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Cristiani e musulmani insieme in Italia

Daniele Civettini
29 novembre 2010
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Cristiani e musulmani insieme in Italia

Luigi Patrini con il suo Cari amici musulmani, edito da Marietti, parla direttamente alla componente islamica che vive in Italia o che è in procinto di farlo, nel modo forse più amichevole e rischioso possibile. Non cerca infatti un compromesso tra culture e fedi, né dissimula le differenze tra islam e cristianesimo, ma individua un terreno comune.


Quando si ha l’onere e l’occasione di ospitare qualcuno, si è naturalmente portati a presentare la propria dimora secondo le sue caratteristiche migliori: così dovrebbe funzionare l’accoglienza, anche quando essa travalica il perimetro di una semplice casa per divenire un pensiero politico che ha l’ampiezza di uno Stato o di un continente. L’Italia – come l’Europa – possiede un’innata capacità di risposta alla sfida del contatto ravvicinato con fedi diverse, islam in testa, e questa deriva dal lato ricco, costitutivo, che risiede nelle sue radici cristiane; anche duemila anni dopo Cristo, anche in un’Europa secolarizzata e, per così dire, dimentica di sé.

Luigi Patrini è un cristiano impegnato culturalmente e politicamente che, con il suo libro Cari amici musulmani, edito da Marietti, parla direttamente alla componente islamica che vive in Italia o che è in procinto di farlo, nel modo forse più amichevole e rischioso possibile. Non cerca infatti di individuare un compromesso tra culture e fedi per barattare una convivenza meno ostile. Non dissimula le differenze tra islam e cristianesimo in nome di una generica fede nell’unico Dio utile per la formazione di una nuova, acquosa religio civilis adattata alla globalizzazione.

Cari amici musulmani è in primo luogo l’offerta di un rapporto, e già il fatto che il volume esca in una duplice edizione, in arabo e italiano (accanto è riprodotta la copertina della versione italiana), dimostra il livello di concretezza della proposta. Il contenuto del libro, la sua organizzazione interna, sono pensati per offrire al lettore una declinazione del metodo perseguito negli ultimi decenni dalla Chiesa, e in particolare da Papa Benedetto XVI, come accadde ai tempi della celebre lezione di Ratisbona del 2007: un messaggio autentico, in un certo modo provocante, che sembrò ai più produrre solo polemiche e tensione, e invece sfociò da parte islamica in uno sforzo di comprensione reciproca, come dimostra la risposta dei 138 dotti musulmani al documento pontificio.

Il volume presente è così organizzato in tre sezioni, rispettivamente dedicate al rapporto tra fede e politica, ai capitoli salienti della Costituzione italiana e ai documenti del Magistero ecclesiale che più significativamente trattano del rapporto tra islam e cristianesimo, partendo dalla dichiarazione conciliare Nostra Aetate. È evidente che una simile strategia comunicativa è rivolta in primo luogo non ad ogni musulmano che calca il territorio italiano, ma ad una classe dirigente islamica ed europea, capace in prospettiva di farsi carico dell’educazione di grandi fette di popolazione inserite in un contesto straniero, contro il rischio di una ghettizzazione già parzialmente in atto nelle città europee. Ma altri interlocutori possono trovare ispirazione nello scritto di Patrini: in opposizione ad un laicismo che vede le religioni (e le istituzioni religiose) come una zavorra del passato di cui liberarsi il prima possibile per costruire una ipotetica, futuribile e pacifica modernità, l’autore afferma l’apporto fondamentale delle fedi nel rispondere alle esigenze più decisive dell’uomo; esigenze che hanno, in fondo, un carattere eminentemente spirituale, e non possono non concernere i rapporti tra gli uomini anche in sfere apparentemente solo mondane come la politica, il diritto, l’economia. Come egli scrive concludendo la sua opera, «tra le convinzioni dei musulmani e quelle dei cristiani ci sono tante differenze, ma ci sono anche somiglianze. (…) Noi cristiani abbiamo qualcosa di fondamentale in comune con i musulmani: la convinzione che Dio c’è e che Dio c’entra con la nostra vita. Fino in fondo, in ogni istante e in ogni atto».

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