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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Wadi Paran. Sulle tracce di Agar e Ismaele

fra Oscar Mario Marzo
8 aprile 2010
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Appassionato di percorsi nei deserti della Palestina, fra Oscar Mario Marzo, francescano della Custodia di Terra Santa, ci segnala un nuovo itinerario nel sud di Israele. Solchiamo il deserto di Paran, più volte citato nella Bibbia.  


Tre sono le strade che, in Terra Santa, permettono di collegare la parte centrale del Paese con la sua parte meridionale: la n. 90 che corre lungo la valle dell’Arava; la strada della Giudea, che sfiora Ebron; e la n. 40, molto usata fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, quando fu costruita la n. 90.

La strada n. 40 attraversa il deserto del Negev in tutta la sua lunghezza, sfiora pochissimi centri abitati e offre panorami spettacolari.

Lasciato il Machtesh (cratere) Ramon, e proseguendo in direzione sud, dopo circa 35/40 chilometri la strada scende in un’enorme depressione: si tratta di wadi Paran, uno dei wadi più larghi di tutta la Terra Santa, che prende il suo nome dall’omonimo deserto, di biblica memoria.

Scendendo in auto nel greto di wadi Paran si nota subito il forte contrasto cromatico tra i monti circostanti, giallo-ocra, e il bianchissimo fondo del wadi. Sul ciglio destro della strada si identificano chiaramente una larga piazzola di sosta e dei segnali stradali che ci ricordano dove siamo.

È questo il luogo dove decidiamo di meditare un paio di pagine bibliche camminando per qualche ora. Scendendo dall’auto notiamo anche l’indicazione per alcuni pozzi. Il nome del posto (Paran), una bella pianta di tamerice e i pozzi distanti qualche chilometro sono tutti elementi presenti in una delle più note, dure e struggenti pagine della Bibbia: la cacciata di Agar e Ismaele da parte di Abramo (Libro della Genesi cap. 21, versetti 1-21).

Il brano è interessante nella prospettiva della comprensione di ciò che rappresenta l’esperienza del deserto per il popolo arabo che, tradizionalmente, si fa discendere proprio da Ismaele. Sia il popolo ebraico (nell’esodo) che quello arabo scoprono, nel deserto, un Dio che ascolta il grido dei suoi figli e si prende cura di loro.

Un altro brano biblico che ci parla del deserto di Paran è il capitolo 13 del Libro dei Numeri, nel quale si narra la prima esplorazione di Canaan da parte di un manipolo di israeliti.

Il luogo si presta benissimo per una piacevole escursione a piedi.

Dalla piazzola di sosta parte una strada sterrata, in direzione est, davvero alla portata di tutti, che ci permette di camminare all’interno del wadi Paran. In qualsiasi momento sarà possibile fare ritorno alla piazzola.

Chi invece ha voglia di una escursione più impegnativa, e di un panorama mozzafiato, può camminare sulla strada sterrata per circa 4 km fino all’indicazione per il Canyon ‘Adà. ‘Adà era moglie di Lamech, discendente di Caino (cfr. Genesi cap. 4, vv. 17-24). Si tratta di un canyon, scavato dall’acqua, che al suo inizio è strettissimo, tanto che in alcuni punti è necessario strisciare tra le pareti rocciose. Il canyon poi si allarga e in alcune decine di minuti lo risaliamo, non senza aver superato alcune pareti rocciose grazie all’aiuto di staffe metalliche conficcate nella roccia. Usciti dal canyon ci aspetta una piacevole camminata sulla cresta delle colline circostanti. Dall’alto delle colline si gode la vista di questo enorme e possente wadi che scende in direzione est-ovest verso la valle dell’Arava. Usciti dal canyon ‘Adà consiglio di fare una pausa. Sedetevi sulla cima della collina per un po’ di tempo e godete della distesa desertica che vi si para di fronte: il paesaggio è davvero unico, uno dei più belli che si possano godere nel Negev.

È il caso di ricordare che in arabo wadi Paran prende il nome di wadi Giràfi; la radice del vocabolo Giràfi significa «trascinare, portar via», proprio perché quando l’acqua riempi questo wadi porta via con sé qualsiasi cosa incontri sul suo cammino.

Il sentiero ridiscende poi nel wadi, per ricondurci alla tamerice sotto la quale abbiamo parcheggiato l’auto.

Nota dell’autore: Questo articolo non va assolutamente considerato come una spiegazione per escursionisti. Chi volesse cimentarsi con lo stesso percorso si riferisca a una qualche pubblicazione specializzata o a una guida locale.

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