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La Santa Sede (e non solo) ai 138 dotti musulmani

07/12/2007  |  Milano
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La Santa Sede (e non solo) ai 138 dotti musulmani
Istanbul, 30 novembre 2006. Benedetto XVI in preghiera nella Moschea blu.

Il 29 novembre scorso Papa Ratzinger, tramite il segretario di Stato card. Tarcisio Bertone, ha risposto al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, tra i promotori della lettera inviata ai maggiori leader cristiani il 13 ottobre scorso da 138 dotti musulmani. Benedetto XVI ha invitato il principe a fargli visita in Vaticano insieme a una delegazione di sua scelta. Nei giorni precedenti anche un'altra risposta si era aggiunta alle voci dei cristiani che hanno accolto la provocazione al dialogo: viene dalla facoltà di Teologia dell'Universitù di Yale (Stati Uniti) e vi hanno aderito numerosi studiosi, teologi e pastori di vari Paesi.


(d.c.) – A Colonia, nel 2005, il neoeletto Benedetto XVI definì il dialogo tra cristiani e islamici come «una necessità vitale, dalla quale dipende, in larga misura, il nostro futuro». Che l’ultimo biennio abbia visto il concretizzarsi di tale auspicio è facilmente verificabile, se si considera la qualità e il numero degli interlocutori che hanno raccolto in campo cristiano e musulmano la sfida di un dialogo autentico (e dunque complesso) tra le due grandi religioni monoteistiche. L’ultima tappa in ordine cronologico è l’invito formulato il 29 novembre scorso da Papa Ratzinger al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal per un incontro in Vaticano tra il pontefice e una delegazione scelta dal principe.

Ghazi bin Muhammad bin Talal è tra i principali firmatari della lettera scritta al pontefice e ai principali rappresentanti delle confessioni cristiane da 138 personalità accademiche, religiose e politiche musulmane per evidenziare la necessità di una maggior comprensione tra le due fedi più praticate al mondo, entrambe dipendenti, come dice il documento, dal duplice comandamento divino dell’amore verso (l’unico) Dio e il prossimo.

Tale missiva, come è noto, ha la particolarità di aver racchiuso in un’unica proposta di dialogo nata sotto l’egida della casa reale di Giordania esponenti autorevoli delle correnti più disparate del variegato universo musulmano. L’invito di Ratzinger rappresenta così il sincero apprezzamento della Chiesa cattolica per la bontà e la concretezza dell’iniziativa nata in ambito musulmano. Tramite il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, il Papa ha peraltro proposto al principe anche una riunione di tra esperti del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e di alcuni atenei pontifici ed accademici musulmani.

In ambito cristiano, quella di Ratzinger non è stata né l’unica né la prima delle risposte ai 138. Tra le più recenti va segnalata un’iniziativa nata in seno alla Yale Divinity School in ottobre e maturata il 18 novembre scorso, quando un folto gruppo di almeno 300 personalità religiose e accademiche appartenenti a varie confessioni cristiane (tra i firmatari sette vescovi episcopaliani, e, tra i cattolici, il vicario apostolico del Kuwait, mons. Camillo Ballin) ha pubblicato a tutta pagina sul New York Times un documento in risposta alla lettera dei leader musulmani, che non ha mancato di suscitare polemiche a tutti i livelli, soprattutto negli Stati Uniti. Il motivo? La lettera in questione, oltre ad avallare pienamente i contenuti della missiva dei 138 e ad auspicare nel futuro una collaborazione per la pace tra i principali esponenti politici dell’Occidente cristiano e del panorama musulmano, esprime proprio nel suo esordio una decisa richiesta di perdono ai musulmani per i crimini commessi dai cristiani nei confronti delle popolazioni islamiche tanto nel passato (segnatamente durante le crociate), quanto nel presente, nella cosiddetta Guerra al terrore.

Il tono del documento è molto rispettoso ed esprime auspici di ampio respiro richiamandosi a brani della lettera dei 138. Nel volgere lo sguardo al futuro dice tra l’altro: «La vostra coraggiosa lettera esorta: "Che questo terreno comune – il duplice terreno comune dell’amore di Dio e del prossimo – sia la base di ogni futuro dialogo interreligioso fra di noi". In effetti, proprio nella generosità con cui la lettera stessa è scritta, voi date forma concreta a ciò che auspicate. E noi vi aderiamo di tutto cuore. Messo da parte ogni "odio e contesa", dobbiamo impegnarci nel dialogo interreligioso con l’animo di chi cerca il bene l’uno dell’altro, come l’Unico Dio vuole incessantemente il bene nostro. Siamo veramente convinti che con voi abbiamo bisogno di andare oltre "un garbato dialogo tra leader religiosi selezionati" e lavorare diligentemente insieme per riplasmare le relazioni tra le nostre comunità e le nostre nazioni, così che possano riflettere in modo genuino il nostro comune amore per Dio e fra gli uni e gli altri».

È possibile leggere il testo integrale in lingua inglese di questa lettera nel sito web della facoltà di Teologia dell’Università di Yale, in cui vengono dati ulteriori ragguagli sull’iniziativa e sugli autori materiali del documento.

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