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Gaza ieri e oggi

29/12/2008  |  Milano
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Gaza ieri e oggi
Colonne di fumo salgono da Gaza bombardata dall'aviazione israeliana il 27 dicembre scorso.

Non era affatto difficile prevedere che le nuvole che si addensavano su Gaza avrebbero scaricato presto la loro pioggia di morte e di dolore. E allora - di fronte alle cronache di queste ore, che ripetono un copione troppe volte già visto - vale la pena di soffermarsi su alcuni articoli della stampa araba che ci aiutano ad andare un po' al di là della mera catena di azioni e reazioni tra Hamas e Israele.


Non era affatto difficile prevedere che le nuvole che si addensavano su Gaza avrebbero scaricato presto la loro pioggia di morte e di dolore. E allora – di fronte alle cronache di queste ore, che ripetono un copione troppe volte già visto – vale la pena di soffermarsi su alcuni articoli della stampa araba che ci aiutano ad andare un po’ al di là della mera catena di azioni e reazioni tra Hamas e Israele.

Il primo è un brano di un libro scritto da un autore di Gaza, Ramzy Baroud, e rilanciato qualche giorno fa dal sito palestinese Amin. Si intitola «Quello che non vi raccontano mai su Gaza» ed è interessante per lo sguardo che offre sulla storia di questa città. Sappiamo tutto del lato umanitario di questa tragedia, del milione e mezzo di abitanti che vivono in poco più di 360 chilometri quadrati, dei lanci di missili Qassam, delle parate di Hamas. Ma quanti – ad esempio – sanno che Gaza era la grande città del racconto biblico di Sansone? Quanti sanno che intorno a questo crocevia verso l’Egitto si sono date battaglia legioni di conquistatori? Quanti sanno che – nel primo millennio – questo è stato un luogo spirituale importante prima per il cristianesimo e poi anche per l’islam? Gaza non è un buco nero, come troppe volte oggi abbiamo la tentazione di pensare. Non è un groviglio di problemi praticamente irrisolvibili. È una città con una storia. Forse un modo per provare ad andare oltre la sensazione di impotenza che ci assale tutti di fronte a notizie come quelle di queste ore, potrebbe essere cercare di ricostruirla.

Non sarebbe uno sfizio. Perché in Medio Oriente la storia parla solo fino a un certo punto al passato. Ce lo conferma anche un secondo articolo che rilanciamo, questa volta dal settimanale egiziano Al-Ahram. È un commento di un’analista di studi strategici. E prende spunto dalle manifestazioni tenutesi alcuni giorni fa davanti all’ambasciata egiziana a Teheran per chiedere l’apertura incondizionata del valico di Rafah, quello che collega Gaza appunto con l’Egitto. Si potrebbe liquidare il tutto come l’ennesima trovata del presidente Ahmadinejad. E invece – come spiega bene questo articolo – è fondamentale andare un po’ più in là e capire che c’è una rivalità storica tra il Cairo e Teheran. In questa prospettiva diventa più chiaro anche il doppio volto del presidente iraniano. Che gioca ad alzare il livello dello scontro con Israele, ma nello stesso tempo – come non manca di sottolineare Al Ahram Weekly – si guarda bene dal farlo in Iraq ed Afghanistan, geograficamente troppo vicini a Teheran. Ancora una volta, dunque, i giochi della politica araba si fanno sulla pelle dei palestinesi.

Palestinesi che – peraltro – ci mettono anche del loro. Lo sottolinea Elias Harfoush nel terzo articolo che rilanciamo, apparso sul quotidiano arabo Al Hayat e rilanciato dal sito palestinese Miftah. Un articolo che sottolinea un dato di fatto: finché si continuerà a ragionare su Gaza solo sotto il profilo della tragedia umanitaria non si arriverà mai ad alcuna soluzione. Il grande fallimento di Hamas è proprio quello di non aver dimostrato in questo anno e mezzo di governo alcuna capacità politica. Ha avuto tra le mani carte importanti sia per arrivare a una sorta di riconoscimento «di fatto» da parte di Israele, sia per trattare con Fatah da posizioni di forza nel complesso gioco dei rapporti tra le fazioni palestinesi. In entrambi i casi Hamas ha preferito non giocarle. Forse – come vuole Abu Mazen e come nelle prossime settimane l’Egitto cercherà di far digerire a tutte le fazioni – è davvero giunto il momento che anche ai palestinesi sia data la possibilità di dire nuovamente la loro, con un ricorso alle urne non solo per l’elezione del nuovo presidente, ma anche per il Parlamento palestinese.

Clicca qui per leggere l’articolo di Ramzy Baroud su Amin

Clicca qui per leggere l’articolo di Al Ahram Weekly

Clicca qui per leggere l’articolo di Elias Harfoush pubblicato su Al-Hayat

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