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Marionette e burattini arabi salvati dall’oblio

Giulia Ceccutti
13 settembre 2022
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Marionette e burattini arabi salvati dall’oblio
Una marionetta restaurata proveniente da una collezione tunisina. (foto Arab Puppet Theatre Foundation)

Anche le culture arabe conoscono il teatro delle marionette e dei burattini. Una fondazione, con base a Londra, cerca di preservare questo patrimonio, rilanciandolo e salvaguardandolo. Ce ne parla il suo direttore Mahmoud Al-Hourani.


Un’arte originale e accessibile a tutti. Una forma di narrazione che, da oltre un millennio, occupa un posto speciale all’interno delle culture arabe, unendo la dimensione dell’intrattenimento a quella della sensibilizzazione su temi di attualità e, non di rado, legati alla politica.

È il teatro dei burattini e delle marionette, che «stimolando l’immaginazione dei bambini e degli adulti attraverso i suoi personaggi, le storie, la musica e gli oggetti di scena, è emerso in forme diverse nel corso della storia dei Paesi arabi, riflettendo e facendo propria la diversità di culture della regione».

Attori in scena davanti a un pubblico di scolari libanesi, nella cornice del progetto “Il cambiamento attraverso le marionette”, in collaborazione con l’Unicef. (foto Arab Puppet Theatre Foundation)

Ne parla così Mahmoud Al-Hourani, attore e drammaturgo di origine palestinese, co-fondatore e direttore della Fondazione del teatro arabo dei burattini (Arab Puppet Theatre Foundation). La fondazione, organizzazione senza scopo di lucro, dal 2008 cerca di far rivivere e far crescere all’interno del mondo arabo la cultura di questo tipo di teatro, rifacendosi alla tradizione ma partendo da un approccio moderno.

Al-Hourani ha risposto per noi ad alcune domande da Londra, dove la fondazione si è trasferita nel 2019, dopo i primi dieci anni a Beirut. Le sue parole tradiscono un’indubbia passione per ciò di cui si occupa.

Un prezioso patrimonio a rischio

«A causa di decenni di disordini politici e sociali, guerre e crisi, nei Paesi arabi il patrimonio del teatro dei burattini è, in generale, in grave stato di abbandono», spiega. «Manufatti di valore, così come materiali a stampa e audiovisivi, sono spesso oggetto di un’estrema negligenza. Abbiamo identificato numerose collezioni, sia istituzionali sia private, che hanno urgente bisogno di aiuto nel campo del restauro, del trasferimento di conoscenze e della digitalizzazione dei loro oggetti di scena. Molti burattini, ad esempio, sono rotti – con parti mancanti, vernici sbiadite – e conservati in condizioni inadeguate».

L‘Arab Puppet Theatre Foundation ha così avviato da anni un imponente progetto di conservazione, restauro e digitalizzazione, che si avvale della collaborazione di realtà situate in varie città del mondo arabo e di restauratori professionisti.

Mahmoud Al-Hourani (a sin.) in un momento dello spettacolo “Con un disperato bisogno di pubblico”. (foto Arab Puppet Theatre Foundation)

I frutti sono già in parte visibili a tutti in un museo online, suddiviso per Paesi. Attualmente sono disponibili contenuti fotografici e video provenienti da Palestina, Tunisia, Iraq.

«Si tratta di un compito immane che richiede molto tempo e risorse, ma che è incredibilmente importante per salvare questi oggetti unici e le loro storie per le generazioni future», precisa il direttore.

La dimensione socio-politica

È importante sottolineare anche l’apporto dato da questa forma espressiva alle spinte sociali per la democrazia. «In molti Paesi – ricorda Al-Hourani – le dittature hanno messo a tacere o censurato le performance e gli artisti non allineati al regime. In seguito, proprio quelle performance e quegli artisti hanno aiutato a diffondere messaggi di cambiamento socio-politico e di libertà di espressione che, a loro volta, hanno contribuito alle rivolte della “primavera araba” e alla caduta dei dittatori. Queste forme d’arte continuano a essere una parte fondamentale dei movimenti verso la democratizzazione, quindi non hanno solo un importante significato culturale, ma anche una dimensione socio-politica».

Il potenziale educativo

Le possibilità che possono aprirsi in termini di sensibilizzazione ed educazione sono dunque molteplici, come testimoniato dal lavoro della Fondazione che, ad esempio, sta collaborando con il Mines Advisory Group (Mag), organismo umanitario per il quale ha prodotto uno spettacolo di teatro delle ombre pensato per educare bambini e ragazzi sui pericoli delle mine antiuomo. «Si tratta di un progetto stimolante, che verrà tradotto in diverse lingue, in modo che i giovani di tutto il mondo possano fruirne gratuitamente sui loro smartphone», racconta Al-Hourani. Progetti più piccoli, o temporanei, vengono spesso realizzati insieme con altre realtà.

Un’istantanea dal teatro delle ombre. (foto Arab Puppet Theatre Foundation)

Oltre alla conservazione e al restauro di marionette e burattini, la Fondazione organizza spettacoli, laboratori e residenze per artisti nei Paesi arabi. Tali momenti offrono anche uno spazio in cui giovani burattinai di diversi Paesi fanno rete tra loro e con professionisti dall‘estero.

«La forza particolare dell’arte dei burattini – chiosa il nostro interlocutore – è la sua originalità, adattabilità e comprensibilità. È un’arte per tutti i tempi e per tutte le generazioni: ci piacciono le opportunità creative che offre, può essere utilizzata per scopi diversi».

Guardando avanti

Certo gli sviluppi tecnologici più recenti e le forme artistiche contemporanee, a questi collegate, hanno sottratto visibilità e pubblico al mondo dei burattini e delle marionette. Eppure il direttore Al-Hourani ha un’incrollabile fiducia: «Il potenziale di questa forma teatrale è enorme, perché non ha bisogno di tecniche moderne, può essere fatto ovunque e compreso da tutti, anche senza che si parli la stessa lingua. Può esprimere artisticamente la pluralità di anime del mondo arabo in tante forme: con le ombre cinesi, i pupazzi, le marionette classiche o gli attori che si esibiscono sul palco».

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