggeriva di partire con la famiglia alla volta dell’Egitto.

Esposta continuamente agli attacchi dei filistei, Bersheva venne fortificata all’epoca del re Davide ma in seguito distrutta dagli egizi. Riprese l’antica vitalità tra il IX e l’VIII secolo a. C. È di questo periodo uno dei resti più spettacolari, ovvero un altare fatto di pietre lavorate (non consentite dalle prescrizioni ebraiche che imponevano «pietre non toccate da strumento di ferro») provvisto di corna, che oggi si può ammirare al Museo di Israele a Gerusalemme. Distrutta da Sennacherib, la città divenne luogo fortificato per i popoli che si succedettero nell’area: persiani, romani, turchi, crociati… Il tell contiene tracce affascinanti del tempo della monarchia israelita tanto che nel 2005 è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità: dalle antichissime porte di accesso al pozzo, dalle insule abitative alle strade lastricate e al forte fatto costruire dai romani.

Ma Bersheva richiama l’attenzione del visitatore anche per le testimonianze più recenti: gli edifici del periodo turco, come la stazione ferroviaria, la casa del governatore e il palazzo del governo, così come il celebre mercato beduino (il più ricco in terra di Israele) dove gli artigiani espongono i loro prodotti tipici, manufatti in rame, vetro, gioielleria, collane, pietre preziose, stuoie, tappeti, cuscini…

A Bersheva si trova anche il Centro dell’artigianato etiopico dove le donne immigrate conservano le antiche tradizioni artigiane degli ebrei etiopi, e si dedicano a creare oggetti di terracotta, ricami, sculture e manufatti in paglia.

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