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Meghiddo, la città fortezza

Giulio Carulli
3 agosto 2016
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Meghiddo, la città fortezza
Una veduta aerea del colle di Meghiddo, in Galilea (Israele). (foto Avram Graicer)

Abitata fin dall’epoca calcolitica, Meghiddo ha sempre avuto una straordinaria importanza strategica ed è stata contesa da popoli ed eserciti. Fino all’era cristiana.


La collina di Meghiddo (in arabo Tell el-Mutesellim, «La collina del comandante») è certamente uno dei luoghi archeologici più interessanti e affascinanti della Terra Santa, in virtù della sua lunga storia e della posizione strategica. La città fortificata di Meghiddo dominava da ovest la pianura di Jezreel-Esdrelon e controllava la Via Maris, presso il Wadi ‘Ira, punto nodale di collegamento con la pianura di Sharon a sud. Il più antico insediamento accertato risale al periodo calcolitico (3200 a.C.). Dagli scavi archeologici risulta che la popolazione di quel tempo era seminomade. In seguito, il tell fu abitato da cananei, hyksos, egiziani, israeliti, assiri, babilonesi, greci e romani.

Correva l’anno 1457-1456 a.C. quando l’area fu teatro di una delle più grandi battaglie della storia antica che ne crearono il mito. Con la conquista del faraone Tuthmose III iniziò il dominio egiziano nella regione del Canaan che durò circa quattro secoli. Questa è la prima battaglia storicamente documentata: è descritta in dettaglio nei geroglifici trovati sulle pareti del tempio di Thutmose III nell’Alto Egitto.

L’altro grande evento bellico di cui Meghiddo fu teatro, venne combattuto nel 609 a.C. fra le armate egizie, guidate dal faraone Necho II, e quelle del Regno di Giuda, comandate dal re Giosia. La vittoria dell’esercito egizio fu piena. E lo stesso Giosia perì nella battaglia. Per tutto il popolo di Israele la battaglia è divenuta sinonimo di rovina e distruzione totale, dando origine al termine Armagheddon.

Gli archeologi hanno ritrovato sul tell di Meghiddo 26 strati di rovine di antiche città. Segno che il luogo è stato ininterrottamente abitato dalla notte dei tempi all’era cristiana.

Nel 2005, l’archeologo israeliano Yotam Tepper dell’Università di Tel Aviv ha scoperto ai piedi della città antica i resti di una chiesa, forse del III secolo, antecedente insomma all’Editto di Milano del 313. Tra i reperti c’è un mosaico di circa 54 metri quadrati con un’iscrizione in greco che riporta una scritta dedicatoria a «il dio Gesù Cristo». Il mosaico è ben conservato e presenta figure geometriche e immagini di pesci, il simbolo cristiano la cui parola, in greco è l’acronimo di «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore». Secondo alcuni studiosi, si tratterebbe della chiesa cristiana più antica tornata alla luce nel contesto israelo-palestinese. Le rovine, forse di un monastero, sono state trovate tra le fondamenta di un penitenziario in uso. Un’iscrizione nella chiesa cita un ufficiale romano, Gaianus, che offrì i suoi averi per realizzare il mosaico e per dare un luogo di preghiera alla prima comunità cristiana di Meghiddo.

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