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Intifada alle porte?

17/03/2010  |  Milano
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<i>Intifada</i> alle porte?
Manifestanti palestinesi nelle strade di Gerusalemme Est e Cisgiordania aderendo all'appello di Hamas.

Per chi legge questa rubrica le violenze di ieri a Gerusalemme non sono state affatto una sorpresa. Tutti si chiedono se sia cominciata una nuova intifada. Per capire, però, che cosa stia succedendo davvero è sbagliato concentrare lo sguardo solo su Benjamin Netanyahu e Barack Obama. Bisogna fare molta attenzione anche alle notizie che arrivano dal mondo palestinese.


Per chi legge questa rubrica le violenze di ieri a Gerusalemme non sono state affatto una sorpresa. Tutti si chiedono se sia cominciata una nuova intifada. Per capire, però, che cosa stia succedendo davvero è sbagliato concentrare lo sguardo solo su Benjamin Netanyahu e Barack Obama. Bisogna fare molta attenzione anche alle notizie che arrivano dal mondo palestinese.

Appena quindici giorni fa parlavamo dell’attivismo di Fayyad, raccontando come il suo piano per arrivare nell’estate 2011 a una dichiarazione unilaterale di indipendenza sia la vera e unica novità politica nel campo palestinese. E spiegavamo come questa fosse avvertita come una minaccia molto seria da parte di Hamas, che vede proprio nel premier «abusivo» il suo nemico numero uno. Non aspettavano che la prima occasione buona per dare (a Fayyad prima ancora che a Israele) una dimostrazione di forza. E col governo Netanyahu non c’erano dubbi che un appiglio sarebbe presto arrivato. La «giornata della collera» di ieri a Gerusalemme va letta così: non è stata un’insurrezione popolare spontanea in seguito alle notizie degli ultimi giorni (lo scontro sulle 1.600 case a Ramat Shlomo, la chiusura della Spianata delle Moschee, la dedicazione della sinagoga di Hurva…), ma un’iniziativa presa da Hamas per capitalizzare il malcontento diffuso. Gli scontri sono scoppiati contemporaneamente in diverse parti di Gerusalemme, c’è stato un ampio uso di molotov, l’esercito israeliano ha fermato sull’autostrada numero 6 vari pullman di arabi partiti dalla Galilea.

Ma c’è soprattutto anche un’altra notizia che va tenuta presente: la rivolta sembra per il momento molto contenuta in Cisgiordania. Ci sono stati – e proseguono ancora oggi – scontri con l’esercito israeliano a Hebron e a Nablus, cioè nelle due città dove da sempre la tensione è più forte. Ma nel resto dei territori controllati dall’Autorità Nazionale Palestinese la polizia sta tenendo la situazione sotto controllo. A Ramallah ieri non ci sono state le manifestazioni di solidarietà con i palestinesi di Gerusalemme che si sono viste a Gaza. E Hamas stamattina accusa addirittura la polizia palestinese di aver arrestato proprio ieri dieci suoi esponenti nei Territori.

Lo scenario è abbastanza chiaro: Hamas vuole l’intifada, Fayyad no. O meglio, il premier sta giocando la carta della cosiddetta «intifada bianca», cioè una sorta di disobbedienza civile. Chiusura alle trattative finché Israele continua a costruire nuove case per i coloni. E gesti simbolici di rottura. Ad esempio – in queste ultime settimane – ha cominciato a requisire campi nelle zone C, quelle che secondo gli accordi di Oslo sarebbero ancora in tutto e per tutto sotto il controllo di Israele. Va avanti il progetto per la nascita di una nuova grande città. Insomma: vuole creare «fatti sul terreno», seguendo proprio la stessa strategia che Israele ha sempre adottato a Gerusalemme e negli insediamenti. Perché funzioni, però, deve continuare a tenere la situazione sotto controllo in Cisgiordania; perché un’intifada violenta a Ramallah o a Betlemme sarebbe la fine di questo progetto. Va inoltre tenuta presente una data fondamentale: il prossimo 17 luglio si terranno le elezioni municipali in Cisgiordania. Con lo stallo infinito delle trattative tra Fatah e Hamas e un parlamento ormai nel caos più assoluto, probabilmente sono le uniche destinate a tenersi sul serio. E dunque saranno il vero test attendibile sui reali rapporti di forza oggi tra le diverse fazioni palestinesi.

In questo braccio di ferro a metà del guado – come al solito – si colloca Fatah. Con le Brigate dei Martiri di al Aqsa – in teoria il suo braccio militare – che hanno una gran voglia di menare le mani per non farsi scavalcare: in queste ore hanno chiesto la liberazione dei prigionieri che si trovano nelle carceri dell’Anp. Dall’altra parte – però – Yasser Abed Rabbo, il segretario generale dell’Olp, invita sì «tutte le fazioni» a una Conferenza nazionale su Gerusalemme, ma attacca anche Hamas dicendo che «il popolo palestinese non si manovra col telecomando», come stanno facendo «le forze di Damasco e al Jazeera» che «danzano sul sangue dei palestinesi».

Dunque è dentro a questo quadro complesso che vanno collocate le rivolte di queste ore. E per capirlo meglio suggeriamo – come al solito – tre articoli significativi. Il primo è apparso l’altra sera al Cairo sul sito in inglese dei Fratelli musulmani, il movimento integralista da cui è nata anche Hamas. Il sottotitolo dice già tutto: «La prossima intifada potrebbe vedere il popolo palestinese lottare non solo contro Israele ma anche contro l’Autorità Palestinese». Il secondo è un commento apparso questa mattina sul sito di Maan, agenzia indipendente palestinese che – vale la pena sottolinearlo – ha sede a Betlemme. Porta la firma del caporedattore Nasser Laham e anche qui il titolo parla da solo: «È il momento sbagliato per una nuova intifada». Infine segnaliamo il commento pubblicato questa settimana sulla sua newsletter Bitterlemons da Yossi Alpher, uno degli analisti israeliani più letti negli ambienti diplomatici. Sul piano Fayyad scrive: «Non è facile per me israeliano incoraggiare il mondo a ratificare una soluzione unilaterale palestinese, ma oggi è l’opzione migliore». Parole interessanti che confermano quanto oggi Ramallah sia forte da un punto di vista delle relazioni internazionali. Un patrimonio che, però, svanirebbe in un attimo con un’intifada violenta cavalcata da Hamas.

Clicca qui per leggere l’articolo apparso sul sito inglese dei Fratelli musulmani al Cairo

Clicca qui
per leggere il commento del caporedattore dell’agenzia palestinese
Maan

Clicca qui
per leggere l’articolo di Yossi Alpher su bitterlemons.org

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