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Perché Israele è contro la bandiera palestinese?

Cécile Lemoine
19 maggio 2022
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Perché Israele è contro la bandiera palestinese?
Giovani palestinesi sventolano una bandiera sul muro del cimitero greco-ortodosso dove è stata sepolta Shireen Abu Akleh, 16 maggio 2022. (foto Cécile Lemoine/TSM)

È stata al centro delle violenze ai funerali della giornalista Shireen Abu Akleh. Sventolare una bandiera palestinese in Israele è legale dagli anni Novanta, ma la polizia di Gerusalemme si dà da fare per far sparire questo simbolo del nazionalismo palestinese.


Viene brandita attraverso il finestrino del carro funebre, mentre il veicolo che trasporta il corpo di Shireen Abu Akleh avanza a fatica tra la folla radunata nella piazza della Porta di Jaffa a Gerusalemme. I colori della Palestina sventolano orgogliosamente pochi secondi prima che un agente di polizia strappi la bandiera dalle mani del suo proprietario. Il gesto è secco, infastidito. La bandiera sequestrata.

Scene di questo tipo hanno scandito il funerale della giornalista palestinese, volto conosciuto del canale Al-Jazeera, uccisa da un proiettile probabilmente israeliano, mentre lo scorso 11 maggio copriva gli scontri a Jenin, nel nord della Cisgiordania.

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Anche la presenza di bandiere palestinesi nel cortile dell’ospedale St. Joseph di Gerusalemme, nella prima parte della giornata, fa parte degli elementi invocati per spiegare la violenta carica della polizia che ha quasi fatto cadere il feretro della giornalista.

«L’ufficiale di polizia mi ha detto che finché c’erano slogan e bandiere, il corteo non poteva uscire di un centimetro», afferma Jamil Koussa, direttore dell’ospedale, avvalorando la testimonianza di Anton Abu Akleh, fratello di Shireen e organizzatore dei funerali, al quale la polizia aveva chiesto, prima delle esequie, che non fosse esposta alcuna bandiera.

Niente di illegale

Gli agenti di polizia avevano ricevuto istruzioni specifiche prima della cerimonia: impedire che le bandiere venissero sventolate e confiscarle quando possibile, secondo le informazioni raccolte dal giornalista del quotidiano Haaretz, Josh Breiner. Il giorno della morte della giornalista, la polizia israeliana è persino entrata nella casa di famiglia a Gerusalemme per strappare le bandiere che erano lì issate, mentre i suoi parenti ricevevano le condoglianze.

Eppure, non c’è nulla di criminale o illegale nel possedere o sventolare una bandiera palestinese in Israele.

«Lo status della bandiera palestinese è ambiguo nella legge israeliana», spiega Eyal Lurie-Pardes, giurista e membro del think tank israeliano Zulat, che si batte per l’uguaglianza e i diritti umani. La bandiera, come la conosciamo oggi, è stata adottata nel 1964 dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp). Tre anni dopo, la vittoria israeliana nella guerra dei Sei giorni portò all’occupazione della Striscia di Gaza e della Cisgiordania dove una legge bandì subito il vessillo.

Negli anni Ottanta, lo Stato di Israele classificò l’Olp come organizzazione terroristica. «Sventolare questa bandiera poteva essere interpretato come identificazione con un’organizzazione terroristica, cosa che costituisce reato», sottolinea il giurista. Fu durante questo stesso periodo che una legge proibì agli artisti di usare i colori della bandiera palestinese nelle loro opere d’arte.

Circostanze estreme e minacce all’ordine pubblico

Nel 1993, dopo la firma degli Accordi di pace di Oslo, i rapporti diplomatici tra Israele e l’Autorità palestinese si sono distesi. L’Olp è ancora considerata un’organizzazione terroristica, ma parte delle leggi che vietano la bandiera o i suoi colori sono state abrogate.

«Nuove direttive, emanate dal Procuratore generale e approvate dalla Corte suprema prevedono che la confisca delle bandiere debba essere giustificata solo in circostanze estreme», continua Eyal Lurie-Pardes, prima di citare la decisione, tutt’ora in vigore: «Sventolare una bandiera palestinese fa parte del diritto costituzionale alla libertà di espressione che può essere limitato solo quando vi è la quasi certezza di una grave violazione dell’ordine pubblico».

Ma quali sono le «circostanze estreme» e quando iniziano le «minacce all’ordine pubblico» che dovrebbero giustificare le azioni della polizia? Le formulazioni sono deliberatamente vaghe e sono «regolarmente utilizzate nella legge costituzionale israeliana per inquadrare questioni relative alla libertà di espressione», secondo Eyal Lurie-Pardes. Rimangono quindi a discrezione delle forze dell’ordine presenti sul campo.

E capita che vengano applicate con maggiore zelo a Gerusalemme che in città come Tel Aviv o Haifa. «I palestinesi sono visti come un elemento di “disturbo dell’ordine pubblico” con la loro stessa esistenza», denuncia Inès Abdel Razek, responsabile per l’advocacy nell’Istituto palestinese per la public diplomacy.

Nell’agosto 2021 il violento arresto di quattro persone durante una manifestazione pacifica nel quartiere palestinese di Sheikh Jarrah, dove venivano sventolate bandiere grandi come cartoline, ha costretto il ministro della Pubblica sicurezza Omer Bar-Lev a chiarire la direttiva, invitando i commissari di polizia a fermare la confisca di bandiere, tranne in casi estremi.

Soppressione dell’identità palestinese

«Gli abusi della polizia risalgono al 2018, quando gli Stati Uniti di Donald Trump trasferirono la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme Ovest – osserva Ori Nir, della ong Peace Now –. Sebbene siano stati segnalati pochi incidenti dopo il 1993, osserviamo in questo momento sequestri sistematici di bandiere e arresti».

«Non è un caso – aggiunge Eyal Lurie-Pardes –. Le autorità israeliane hanno visto la mossa degli Stati Uniti come un via libera per attuare un nuovo statuto nazionale sui residenti di Gerusalemme Est e un modo per sopprimere l’identità palestinese. Questa ossessione per le bandiere fa parte di un movimento più ampio per limitare la libertà di espressione dei palestinesi con il pretesto del discorso sulla sicurezza».

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La bandiera palestinese, un pezzo di stoffa con quattro colori dal forte valore simbolico, è un elemento chiave. «In ogni regime coloniale, la bandiera o qualsiasi simbolo utilizzato dalla popolazione oppressa disturba il regime in carica – spiega Inès Abdel Razek – . La bandiera ricorda agli israeliani la presenza di un sentimento nazionale e collettivo tra i palestinesi. Ciò mette in discussione le fondamenta stesse di un sistema che discrimina i non ebrei e scuote la loro convinzione di essere riusciti ad arginare l’identità collettiva palestinese a Gerusalemme».

Ma non importa. I palestinesi hanno escogitato un trucco per continuare a mostrare la loro identità: l’anguria è diventata un simbolo della resistenza palestinese contro l’occupazione, soprattutto sui social network. Verde, bianca, rossa, nera…

 


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