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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

La Spianata rovente

30/10/2009  |  Milano
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È arrivato un altro fine settimana e si guarda ancora con preoccupazione alla Spianata delle Moschee e al Muro del Pianto. Sette giorni fa ci sono stati nuovi scontri, che puntualmente hanno fatto capolino nei nostri tg. Ma che cosa sta succedendo davvero? L'impressione è che non si percepisca quanto a Gerusalemme in questi ultimi tempi si stia scherzando col fuoco. Scontiamo il problema di un Medio Oriente raccontato sempre e solo in chiave politica, senza capire che l'elemento religioso non è un mero fatto di colore.


È arrivato un altro fine settimana e si guarda ancora con preoccupazione alla Spianata delle Moschee e al Muro del Pianto. Sette giorni fa ci sono stati nuovi scontri, che puntualmente hanno fatto capolino nei nostri tg. Ma che cosa sta succedendo davvero?

Personalmente sono molto preoccupato, perché ho l’impressione che non ci sia la percezione di quanto a Gerusalemme in questi ultimi tempi si stia scherzando col fuoco. Scontiamo il problema di un Medio Oriente raccontato sempre e solo in chiave politica, senza capire che l’elemento religioso non è un mero fatto di colore, ma qualcosa che ha a che fare con l’essenza profonda di questa città. E allora la notizia davvero preoccupante è che i due luoghi simbolo per ebrei e musulmani, il Muro occidentale (o Muro del Pianto) e la Spianata delle Moschee (che poi alla fine sono un luogo solo, essendo collocati uno sopra l’altro) stanno cadendo sempre di più ostaggio degli estremisti. Uso non a caso il plurale. Perché questa vicenda si capisce davvero solo se si accetta che i fondamentalismi religiosi in campo sono due e non uno solo. E se si ha il coraggio di metterli davvero sullo stesso piano. Ma non è assolutamente quello che sta succedendo nell’opinione pubblica generale.

La lettura prevalente è che Hamas stia soffiando sul fuoco scegliendo il «solito pretesto» di al Aqsa. E Abu Mazen, per evitare nuove figuracce come quella sul rapporto Goldstone, gli stia andando dietro. Intanto questa lettura – come al solito – parte dal presupposto che Hamas sia la radice di tutti i mali. Peccato, però, che a guidare la protesta sia il Movimento islamico dello sheikh Raed Salah, che è un movimento cresciuto autonomamente tra gli arabi israeliani, e non a Gaza (lo spiegavamo in questo post già alcune settimane fa). Ma il problema vero di questa lettura è l’idea secondo cui le preoccupazioni islamiche sulla Spianata sarebbero solo un pretesto, perché in realtà da parte ebraica non starebbe succedendo nulla. «Lo sanno tutti che c’è un decreto dell’halakà, la legge religiosa ebraica, che proibisce a un ebreo di entrare là sopra…».

Solo chi non vuol vedere la realtà oggi può accontentarsi di una spiegazione del genere. Perché basta aprire in un giorno qualsiasi Arutz Sheva, l’agenzia legata alla destra religiosa, per leggere notizie in cui si invitano gli ebrei a «riappropriarsi» del Monte del Tempio. E Arutz Sheva non è l’espressione di un gruppetto di esagitati, ma il giornale di riferimento di una parte della maggioranza che alla Knesset sostiene Netanyahu. Stiamo esagerando? Ci limitiamo a due delle tante notizie pubblicate in questi ultimi giorni e che chiamano in causa non questo o quel rabbino estremista, ma organi di governo. La prima è il disegno – elaborato dall’Israel Antiquities Authority – che parla di una nuova campagna di scavi da avviare sotto la superficie di quello che è oggi il piazzale del Muro del Pianto. La seconda è la presa di posizione di un alto funzionario del ministero dell’Educazione secondo cui il dicastero è disposto a finanziare visite scolastiche sulla Spianata, per riaffermare l’identità ebraica di questo luogo. Perché notizie del genere, che non possono non suonare come una provocazione alle orecchie dei musulmani di Gerusalemme, passano via inosservate? Salvo poi stupirsi quando un estremista – come è davvero lo sheikh Raed Salah – diventa un leader riconosciuto.

Ma c’è di più. Perché l’idea di «riprendersi» la Spianata sta facendo capolino anche in ambienti assolutamente insospettabili. Un altro articolo passato sotto silenzio in questi giorni è stato quello di Robert Eisenman sul Jerusalem Post. Qui vale la pena di partire da due parole sull’autore, che decisamente le merita. Perché Eisenman è, in un certo senso, «il nonno di Dan Brown»: membro del team di archeologi che studiavano i rotoli di Qumran, all’inizio degli anni Novanta diede avvio a quel filone letterario che mischia molto bene l’archeologia con le pubbliche relazioni. La tesi secondo cui i rotoli di Qumran conterrebbero verità che rivoluzionerebbero il cristianesimo è sua ed è al centro del volume di successo: Il mistero del Mar Morto. I rotoli di Qumran dalla scoperta all’intrigo. Dove il colpevole di questo intrigo (un po’ come il classico maggiordomo) è ovviamente il Vaticano che bloccherebbe le ricerche su Qumran. Bene: dopo gli scontri intorno ad al Aqsa il grande Eisenman sente il bisogno di intervenire. E per dire che cosa? Che è inutile perdere tempo sui resti del tempio di Erode (tanto più che era empio e amico dei romani…): Israele deve invece costruire un Tempio nuovo, monumentale, «per non continuare a piangere sul passato ma dare un simbolo positivo dell’ebraismo alle giovani generazioni». «Siamo già in ritardo di quarant’anni», spiega Eisenman. Non lo dice un colono fanatico asserragliato in un insediamento. Lo dice un paladino della «libera ricerca», che ha venduto milioni di copie dei suoi libri ed è vezzeggiato dai media di mezzo mondo.

Davvero quanto sta succedendo è tutta colpa dei musulmani? Ancora una volta è solo Haaretz a dire una parola di ragionevolezza nell’editoriale dedicato agli scontri di una settimana fa: ci troviamo di fronte a un vulcano pronto a esplodere, con il governo israeliano stretto tra l’incudine di chi vuole rafforzare la presa ebraica sul Monte del Tempio e il martello del mondo musulmano, pronto a resistere. «In una situazione del genere – scrive Haaretz – il successo non si giudica sulle prove di forza, ma sulla capacità di comprendere le ragioni di tutti». È la sfida vera che questo ottobre caldissimo tra il Muro e la Spianata dovrebbe davvero riportare all’attenzione di tutti.

Clicca qui per leggere l’articolo di Arutz Sheva con il disegno degli scavi sotto il Muro del Pianto

Clicca qui per leggere l’articolo di Arutz Sheva sulle visite delle scuole al Monte del Tempio

Clicca qui
per leggere l’articolo di Robert Eisenman sul Jerusalem Post

Clicca qui
per leggere l’editoriale di Haaretz

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