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Israeliani e palestinesi, la guerra al cinema

Eleonora Prandi
7 febbraio 2024
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Israeliani e palestinesi, la guerra al cinema

Registi e produttori hanno trovato abbondanti fonti di ispirazione nel conflitto israelo-palestinese. Molteplici i punti di vista e le prospettive. Ecco alcune delle opere più interessanti prodotte in questo primo quarto di secolo.


Dal 7 ottobre 2023, nel tentativo di fornire un contesto alla guerra attuale, in molti si sono chiesti quali film e documentari poter suggerire per esplorare meglio le diverse dimensioni del conflitto israelo-palestinese. Capire quello che sta accadendo non è del tutto semplice, prevedere scenari futuri ancora più complicato. Grazie ad alcuni film e serie tivù sul tema (disponibili sulle varie piattaforme streaming) possiamo tentare di aprire qualche squarcio di riflessione e soprattutto, una volta di più, cogliere l’assurdità della guerra in corso (e delle guerre in generale).

Tra le numerose disponibili, abbiamo scelto alcune pellicole e serie tivù che riteniamo significative, con l’intento di rappresentare il più possibile i vari punti di vista.

Paradise Now  (2005)

Film del 2005, diretto dal palestinese Hany Abu-Assad, vede come protagonisti due amici palestinesi, Said (interpretato da Kais Nashif) e Khaled (interpretato da Ali Suliman), reclutati per compiere attacchi suicidi a Tel Aviv. Il film ci porta dentro i loro ultimi giorni prima del sacrificio supremo. Insignito di numerosi premi internazionali e candidato agli Oscar come miglior film straniero, offre uno sguardo sulle motivazioni religiose (e sul fanatismo) degli attentatori suicidi e sul clima di disperazione che pervade il popolo palestinese.

Valzer con Bashir  (2008)

Realizzato dall’israeliano Ari Forman, quest’opera d’animazione semi-autobiografica, visivamente straordinaria, rappresenta un viaggio memorabile e doloroso nel passato. Al centro della trama è l’eccidio di Sabra e Shatila, in Libano. Ari, un ex soldato dell’esercito israeliano, cerca di ricordare gli eventi accaduti durante quei tragici giorni, al tempo del suo servizio militare. L’opera si svolge tra passato e presente, offrendo uno sguardo coinvolgente e impegnato sulle conseguenze della guerra. Il film è stato candidato agli Oscar 2009 come miglior film straniero e vincitore del Golden Globe.

Il giardino di limoni  (2008)

Diretto dal regista Eran Riklis, racconta il confronto legale tra la vedova palestinese Salma (interpretata da Hiam Abbass) e il vicino di casa – che è il ministro della Difesa israeliano (Doron Tavory) –, riguardante il possesso di una limonaia situata in una zona al confine tra Israele e Cisgiordania. Mentre Salma vive di quei limoni, il politico intende costruire la sua nuova villa e ritiene che il giardino costituisca una minaccia per la sua sicurezza.
Il film, raccontando un fatto apparentemente marginale, riesce a illuminare una problematica ben più ampia. Al centro della storia non si trova tanto il concetto di bene e proprietà, quanto piuttosto quello di memoria, eredità e legame personale con la patria e le proprie origini.

Lebanon  (2009)

Diretto da Samuel Maoz e vincitore del Leone d’Oro alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Lebanon si afferma come uno dei più significativi war movie del XXI secolo. Ambientato interamente all’interno di un carro armato durante la prima guerra del Libano (1982) il film ci ricorda che ogni guerra, incluso il conflitto israelo-palestinese, costringe le persone a diventare carne da cannone, dando spazio alla parte più oscura della loro anima. Maoz mette in scena un racconto sulle responsabilità dei potenti nelle tragedie del nostro tempo e sulla condizione dei soldati mandati a combattere in quel particolare angolo di mondo.

The Settlers  (2016)

Il documentario, realizzato dal regista Shimon Dotan pone lo spettatore di fronte a una domanda semplice: cos’è un colono? Dotan prende il 1967 come punto di inizio per l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania (cioè nei Territori occupati). Nell’opera vengono incorporati filmati d’archivio e interviste con attivisti e accademici israeliani, ma focus del film rimangono le interviste con i coloni nella Cisgiordania occupata, la loro provenienza, le loro attese, la loro visione della vita, il loro rapporto con la terra. Il film getta una luce su una componente della società israeliana oggi più che mai coinvolta nel conflitto israelo-palestinese.

Gaza  (2019)

Realizzata dal fotografo Andrew McConnell e dal documentarista Garry Keane, quest’opera offre uno sguardo sulla vita dei civili a Gaza. La quotidianità nella Striscia, diventata una prigione a cielo aperto dal 2007, è presentata attraverso storie di uomini e donne anziché attraverso il contesto politico. Il documentario mette in evidenza la diffusa povertà, presentando personaggi come Ahmed, un ragazzo che vive in un campo profughi o, ancora, un sarto che cerca di gestire un’attività con solo quattro ore di elettricità al giorno per alimentare le sue macchine; un medico stanco che cura i giovani feriti in scontri e manifestazioni. Un film cupo, che denuncia le sofferenze di popolo che vive un doppio assedio, quello israeliano (militare) e quello di Hamas (politico).

Farha  (2021)

Primo lavoro della regista giordana Darin Sallamm, la pellicola s’incentra sulle esperienze di una ragazza di 14 anni, relegata dal padre in un magazzino durante gli eventi della nakba, il termine arabo che fa riferimento alla fuga di circa 700mila palestinesi in seguito alla guerra del 1947-48. Quando i soldati israeliani raggiungono il villaggio, Farha è testimone dell’atroce omicidio di un’intera famiglia, attraverso una fessura nella porta della dispensa. Il film ha ricevuto riconoscimenti in vari festival cinematografici internazionali.

Fauda  (serie tivù, 2015-2022)

Fauda significa caos, disordine. Costruita come un dramma poliziesco, la storia segue le operazioni di un’unità d’élite dello Shin Bet, impegnata principalmente in attività antiterrorismo in Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza. La serie esplora in maniera realistica il conflitto israelo-palestinese, evidenziando le sfumature e le implicazioni umane e morali dei personaggi coinvolti nelle operazioni militari. La serie, i cui nuovi episodi sono ancora in fase di lavorazione, è stata interrotta durante le riprese dell’ultima stagione a causa dell’escalation del conflitto dopo il 7 ottobre 2023.

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