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In Egitto riaperta la biblioteca del monastero di Santa Caterina

Christophe Lafontaine
20 dicembre 2017
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In Egitto riaperta la biblioteca del monastero di Santa Caterina
Il monastero di Santa Caterina, nella penisola del Sinai, in Egitto. (foto: Berthold Werner/Wikimedia Commons)

L’antica biblioteca del monastero ortodosso di Santa Caterina al Sinai ha riaperto sabato 16 dicembre dopo tre anni di lavori. Custodisce manoscritti risalenti al IV secolo.


«La biblioteca è ora aperta al pubblico e ai ricercatori». Lo ha annunciato nei giorni scorsi all’Associated Press Tony Kazamias, consigliere dell’arcivescovo del monastero di Santa Caterina, nel sud della penisola del Sinai, in Egitto.

Il celebre monastero greco-ortodosso, fondato nel V secolo, è sulla lista dei beni patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 2002. Custodisce al suo interno un’antica biblioteca che contiene migliaia di manoscritti storici e religiosi unici, di valore inestimabile.

Il ministro egiziano delle Antichità Khaled el-Enany, il governatore generale del Sinai Khaled Fouda e l’arcivescovo di Santa Caterina, Damianos, hanno inaugurato sabato scorso la prima tappa di un grande progetto di restauro e conservazione della biblioteca, in presenza di ambasciatori di Paesi stranieri e dei rappresentati del papa copto Tawadros II, oltre che dell’imam dell’università al-Azhar, lo sceicco Ahmed Al-Tayeb. Durante la cerimonia il ministro delle Antichità egiziano ha descritto il monastero di Santa Caterina come «una fonte di ispirazione che irradia la civiltà, sia a livello regionale che mondiale», e lo ha definito «un luogo di incontro tra giudaismo, cristianesimo e islam».

La prima fase dei lavori, cominciata nel 2014, interessava la parte orientale della biblioteca del monastero. Altri lavori di restauro, per i quali non è ancora stata fissata una data di fine, sono tuttora in corso. Il progetto comprende il consolidamento della facciata e del muro, risalente al VI secolo, detto «di Giustiniano», l’imperatore bizantino che ordinò la costruzione del monastero. I lavori sono portati avanti sotto la supervisione del ministero delle Antichità con i fondi forniti dal monastero stesso.

La biblioteca del monastero di Santa Caterina custodisce la seconda più grande collezione di manoscritti antichi al mondo, superata solo da quella della Biblioteca Vaticana, come ha dichiarato ad Associated Press l’arcivescovo del monastero Damianos. Si tratta di oltre tremila manoscritti storici, principalmente testi cristiani in greco, ma anche in copto, arabo, ebraico, siriaco, armeno, georgiano, valacco e slavo ecclesiastico antico. Sui suoi scaffali ci sono anche più di cinquemila incunaboli e migliaia di libri e rotoli, i più antichi dei quali sono datati al IV secolo. Almeno 160 dei manoscritti presentano poi leggere graffiature e tracce d’inchiostro più recenti; secondo Tony Kazamias, consigliere dell’arcivescovo, si tratta di palinsesti, manoscritti costituiti da pergamene già utilizzate, di cui si coprivano le parole per potervi riscrivere sopra, in ragione della rarità di quei supporti. Sono stati probabilmente danneggiati e riutilizzati dai monaci tra i secoli VIII e XII.

Nella biblioteca del monastero sono custodite anche le più antiche versioni del Nuovo Testamento, in particolare il Codex Syriacus, una versione in siriaco del Vangelo di Luca, datato V secolo. Da qui proviene anche il Codex Sinaiticus, la più antica traduzione integrale conosciuta del Nuovo Testamento, che risale al IV secolo e che è attualmente esposta al British Museum di Londra.

Oltre ai libri, il monastero di Santa Caterina possiede anche un’importante collezione di mosaici. I lavori di restauro hanno interessato anche uno di essi, celebre per il soggetto che rappresenta: la Trasfigurazione di Cristo. Situato nell’abside orientale della grande basilica del monastero, dà a quest’ultimo il suo secondo nome: monastero della Trasfigurazione. Con un’estensione di 46 metri quadrati, è stato realizzato nel VI secolo su richiesta dell’imperatore Giustiniano. È uno dei più raffinati mosaici bizantini e il più antico delle Chiese d’Oriente. È composto da oltre 500 mila tessere, di dimensioni medie dai cinque ai sette millimetri di lato; alcune di esse sono di pietre preziose, la maggior parte in vetro, alcune sono stati coperte d’oro o d’argento.

Il mosaico si è deteriorato nel tempo principalmente per effetto delle infiltrazioni e dei terremoti. Il Centro di Conservazione Archeologica di Roma ha intrapreso tre campagne di restauro, nel 1847, nel 1959 e nel 2005, per riportarlo al suo splendore originale. La riapertura della biblioteca ha permesso di inaugurarlo ufficialmente.

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