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«Zaatari secondo noi»

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4 agosto 2016
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«Zaatari secondo noi»

Due giovani documentaristi americani all'inizio del 2014 hanno trascorso un mese tra i profughi siriani raccolti nel campo di Zaatari in Giordania. L'esperienza è raccontata in un film disponibile online.


(g.s.) – Zach Ingrasci e Chris Temple sono due giovani statunitensi freschi di studi universitari. Come tutti i giovani amano coltivare i sogni e provare a trasformarli in realtà: sensibili ai temi del microcredito e degli stili di vita sobri, amano sperimentare. Quando erano ancora all’università, nel 2010, con altri due compagni trascorsero un’estate intera nelle zone rurali del Guatemala con l’obiettivo dichiarato di non spendere più di un dollaro al giorno. Di tanto in tanto postavano su Youtube dei brevi video, destinati agli amici, sull’esperienza che stavano vivendo. L’interesse riscontrato fu molto ampio e ben presto i video furono visionati da 700 mila persone. Nacque così l’idea di montarli in un’unica opera che ottenne il premio come miglior documentario al Festival cinematografico internazionale di Sonoma (in California).

Nel 2012 Chris e Zach hanno deciso di dar vita a un piccolo studio di produzione, il Living on One, che si propone di creare film e materiali video che sensibilizzino, in primo luogo i loro coetanei e connazionali, riguardo a questioni rilevanti sul piano umanitario a livello globale.

All’inizio del 2014 i due giovani americani hanno ottenuto dal ministero dell’Interno della Giordania e dall’Altro commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr) l’autorizzazione a trascorrere un mese nel campo profughi di Zaatari, al confine con la Siria meridionale, per realizzare un documentario sulla vita delle persone che vi sono raccolte in condizioni non estreme, ma neppure invidiabili.

Salam Neighbor (Pace a te, vicino!) nasce così. La quotidianità di un enorme accampamento è filtrata dallo sguardo e dalle telecamere di Chris e Zach, che cercano di dar voce all’umanità che li circonda e che assume volti e nomi concreti di sconosciuti, adulti e bambini, improvvisamente divenuti amici e familiari.

 

Il trailer del documentario

Zaatari è certamente il più grande campo profughi del Medio Oriente ed è un organismo vivo: agglomerato a metà strada tra l’accampamento e la città. Gli ospiti cercano di personalizzarlo e umanizzarlo: qua e là, intorno alle abitazioni prefabbricate, nascono piccoli giardini o cortiletti. La strada principale si chiama Champs Elysées, ma Parigi ha poco a che vedere con questo angolo di pianeta.

Il campo ha raggiunto il picco di presenze a fine aprile 2013, quando arrivò a contenere 203 mila profughi registrati dall’Acnur. Già un mese dopo gli “ospiti” erano 50 mila in meno. Dal luglio 2014 oscillano di qualche migliaio di unità sopra o sotto le 80 mila persone (molti sono tornati in Siria o hanno cercato una migliore sistemazione altrove). Metà della popolazione ha meno di 18 anni.

È possibile fruire del documentario Salam Neighbor (75 minuti di durata) dagli schermi dei propri computer o tablet, collegandosi alle piattaforme Netflix o Vimeo.

Chi ha familiarità con la lingua inglese può anche effettuare una visita virtuale a Zaatari cliccando qui.

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