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San Francesco inserito nel suo mondo

Terrasanta.net
29 settembre 2026
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San Francesco inserito nel suo mondo

In questo nuovo saggio edito da il Mulino, lo storico e medievista Antonio Musarra ricolloca Francesco d'Assisi dentro il suo tempo, rifuggendo dalle scorciatoie e dai cortocircuiti interpretativi delle biografie e agiografie.


Ci sono libri su Francesco d’Assisi pensati per edificare e altri pensati per aiutare a capire. Il mondo secondo Francesco d’Assisi di Antonio Musarra appartiene senza esitazioni alla seconda famiglia. L’autore, medievista alla Sapienza Università di Roma e tra i più solidi studiosi italiani delle crociate e dell’Oriente latino, non cerca il «vero» Francesco dietro le sue immagini, ma prova a ricostruire il mondo che Francesco abitava e, insieme, quello che percepiva. Lo dice con nettezza: a interessarlo è « non solo Francesco, ma Francesco in rapporto al suo mondo», ovvero «il modo in cui Francesco leggeva il mondo». Francesco, dunque, non come figura isolata ma collocata nel suo contesto. Nel titolo sta la chiave del libro.

Da questa premessa discende una scelta di metodo tutt’altro che scontata. Musarra impernia il racconto sugli scritti di Francesco (il Testamentum, le due Regole, le lettere, le Admonitiones, le lodi), collocandoli nel loro contesto, e relega le legendae bio-agiografiche al ruolo di apparati orientati, preziosi ma da sorvegliare.

In che senso, per l’autore, la biografia, le biografie rappresentano un rischio? Lo dice bene in questo passaggio: «Quando la vita di Francesco diventa il principio ordinatore di tutto, il rischio è di piegare il contesto alle esigenze del racconto, di leggere le strutture – culturali, economiche, politiche – come semplici comparse funzionali allo sviluppo d’un destino eccezionale. Così facendo, ciò che dovrebbe spiegare finisce per essere spiegato. La biografia tende, allora, a produrre un’illusione d’evidenza: sembra chiarire, mentre in realtà seleziona» (p. 16).

Due tratti vanno segnalati al lettore: il volume è privo di note nel testo e di indice dei nomi, per esplicita volontà dell’autore, che lo vuole «attraversato per intero». Una cifra, più che un difetto, anche se chi vorrà risalire ai riferimenti dovrà accontentarsi degli orientamenti bibliografici finali. D’altronde, già nell’introduzione Musarra esprime la propria gratitudine a un lungo elenco di nomi e cognomi. Sono coloro dai quali ha appreso di più, conversando o leggendone gli scritti.

I quattordici capitoli del libro sono incorniciati da due prose personali: l’arrivo a piedi ad Assisi e un lungo attraversamento dei luoghi francescani, dal Sacro Convento a San Rufino, dalle Carceri a San Damiano fino alla Porziuncola. Non è un ornamento, è il metodo fatto racconto. Lo storico entra nella città come in una soglia e da lì decide di non addomesticare il suo protagonista.

Il cuore del volume sta nella sintesi finale: Il mio Francesco. Musarra legge Francesco lungo un unico arco di abbassamento. Entro questo movimento kenotico l’eucaristia vi occupa il posto centrale, come misura viva della fede e della minorità. La Verna e le stigmate vengono sottratte alla retorica del sigillo trionfale e rilette come « notte oscura», non assenza di Dio ma spoliazione che espone senza consolare.

Il libro si chiude con un affondo: Francesco non ambì mai ad essere «alter Christus». Pensava in termini di sequela, non di imitatio né di conformitas; la celebre formula è costruzione posteriore, che va dagli Actus beati Francisci a Ubertino da Casale fino al De conformitate di Bartolomeo da Pisa. La forza del santo di Assisi, scrive Musarra, sta nel rimanere ostinatamente minor.

Veniamo al capitolo – il nono – dedicato a Damietta e all’incontro – desiderato o fortuito? – con il sultano al-Malik al-Kamil, nell’estate del 1219. Qui Musarra procede in dichiarata controtendenza. La lettura oggi dominante, che nell’ottocentenario del 2019 ha avuto larga circolazione, vede in quell’incontro l’anticipazione di un dialogo tra cristianesimo e islam. L’autore la giudica «figlia del nostro tempo», e ne ricostruisce con rigore il contesto: la quinta crociata, la costituzione Ad liberandam del Quarto concilio Lateranense (1215), la crociata come impresa comune dell’intera cristianità. Ne conclude che Francesco non portò al sultano una proposta di pace, né un tentativo di fermare il conflitto, ma un’istanza di conversione; e che il suo gesto fu «consustanziale alla crociata», di cui egli avrebbe incarnato l’ideale meglio di chiunque altro. Non un’alternativa alla crociata, dunque, ma «la sua forma più coerente».

È una ricostruzione lucida e documentata, e va accolta come un salutare antidoto agli anacronismi. Restano sullo sfondo le pagine sulla Terra Santa in senso stretto: la questione se Francesco abbia poi visitato i Luoghi Santi, affidata a testimonianze tarde e incerte, e l’unica menzione del Sepolcro nei suoi scritti. Musarra le tratta con la prudenza del filologo, senza concedere nulla alla devozione.

Il mondo secondo Francesco d’Assisi è un libro esigente, a tratti austero, che chiede al lettore di rinunciare alle scorciatoie. Proprio per questo merita una lettura attenta: restituisce a Francesco la sua complessità storica e a noi la responsabilità di non ridurlo a un’immagine rassicurante. (g.s.)


Antonio Musarra
Il mondo secondo Francesco d’Assisi
il Mulino, 2026
pp. 416 – 24,00 euro

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