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L’enigma intorno al primo cronista di Gesù

Terrasanta.net
14 maggio 2021
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L’enigma intorno al primo cronista di Gesù

Alla figura di Giuseppe Flavio, il primo storico che riferì di Gesù Nazareno al di fuori dei testi cristiani, è dedicato uno studio scientifico e appassionante, che ripercorre e chiarisce secoli di dibattiti.


È noto per essere stato il primo testimone della storicità di Gesù al di fuori dei testi cristiani. Yosef ben Mamityahu, nato nel 37 d.C., era un ebreo ellenizzato, di una famiglia della casta sacerdotale. Come militare visse i drammi della prima rivolta giudaica contro Roma (66-74); comandava infatti una fortezza in Galilea e resistette all’assedio delle legioni romane guidate a Vespasiano per alcune settimane, prima di essere sconfitto e fatto schiavo. Nella sua autobiografia narra che predisse l’ascesa al trono del comandante romano, come avvenne un anno dopo, e questi se ne ricordò. Giuseppe allora si legò a Vespasiano e divenne cittadino romano, assumendo il nome dei Flavi. Accanto al figlio di Vespasiano, Tito, prese poi parte alla repressione degli ebrei, di cui scrisse nella Guerra giudaica.

Una vita straordinaria, dunque, come lo furono le stesure in aramaico e in greco della storia di quegli eventi. Tutta l’opera di Giuseppe Flavio è stata integralmente trasmessa fino a noi, caso eccezionale tra le opere della storiografia greca di quei secoli. Come è potuto accadere?

La sua importanza ruota intorno a poche righe della sua opera: il cosiddettoTestimonium Flavianum, all’interno delle Antichità Giudaiche (XVIII, 63-64). Nel brano accenna alla morte e resurrezione di Gesù, lo definisce «uomo sapiente», «maestro di uomini» che credettero in lui. La centralità di questo passaggio segnò la sempre più grande fortuna che i padri della Chiesa costruirono intorno a lui. Giuseppe Flavio, infatti, fu sempre oggetto di attenzione, considerato cristiano da figure somme come Girolamo. Perciò la sua opera fu preservata e trasmessa con cura. Era la prima testimonianza della storicità del Nazareno fuori dai testi cristiani e la vincente cultura cristiana del tempo se ne fece carico.

Ma occorreva fare luce sui tanti dubbi filologici sorti già nel Rinascimento intorno al Testimonium. È quello che compie Luciano Canfora, uno dei più illustri grecisti italiani, in un libro che rispecchia il rigore del filologo, ma può essere apprezzato come un’inchiesta. Nel saggio Canfora ricostruisce e analizza, in una serie di brevi capitoli, l’enorme dibattito che lungo i secoli ha coinvolto il testo, la sua autenticità o falsità, le interpolazioni presunte, le strumentalizzazioni. In particolare, dal Cinquecento era sorto un contenzioso filologico. Giuseppe Flavio non rinnegò la sua origine ebraica? O fu fatto «diventare» cristiano?

Ripercorrendo quel dibattito filologico sull’autenticità del testo, emergono i contorni di una battaglia culturale che si svolse quando la «setta» dei cristiani perseguitati conquistò sempre più influenza nella classe dirigente. Benché il Testimonium di Giuseppe Flavio non sia un testo sacro, nella sua storia testuale solleva questioni analoghe a quelle dei testi religiosi, molto copiati e diffusi perché considerati autorevoli. La vicenda testuale conta per tutti gli scritti antichi, Bibbia compresa. Canfora istruisce una sorta di processo e dà voce ai filologi che nei secoli hanno dibattuto la questione. Con un taglio divulgativo adatto anche ai non esperti, scava con cura nelle ragioni dei rappresentanti delle fazioni a favore e contrari, fino a risolvere l’enigma del brano. (f.p.)


Luciano Canfora
La conversione
Come Giuseppe Flavio fu cristianizzato
Salerno editrice, 2021
pp. 200 – 18,00 euro

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