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Pressing sui talebani per salvare le afghane

Manuela Borraccino
8 settembre 2023
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Proteste dopo il blocco a Kabul di 100 studentesse attese con borse di studio a Dubai a fine agosto. «Per aiutare le afgane le agenzie umanitarie non devono abbandonare il paese per protesta contro i talebani ma lavorare per lo sviluppo in cambio della partecipazione pubblica delle donne» dice la giurista Roya Rahmani.


Human Rights Watch e Amnesty International riaccendono i riflettori sulle gravissime violazioni dei Talebani sul versante dei diritti umani, in particolare il diritto all’istruzione, dopo che lo scorso 23 agosto le autorità afghane hanno bloccato all’aeroporto di Kabul un centinaio di studentesse universitarie titolari di borse di studio negli Emirati Arabi Uniti. «La comunità internazionale deve esercitare molte più pressioni sui talebani per porre fine alle loro violazioni dei diritti umani delle donne» ha dichiarato l’organizzazione Human Rights Watch, che da un anno e mezzo guida una campagna contro il divieto di istruzione superiore per le bambine dai 12 anni in su. Anche i 57 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, si legge sulla testata digitale University World News, hanno duramente attaccato i talebani per le loro politiche contro le donne. Persino l’Iran e il Pakistan, negli ultimi due anni, hanno a più riprese criticato le autorità del Paese confinante per l’esclusione delle donne dalla vita pubblica.

Solo tre studentesse su 100 arrivate a Dubai

«Non trovo le parole per esprimere il mio disappunto dopo molti mesi di lavoro per le iscrizioni universitarie, l’alloggio, i trasporti, l’assicurazione medica di fronte alla impossibilità per queste studentesse di raggiungere Dubai a causa dell’interferenza talebana» ha dichiarato via Twitter (il social ora ribattezzato X) l’imprenditore Khalaf Ahman Al Habtoor, filantropo che aveva offerto le borse di studio dopo un’attenta selezione da parte dell’Università di Dubai, alla quale erano pervenute molte migliaia di richieste. «Sono arrivate solo tre studentesse su cento. Le autorità afghane hanno impedito la loro partenza senza alcuna giustificazione. Chiediamo che venga loro permesso di partire il prima possibile» ha aggiunto. Poche ore dopo il tweet di Al Habtoor sono diventate virali sui social media alcune immagini sfocate scattate clandestinamente delle studentesse bloccate all’aeroporto di Kabul dai talebani, nonostante fossero state ciascuna accompagnata dal loro mahram, il guardiano.

Roya Rahmani: «Non lavorate con i talebani ma intorno a loro»

Come aiutare le afghane, abbandonate a loro sé stesse in quello che è il peggior posto al mondo in cui nascere donna? «Non lavorate con i talebani, lavorate intorno a loro» sintetizza su Foreign Affairs la giurista Roya Rahmani, oggi presidente dello studio di consulenza per lo sviluppo Delfos International e prima ambasciatrice donna afghana negli Stati Uniti dal 2018 al 2021. «Dopo che i talebani hanno escluso le donne dalla maggior parte dei luoghi di lavoro esterni alla casa – scrive – alcune agenzie umanitarie hanno ridotto le loro attività e minacciato di ritirarsi del tutto dal Paese, sulla base dell’assunto che continuare a lavorare in Afghanistan vorrebbe dire sostenere le politiche dei talebani. Ma lasciare l’Afghanistan in segno di difesa delle donne, in realtà colpisce le donne prima di tutto».

«Non assistenzialismo ma progetti per lo sviluppo»

La chiave è quella di puntare non tanto sull’assistenzialismo che può creare dipendenza in un popolo stremato dalla fame, ma su interventi con le comunità locali di assistenza allo sviluppo sostenibile. «Invece di limitarsi a punire il regime di Kabul – scrive la diplomatica – i governi occidentali dovrebbero puntare a bypassare le autorità il più possibile per migliorare le vite degli afghani. Per far questo occorre ricollegare l’economia afghana ai mercati internazionali, incoraggiare gli investitori privati a tornare e gestire la transizione dagli aiuti umanitari d’emergenza agli interventi per lo sviluppo a lungo termine. Questo può sembrare un regalo ai talebani ma in realtà apre dei varchi di progresso economico che loro non controllano».

«Capitale umano per la fine della povertà»

La giurista cita molti esempi e molte piste concrete di azione, a cominciare dal suggerimento che siano istituzioni internazionali come la Banca mondiale e la Banca asiatica di sviluppo a gestire rapporti diretti sia con la Banca centrale afghana sia con investitori privati in particolare nei settori del commercio, dell’energia, delle infrastrutture per i trasporti e le reti digitali. «Lo sviluppo economico d’altra parte va molto al di là dell’attrarre capitali e costruire infrastrutture: è prioritario investire sul capitale umano per far uscire le persone dalla povertà. Per questo l’istruzione e la circolazione di materiale educativo che contrasti l’indottrinamento dei talebani sono cruciali» rimarca.

Oltre 120mila bambini venduti in sette mesi come schiavi

Oggi, sottolinea Roya Rahmani, la maggior parte dei bambini e soprattutto delle bambine afghane non può andare a scuola. Secondo Save the Children nei soli primi sette mesi dopo la presa del potere dei talebani nell’agosto 2021 almeno 121mila bambini sono stati venduti dalle famiglie come schiavi, come spose bambine o per il traffico di organi per sopravvivere alla miseria. Ma anche questo turpe commercio può essere fermato se le madri afghane non sono più sole. «I governi occidentali – osserva Rahmani – non possono aspettarsi che i talebani vadano incontro alle loro richieste. Ma possono fare in modo che siano le donne a distribuire gli aiuti umanitari ad altre donne: i talebani hanno già accettato che questo avvenga, ad esempio con le vedove, negli ambulatori di ostetricia e ginecologia o con gli aiuti ai neonati. In generale, il coinvolgimento delle donne deve esser cercato a tutti i livelli: se le agenzie internazionali esigessero la presenza di donne nella forza lavoro il valore delle ragazze aumenterebbe e diminuirebbero gli incentivi a venderle». I talebani, chiosa la studiosa, non rispetteranno mai le donne o i diritti umani. L’Occidente deve concentrarsi sulla popolazione afghana: violenza e oscurantismo possono esser vinti solo da un esercito di insegnanti e dall’aumento delle donne nel mondo del lavoro.

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