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Gantz fallisce, Netanyahu a processo, Israele in crisi

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21 novembre 2019
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Gantz fallisce, Netanyahu a processo, Israele in crisi
Benny Gantz durante una conferenza stampa a Tel Aviv il 20 novembre 2019. (foto Tomer Neuberg/Flash90)

Le difficoltà erano note: Benny Gantz, leader del primo partito in parlamento, non riesce a formare il governo. Netanyahu invece non può più sottrarsi ai processi penali. Si va verso nuove elezioni.


(c.l./g.s.) – Accade per la prima volta dalla creazione dello Stato di Israele nel 1948: i leader dei due partiti che si sono aggiudicati il maggior numero di seggi alle elezioni politiche dello scorso settembre non sono stati in grado di formare un governo di coalizione. Ieri sera, 20 novembre, anche Benny Gantz si è recato dal capo dello Stato Reuven Rivlin, per ammettere di non aver saputo dar vita a un governo di unità nazionale. Il leader del partito Blu e Bianco si è ritrovato così nella situazione toccata un mese addietro a Benjamin Netanyahu, leader del Likud e primo ministro in carica.

Nessuno dei due è riuscito ad ottenere il sostegno dell’ultranazionalista laico Avigdor Lieberman. Il suo partito (Yisrael Beitenu), con 8 seggi (su 120), svolge la funzione di ago della bilancia in Parlamento. Lieberman non ha voluto partecipare alla compagine immaginata da Benjamin Netanyahu perché si oppone ai partiti religiosi suoi alleati, né entrare nel governo di minoranza prefigurato da Benny Gantz, perché dovrebbe poggiare sul sostegno esterno dei partiti arabo-israeliani.

Appuntamento tra 21 giorni

Avigdor Lieberman non ha mai nascosto d’essere favorevole alla formazione di un governo di unità nazionale che unisse le forze del Likud e del Blu e Bianco. Gantz e Netanyahu, però, non ne hanno voluto sapere e Liberman li accusa di non pensare all’interesse superiore del Paese.

Di fronte a questa situazione di stallo, le procedure prevedono un ulteriore arco di tempo prima di dover chiamare nuovamente gli elettori alle urne: i deputati della Knesset hanno 21 giorni (da oggi alla mezzanotte dell’11 dicembre) per designare per iscritto qualsiasi deputato sia in grado di ottenere la maggioranza (almeno 61 voti) e possa quindi formare il governo. Il designato avrebbe a disposizione altri 14 giorni per presentarsi in parlamento e ottenere la fiducia. Gantz e Netanyahu, teoricamente, restano della partita.

Se anche questa strada si rivelerà un vicolo cieco, la ventiduesima legislatura della Knesset si dissolverà automaticamente e gli israeliani dovranno votare entro 90 giorni, al più tardi nel marzo 2020. Sarebbe la terza volta in meno di un anno: nel corso del 2019 si è votato in aprile e in settembre.

Il premier alla sbarra

A rendere più delicata la situazione, nel tardo pomeriggio del 21 novembre il procuratore generale Avichai Mandelblit rende noto che il premier Benjamin Netanyahu è rinviato a giudizio per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Anche questo è un caso inedito: nessun primo ministro israeliano in carica, prima d’ora, ha mai dovuto difendersi in un’aula di giustizia penale. Come se ne esce?

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