Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Fra Patton: «Quattromila pasti al giorno per soccorrere i terremotati»

Terrasanta.net
20 febbraio 2023
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
Fra Patton: «Quattromila pasti al giorno per soccorrere i terremotati»
Fra Khokaz mentre serve pasti ai terremotati accolti nei locali del Monastero di San Francesco ad Aleppo (foto: ©Andre Tedori/TawqMedia/Custody)

A due settimane dal terremoto in Siria, il Custode di Terra Santa torna sulla situazione nel Paese, mentre i francescani stanno lottando per aiutare oltre 4 mila persone ad Aleppo.


«Sono in contatto quotidiano con tutti i frati che attualmente vivono in Siria. La situazione a Damasco è generalmente calma, poiché la città non è stata pesantemente colpita dal terremoto. I nostri confratelli, però, accolgono gli sfollati provenienti dalle zone più colpite e che trovano rifugio nella Casa Nova (una struttura per pellegrini, ndr) annessa al Santuario della Conversione di San Paolo». Fra Francesco Patton, Custode di Terra Santa, fa il punto sull’impegno delle comunità francescane presenti nella regione per portare aiuto e sostegno alla popolazione locale. Lo abbiamo intervistato.

 

Come si presenta la situazione alla luce delle ultime notizie che ha ricevuto?

Ad Aleppo la situazione è sicuramente molto grave, perché la furia del terremoto si è aggiunta alle devastazioni causate da più di dieci anni di guerra, dando così il colpo di grazia a molte strutture che erano già state gravemente danneggiate da colpi di mortaio e bombardamenti.
Grazie al coordinamento del Padre Guardiano, Fra Bahjat, i nostri frati si prendono cura quotidianamente di quasi 4 mila persone, suddivise tra il Terra Sancta College, che è attualmente il luogo dove si trova la maggior parte degli sfollati, la parrocchia di San Francesco e la chiesa succursale di Er-Ram. Anche a Latakia è stato necessario accogliere immediatamente gli sfollati, che sono stati ospitati nelle sale parrocchiali. In tutte queste città non si tratta solo di fornire un tetto, bisogna anche cercare di fornire loro cibo: soprattutto ad Aleppo, dove vengono distribuiti oltre 4 mila pasti al giorno.

 

Quali sono le comunità più colpite in Siria?

La situazione più drammatica si registra nei villaggi della Valle dell’Oronte, nella regione di Idlib, poiché questa è la zona più difficile da raggiungere e quella dove il terremoto ha colpito più duramente. Lì i danni provocati dal terremoto hanno aggravato in maniera esponenziale una situazione già critica per l’isolamento della regione e per il fatto che è sotto il controllo dei jihadisti.
In questo momento un nostro confratello, fra Louai, sta seguendo la situazione a Yacoubieh e nei villaggi vicini. La stessa chiesa di Yacoubieh è inagibile e le nostre strutture sono danneggiate e pericolanti. In quella zona la maggior parte delle persone ha perso la casa.

Danni alla chiesa di Yacobieh, nel Nord della Siria (foto: Custodia di Terra Santa)

Quale forma di aiuto viene offerto attraverso le raccolte fondi che sono state promosse dalla Custodia?

Gli aiuti economici e finanziari possono aiutare i fratelli siriani perché permettono loro di acquistare i beni di prima necessità che sono fondamentali in questa situazione. Ad Aleppo lo stesso governo aiuta la nostra comunità fornendo gasolio, gas e cibo, perché distribuire 4 mila pasti al giorno è una missione estremamente impegnativa. Se posso scherzare, Gesù ha moltiplicato i pani e i pesci per 5 mila persone, ma nei Vangeli lo ha fatto solo due volte: qui dobbiamo provvedere a tutte quelle persone ogni giorno.
Grazie a queste raccolte fondi, ognuno può fare la propria parte: i privati possono aiutarci a fornire beni di prima necessità. Certo, non siamo le Nazioni Unite. Quello che facciamo noi è una goccia nell’oceano, ma almeno qualche centinaio di persone può avere un tetto sopra la testa, una coperta, un pasto caldo.

 

Abbiamo appreso che alcuni frati stanno per partire per sostenere il duro lavoro dei confratelli della comunità di Aleppo.

Alcuni giovani fratelli partiranno per subentrare a quelli che già ci sono. Io stesso, appena sarà possibile, cercherò di visitare i frati e le popolazioni locali per incoraggiarli.

Sul delicatissimo tema delle sanzioni contro il governo di Damasco, lei stesso ha suggerito nei giorni scorsi di optare per una soluzione intelligente di allentamento delle sanzioni. Pensa che si stia andando in questa direzione?

Gli Stati Uniti hanno già deciso di sospendere le sanzioni per 180 giorni e questa è una cosa molto positiva. Auspichiamo che l’Europa faccia altrettanto e, soprattutto, che vengano sospese queste sanzioni che impediscono gli aiuti umanitari, dal mio punto di vista immorali e disumani perché colpiscono la gente comune, la popolazione civile e le fasce più deboli.
La situazione in Siria era già critica prima del terremoto: qui la gente vive con 50 dollari al mese, il carburante e l’elettricità sono razionati… Chi di noi resisterebbe in una situazione del genere? Chi di noi oggi sarebbe in grado di vivere con una o due ore di elettricità al giorno? O con il pane razionato? Bisogna vedere le cose dal punto di vista della dignità umana, la dignità della persona.

 

C’è un aspetto particolare di questa situazione straordinaria e drammatica che l’ha colpita di più in questi giorni?

Quello che mi ha colpito di più è lo spirito di abnegazione dimostrato dai nostri confratelli. Fin dalle prime ore dopo il terremoto, superata la paura che aveva attanagliato anche loro, non hanno risparmiato sforzi e si sono adoperati senza sosta per accogliere i profughi, confortare chi aveva perso i propri cari, visitare i sopravvissuti nei villaggi.

Hanno condiviso e continuano a condividere le sofferenze e i sacrifici delle popolazioni e, nello stesso tempo, hanno spalancato le porte dei monasteri. Quando mi hanno interrogato sul da farsi, io stesso ho detto: «Metti a disposizione tutto quello che puoi», perché fa parte della nostra scelta di vita. Di fronte al pericolo, nessuno di loro ha mai anteposto il proprio bene e la propria sicurezza al bene e all’aiuto degli altri.


Come sostenere i progetti umanitari
dei francescani di Terra Santa in Siria

Fondazione Terra Santa promuove una raccolta fondi a sostegno delle missioni della Custodia di Terra Santa per l’emergenza terremoto in Siria. Tra i territori colpiti anche le zone della Siria dove la Custodia francescana di Terra Santa è presente con varie parrocchie: Aleppo, Latakia, i villaggi di Yacubiyeh, Knaye e Ghassanieh, nella Valle dell’Oronte al confine con la Turchia.

Clicca qui per effettuare una donazione.

Newsletter

Ricevi i nostri aggiornamenti

Iscriviti

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

Vai alla pagina
dell'Ufficio pellegrinaggi
Breve storia di Israele
Vincenzo Lopasso

Breve storia di Israele

Da Abramo alle origini della diaspora
Collectanea 57 (2024)

Collectanea 57 (2024)

Studia-documenta