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Alle radici dell’iconoclastia del Califfo nero

Giuseppe Caffulli
28 novembre 2016
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Alle radici dell’iconoclastia del Califfo nero

Scritta con il rigore del saggio storico e con la passione di un pamphlet, quest’opera di Maria Bettetini indaga le radici dell'iconoclastia, dal giudaismo fino agli odierni furori dello Stato islamico.


Abbiamo tutti ancora negli occhi i video degli adepti del Califfato che distruggono le opere d’arte del museo di Mosul. O le efferatezze (non solo sui monumenti) compiute a Palmira, la città di Zenobia, nel deserto siriano. Il tema della salvaguardia delle opere d’arte, e in genere il rapporto con le immagini, attraversa millenni di storia dell’umanità. Ed è diventato sempre più sensibile e problematico negli ultimi tempi, con l’avvento del fondamentalismo islamico, che ha fatto dell’iconoclastia una delle sue bandiere.

Distruggere il passato, di Maria Bettetini, entra nel merito del rapporto tormentato tra «spirito e materia», che sembra essere uno dei nervi scoperti delle religioni monoteistiche. E che segna come un filo rosso, nel corso della storia, le varie stagioni di celebrazione o di demonizzazione delle immagini, siano esse di carattere religioso o profano.

Scritta con il rigore di un saggio storico e con la passione di un pamphlet, l’opera della Bettetini – che insegna Storia delle idee ed Estetica alla Iulm di Milano – indaga le radici del fenomeno, a partire dall’ebraismo, per arrivare all’attualità e ai furori dello Stato islamico. La tesi di fondo è che le tre religioni monoteistiche sono tutte legate da un contraddittorio rapporto con le immagini. L’ebraismo che condanna l’idolatria prima crea e poi distrugge il Vitello d’oro; il cristianesimo vive stagioni di grande furore iconoclasta. L’Islam, che raccoglie in qualche modo riti e tradizioni delle religioni che lo hanno preceduto (e che, secondo il Profeta, l’«ultima rivelazione» supera e corregge), si scontra da subito con il concetto dalla «impossibilità di rappresentare Dio e il sacro». Anche se alcuni esempi eclatanti, come la ricchezza figurativa dell’Islam di Persia al tempo dei Safavidi, sembrerebbe testimoniare il contrario.

In una serie di capitoli che offrono un preciso, ma accessibile scenario storico nel quale sono maturati i fenomeni di iconoclastia, l’autrice aiuta il lettore a comprendere come la realtà sia in ben più complessa di come appare. E che non è «possibile costruire il futuro senza aver fatto amicizia con il passato». Per comprendere cosa oggi sta capitando in tante parti del Medio Oriente, e il perché il fondamentalismo islamico stia sfregiando le memorie del passato, occorre appunto «studiare la storia, che ci rende uomini e donne con una migliore consapevolezza dell’umanità» (p. 117). Diversamente entrano in gioco atteggiamenti di ignoranza, disprezzo e chiusura (o viceversa – ma non è un bene comunque – un utilizzo economico tramite la vendita nel mercato nero delle opere d’arte e dei beni archeologici). Gli stessi atteggiamenti che hanno causato le recenti distruzioni e la dispersione delle opere d’arte operate dai seguaci del Califfo nero in tante città che sono state, per millenni, culla di civiltà e cultura.


Maria Bettetini
Distruggere il passato
L’iconoclastia dall’Islam all’Isis
Raffaello Cortina Editore, Milano 2016
pp. 134 – 12,00 euro

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