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Rachel Corrie, in scena i diari

Manuela Borraccino
14 giugno 2016
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Rachel Corrie, in scena i diari
Una foto di scena con Maria Laura Caselli nei panni di Rachel Corrie.

Nei teatri italiani la storia di Rachel Corrie, l'attivista statunitense di 23 anni finita sotto i cingoli di un bulldozer israeliano a Gaza nel 2003. In un monologo recitato dall'attrice Maria Laura Caselli.


Andrà in scena anche nei teatri italiani la storia di Rachel Corrie, l’attivista statunitense di 23 anni finita sotto i cingoli di un bulldozer israeliano a Gaza nel marzo 2003. Grazie alle donazioni raccolte su Internet in tempi record e con il semplice passaparola, l’attrice Maria Laura Caselli riaccende i riflettori su una vicenda imbarazzante per l’esercito israeliano.

«Nel 2003 appresi dai giornali della morte di questa giovane attivista americana: rimasi profondamente colpita dal suo coraggio, dalla sua morte, e dalla nostra somiglianza fisica» racconta a Terrasanta.net la Caselli, 33 anni, attrice fiorentina diplomata all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, da anni volto e voce delle compagnie Siciliateatro, di Sebastiano Lo Monaco, e Teatro La Pergola, di Gabriele Lavia. «All’epoca – ricorda – non sapevo molto della questione israelo-palestinese, e non approfondii subito l’argomento. Anni dopo, mentre gironzolavo tra gli scaffali di una libreria, inciampai nella traduzione italiana dei diari della Corrie. Li lessi e nacque il desiderio di portarli in scena. Era il 2007. Avevo altri programmi, ma l’idea di rendere omaggio a questa giovane donna mi restò in testa. Poi, l’anno scorso seppi che circolava un adattamento teatrale in inglese e cercai la traduzione italiana di Marta Gilmor. Cominciai a pensare a come produrlo. In teatro oggi molte produzioni vengono finanziate di tasca propria, spesso senza pagare le maestranze, si tratti di amici o volontari. A me invece sembrava giusto e doveroso retribuire il regista, lo scenografo, i tecnici che ci avrebbero aiutato a portarlo in scena».

Così è nato un piccolo successo di iniziativa e di fiducia in una causa. Il lavoro teatrale Mi chiamo Rachel Corrie. Una storia di coraggio. Raccontata su un palco verrà in effetti portato in scena grazie al crowdfunding, letteralmente “finanziamento dal basso”, una forma di raccolta fondi online che fa appello al pubblico e alle persone interessate ad approfondire o far conoscere una storia di interesse umano o una questione sociale. Una modalità di finanziamento alla quale sempre più spesso ricorrono tanto i giornalisti free-lance specializzati in inchieste quanto, in questo caso, il teatro indipendente o altre espressioni di produzione artistica autonoma.

«Per noi trentenni – riflette la Caselli – è evidente che i finanziamenti pubblici non esistono più e quelli privati sono sempre più difficili da ottenere. Perché sedersi in panchina e aspettare un aiuto dall’esterno? Io penso che valga la pena con creatività e impegno, mettendo la faccia in prima persona, trovare il modo di coinvolgere il pubblico e convincerlo a finanziare un’azione di sensibilizzazione». É così nata una pagina Internet sulla quale semplicemente, grazie ai social, sono stati raccolti in meno tempo del previsto i 3.200 euro richiesti dall’attrice e dalle maestranze per portare in scena i diari della Corrie. «È stata una soddisfazione e una sorpresa anche per me: al di là dell’appoggio di parenti e amici – afferma la Caselli – non mi aspettavo così tanta partecipazione. É il segno, a mio avviso, che la storia di questa ragazza e la tragedia della sua fine continuano a parlare al cuore di tante persone che non si sono rassegnate alla fine del processo di pace fra israeliani e palestinesi».

Dal copione, una ventina di pagine dense di appunti di una 23enne di Olympia (nello Stato di Washington, Usa), emerge il ritratto di un’idealista giunta sul campo di battaglia della Striscia di Gaza senza una conoscenza approfondita del centenario conflitto arabo-israeliano e della sua complessità, ma decisa a spendersi in prima persona per far rispettare i diritti dei palestinesi. La giovane, che sognava di viaggiare in Sudamerica l’anno dopo e di impegnarsi in altre battaglie per i diritti umani e la giustizia, ebbe appena due mesi di tempo per rendersi conto della situazione sul campo prima «dell’incidente», secondo la ricostruzione dell’esercito israeliano, che il 16 marzo 2003 le stroncò la vita. «Rachel Corrie – riflette la Caselli – è stata una vittima sua malgrado: era lì con la speranza di cambiare le cose sul campo e noi intendiamo onorarne la memoria e l’impegno. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico sulla questione palestinese, spingere le persone a farsi delle domande, soprattutto i più giovani alcuni dei quali non sanno neanche chi fosse Rachel». Il monologo sarà in scena in anteprima a Roma a fine mese al teatro indipendente Studio1 e verrà poi replicato durante l’estate a Firenze, Livorno, e al festival di Pontedera (Pisa). L’auspicio della Caselli è di ricevere inviti a recitarlo lungo tutta la Penisola.

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