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Il governo Bennett supera l’insidia della legge di bilancio

Giorgio Bernardelli
8 novembre 2021
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La composita, e apparentemente precaria, compagine di governo in Israele è riuscita ad approvare in parlamento il bilancio dello Stato. Un passaggio fondamentale per la sua sopravvivenza politica. Un altro ostacolo superato.


Venerdì 5 novembre la Knesset – il parlamento israeliano – ha approvato la legge di bilancio presentata dal governo Bennett. Sembrerebbe una notizia abbastanza ordinaria nella vita politica di un Paese, ma non lo è in Israele. Erano infatti tre anni che non veniva approvato un bilancio dello Stato. E se la risicata maggioranza di 61 deputati su 120 che sostiene lo strano esecutivo che ha lasciato fuori dalla stanza dei bottoni Benjamin Netanyahu non lo avesse fatto entro il 14 novembre, la conseguenza automatica sarebbe stato l’ennesimo ritorno alle elezioni.

Si capisce – dunque – perché Naftali Bennett e la sua coalizione abbiano celebrato come una grande vittoria l’approvazione del bilancio. È il segno che l’accordo stretto tra otto forze politiche che hanno posizioni tra loro teoricamente ben poco compatibili, almeno per il momento sta tenendo: il governo che secondo alcuni doveva durare non più di pochi giorni, in realtà si appresta a tagliare presto il traguardo dei sei mesi. Con un corollario importante: per la complessa legislazione israeliana l’approvazione del bilancio significa un aumento significativo delle probabilità che anche Yair Lapid, il leader del partito centrista Yesh Atid e attuale ministro degli Esteri, un giorno diventi primo ministro. L’accordo di governo prevede, infatti, che la rotazione con Bennett scatti solo alla fine dell’agosto 2023; ma contiene una clausola «di salvaguardia» in forza della quale il passaggio della guida del governo a Lapid verrebbe anticipato in caso di mancata approvazione del bilancio preventivo 2023, con conseguente scioglimento della Knesset nell’autunno 2022. E dal momento che in Israele vige il principio della «sfiducia costruttiva», l’unico ostacolo per il leader di Yesh Atid adesso è diventato la formazione di una maggioranza politica diversa; impresa quasi impossibile visto il rebus dei rapporti di forza tra i partiti nell’attuale parlamento israeliano.

Paradossalmente, quindi, proprio il governo numericamente più debole ed eterogeneo della storia recente di Israele sta dando una prova notevole di stabilità. E proprio il fatto di essere appeso a ogni singolo voto per poter reggere sta facendo sorprendentemente da collante. Ciascuna delle forze politiche – da Yamina (il partito più vicino ai coloni) agli islamisti di Ra’am, dagli ex militari che sostengono Gantz ai pacifisti di Meretz – sanno di non poter ottenere tutto ciò che vogliono e di dover concedere qualcosa agli altri. Così nella stessa settimana può capitare che il governo Bennett dia il via libera a 3.000 nuove case negli insediamenti ma anche al riconoscimento ufficiale di alcune comunità beduine. Può avere il premier più rigorosamente praticante della storia di Israele ma nello stesso tempo discutere apertamente di norme contro il monopolio del rabbinato sulla certificazione della kasherut. Nel frattempo la lotta al Covid-19 procede con buoni risultati, i cosiddetti Accordi di Abramo non si sono affatto fermati, Bennett è andato a Washington da Joe Biden e a Mosca a incontrare Vladimir Putin, oltre che alla Cop26 di Glasgow. Demolendo nei fatti la pretesa insostituibilità di Benjamin Netanyahu.

Non è certo un governo di svolta quello che ha portato a casa l’approvazione del bilancio in Israele. E dietro l’angolo c’è un’infinità di questioni che potrebbero far saltare il banco in una coalizione oggettivamente unita solo dall’opposizione a Netanyahu. Eppure nella sua camminata sul filo il duo Bennett-Lapid, almeno per il momento, va avanti. In un clima che non è più quello della polarizzazione continua che aveva fatto la fortuna di «re Bibi». È ancora presto per dire se sia un cambiamento irreversibile. Ma se dovesse arrivare senza scossoni alla “staffetta” diventerà sempre più difficile per Israele considerarla una semplice parentesi.

Clicca qui per leggere le parole di Naftali Bennett dopo l’approvazione del bilancio

Clicca qui per leggere un commento di Ben Caspit su Al Monitor

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