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Tunisia, appello di Amnesty per Chaima e compagni

Manuela Borraccino
29 maggio 2023
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A tre mesi dall’arresto di 21 attivisti per i diritti umani in Tunisia – tra i quali la scrittrice Chaima Issa, prima donna a venire incarcerata per reati di opinione – crescono le pressioni internazionali contro il giro di vite del presidente Kais Saied.


Appello di Amnesty International per la liberazione in Tunisia dei due esponenti dell’opposizione riunita nella coalizione del Fronte di salvezza nazionale, la scrittrice e giornalista 43enne Chaima Issa, il co-fondatore (con lei) del movimento Cittadini contro il colpo di Stato Jaouhar Ben Mbarek e del fondatore del centro studi Joussour (“Ponti) Khayam Turki, accusati di «cospirare contro lo Stato». Chaima Issa è stata la prima donna a venire arrestata per reati d’opinione lo scorso 22 febbraio, nell’ambito della deriva autoritaria intrapresa dal presidente tunisino Kais Saied contro chiunque sfidi il suo regime.

«Accuse infondate» di terrorismo ed eversione

Dallo scorso febbraio, si legge in un comunicato dell’organismo internazionale per i diritti umani, «le autorità tunisine hanno avviato procedimenti penali contro almeno 21 persone fra attivisti dell’opposizione, avvocati e imprenditori con accuse infondate di cospirazione. Fra di loro le autorità hanno arrestato almeno 10 persone fra le quali gli esponenti dell’opposizione Chaima Issa e Jaouhar Ben Mbarek ed il politico Khayam Turki. Il tribunale tunisino anti-terrorismo li ha messi sotto inchiesta per dieci capi d’imputazione, incluso l’articolo 72 del Codice penale che prevede la pena di morte per chi tenti di “cambiare la natura dello Stato”. Facciamo appello alle autorità tunisine perché ritirino le accuse contro queste persone e le liberino immediatamente, visto che sono state arrestate per aver esercitato i loro diritti umani» con proteste pacifiche.

«Arresti che violano la libertà di espressione»

L’organizzazione umanitaria ricorda altresì che sui tre oppositori menzionati pende una dozzina di capi di imputazione afferenti ad una Legge anti-terrorismo del 2015, che prevede una pena di vent’anni di carcere per chi «forma un’organizzazione terroristica», secondo i capi d’accusa pubblicati online e recepiti dai difensori degli attivisti. «Nessuno dei tre – si legge nel comunicato – è mai stato coinvolto in atti afferenti a crimini identificabili secondo il diritto internazionale, e le accuse contro di loro sono pertanto infondate». Tutti e tre sono stati indagati sulle reciproche relazioni e sui rapporti con diplomatici stranieri, sugli incontri svolti insieme e sui messaggi che hanno diffuso sulla situazione politica in Tunisia. Nessuno di loro ha potuto incontrare gli avvocati nelle prime 48 ore dell’arresto. I loro arresti e queste inchieste, chiosa Amnesty International, violano il Patto internazionale sui diritti civili e politici (trattato dell’Onu adottato nel 1966 ed entrato in vigore nel 1976) che la Tunisia ha ratificato e che tutela il diritto alla libertà d’espressione, così come alla libertà di associazione e di manifestazione pacifica.

Chaima Issa, simbolo della Rivoluzione del 2011

Sociologa e tra le protagoniste della Rivoluzione dei gelsomini del 2011, attivista per i diritti delle donne, Chaima Issa è attualmente detenuta nella prigione femminile di Manouba a Tunisi. Contro di lei è stata avviata anche un’altra inchiesta dalla Corte marziale tunisina per un’intervista critica contro il presidente Saied che l’attivista aveva rilasciato alla radio Ifm lo scorso 22 dicembre 2022 nella quale aveva detto: «Sono sicura che l’esercito non rimarrà a braccia conserte a guardare» mentre nel Paese viene instaurata una dittatura. Secondo il diritto umanitario internazionale, ricorda Amnesty, i civili non dovrebbero mai esser processati da tribunali militari e la Corte marziale tunisina non ha indipendenza dal potere politico, né giurisdizione sul caso: la giornalista rischia fino a dieci anni di carcere. Secondo le leggi attualmente vigenti, ha avvertito la sua avvocata Dalila Ben Mbarek Msaddek, potrebbe restare 14 mesi in carcere senza alcun processo.

Due mesi fa il clamoroso arresto di Ghannouchi

Da quando ha sciolto il Parlamento e avocato su di sé poteri afferenti allo stato di d’emergenza nel luglio 2021, il presidente Saied ha fatto adottare una contestata Costituzione che ha instaurato un sistema iper-presidenziale e ha fortemente limitato l’indipendenza della magistratura. L’ultimo ad essere arrestato è stato lo scorso 19 aprile il leader del partito islamista Ennahda, Rachid Gannouchi.

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