Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Nei panni altrui, per una prospettiva di pace

Laura Silvia Battaglia
1 giugno 2021
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Nei panni altrui, per una prospettiva di pace

A vent'anni dall'attentato che abbatté le Torri Gemelle di New York, Andrea Nicastro ci propone, con questo libro, di guardare le cose con gli occhi del "nemico". Non per giustificarlo, ma per comprendere cosa lo muove. E provare a raggiungere la radice dei problemi.


«Se vogliamo capire il mondo in cui siamo, lo dobbiamo vedere nel suo insieme e non solo dal nostro punto di vista». In queste parole del giornalista Tiziano Terzani, citate da Alex Zanotelli nella prefazione a questo libro, è possibile riassumere l’obiettivo dell’ultimo saggio di Andrea Nicastro, giornalista del Corriere della Sera, inviato da anni in diverse aree del mondo, dal Medio Oriente all’Europa, con una predilezione per l’Afghanistan.

In effetti, il ventesimo anniversario del crollo delle Torri Gemelle il prossimo 11 settembre, unitamente alla exit strategy definitiva degli americani e dei loro alleati dal Paese ormai nuovamente dominato dai talebani, rende questo libro più che necessario: un percorso a ritroso di vent’anni alla ricerca di fatti, segni, numeri della storia recente che possano spiegare il perché di un odio crescente, e di una opposizione che diventa ostilità, sia a livello di sentimento popolare che di organizzazione strutturale, statuale o non-statuale, verso i Paesi del blocco occidentale.

Il percorso è necessario per capire «chi sono e cosa pensano – dice Nicastro – questi Altri che ci spaventano». Altri che formano organizzazioni che essi definiscono “di resistenza” e noi “terroristiche”; altri che si fanno esplodere fin nel cuore delle nostre città europee giustificando l’azione come martirio, oppure che premono, nelle loro stesse città, per potersi liberare dai dittatori e per potere sostituire un potere assoluto sostenuto dall’Occidente per amore di stabilità, con forme di governo popolare, spesso ispirate da principi religiosi, che partono con un’ipotesi di pluralismo e si risolvono in guerre civili.

Nicastro mette subito le mani avanti e spiega che capire non significa giustificare e che la sua convinzione resta quella che una società imperfetta ma plurale, in cui ci sia spazio per tutti, dagli atei ai credenti in qualsivoglia Dio, sia il migliore dei mondi pragmatici possibili. Ma che per preservarlo occorre aprire gli occhi e provare a mettersi nei panni dell’altro. Non si tratta di fare i buonisti ma di avere gli strumenti strategici per preservare quanto guadagnato fino ad oggi e per sconfiggere chi, di questa dicotomia Occidente/Oriente, ne fa pane per bocche affamate di odio, da una parte e dall’altra.

Certo è che, provare a mettersi nei panni di questi Altri, per 170 pagine e dieci capitoli, può equivalere a spalancare gli occhi. Nicastro usa tutti gli strumenti a sua disposizione: la testimonianza autoptica, le fonti che ha compulsato in anni di lavoro sul campo, gli eventi storici, ordinati e ricostruiti, financo i big data come, ad esempio, il cosiddetto “bilancio”  delle vittime degli “Altri” – calcolate per ogni conflitto avvenuto in Medio Oriente, dalla guerra arabo-israeliana del 1948, al recente conflitto siriano – comparato con le “nostre” vittime  di attentati qaedisti, islamisti o per mano del sedicente Stato islamico. La sproporzione quantitativa è evidente e si aggiunge, come un’inquietante ciliegina sulla torta a una narrazione agile e di qualità, che rende conto di tutta la scala di grigi di queste società, progressivamente e radicalmente cambiate dal 1979 ad oggi, senza escludere terre di mezzo vicinissime a “Noi” o in mezzo a “Noi”: l’ex Jugoslavia, la Cecenia, le terre prospicienti al Mediterraneo.

Nicastro trova anche il modo, tirata la riga dei fatti, degli elenchi, dei cenni storici e delle testimonianze, di ribaltare gli assunti di alcune teorie ben sostenute da intellettuali e giornalisti (ossia che i musulmani siano ontologicamente dei “premoderni”) e di proporre una sua soluzione a un mondo sempre più diviso che, dopo la pandemia, potrebbe sviluppare conflitti sempre più allargati. «Perché – si chiede Nicastro – non si agisce all’origine del problema (la disuguaglianza globale) invece che sul suo sintomo (il terrorismo globale)?». Ci vorrebbe – ipotizza l’autore – «una Greta Thunberg che gridi al mondo i rischi delle guerre e delle ingiustizie», invece che solo il pericolo del riscaldamento globale, che non tocca i più poveri del mondo, presi da ben altro.

Anche se questa non fosse una profezia, ma solo un suggerimento, è di certo molto saggio, e nasce da un’osservazione della realtà perfettamente documentata. Affinché – qualsiasi cosa accada – nessuno possa dire: io non sapevo.


Andrea Nicastro
Gli Altri siamo noi
Perché tradire la democrazia scatena il Jihad
Rubbettino editore, 2021
pp. 174 – 13,00 euro

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