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Un generale israeliano fa l’esame di coscienza alla nazione

Terrasanta.net
10 maggio 2016
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Un generale israeliano fa l’esame di coscienza alla nazione
Il capo di stato maggiore aggiunto israeliano, gen. Yair Golan, depone una corona di fiori al memoriale dello Yad Vashem a Gerusalemme, il 5 maggio 2016. (foto Olivier Fitoussi)

Giorni fa il vice capo di stato maggiore della Difesa, il gen. Yair Golan, ha messo in guardia la società israeliana dai rischi che sta correndo. L'accostamento alla Germania nazista fa insorgere il premier.


(n.h.) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha criticato domenica scorsa, 8 maggio, il vice capo di stato maggiore della Difesa, il generale Yair Golan, per alcune dichiarazioni nelle quali ha paragonato la società israeliana alla Germania nazista.

In un discorso pronunciato alla vigilia della Giornata dell’Olocausto, che in Israele è stata celebrata il 5 maggio, il generale Golan ha detto che la commemorazione «deve condurci a riflettere profondamente sulla natura dell’Uomo, anche quando quest’Uomo siamo noi».

«Se c’è una cosa che mi spaventa a proposito della memoria della Shoah è osservare i processi spaventosi intervenuti nell’Europa e, in particolare, in Germania 70, 80 o 90 anni fa, e trovare indizi della loro presenza anche tra noi nel 2016», ha detto il generale nel suo discorso. Secondo l’alto ufficiale «non c’è nulla di più facile che odiare lo straniero, o suscitare paure e intimidire. Non vi è nulla di più facile che comportarsi come un animale, dimenticare i principi e agire con leggerezza».

«Nella Giornata dell’Olocausto dobbiamo dibattere sulla nostra capacità di estirpare i semi dell’intolleranza, della violenza, dell’autodistruzione e della decadenza morale», ha aggiunto Golan. Così come lo Yom Kippur è un giorno di espiazione personale, ha proseguito il generale, la commemorazione dell’Olocausto «dovrebbe essere, ed è essenziale che lo sia, un giorno di espiazione nazionale».

Subito accusato di aver paragonato lo Stato d’Israele alla Germania nazista, in un comunicato diffuso la mattina del giorno 5 il generale Golan ha precisato: «Il raffronto è assurdo e senza fondamento. Non ho alcuna intenzione di proporre un parallelo o di criticare i dirigenti della nazione. L’esercito israeliano è una forza armata che ha un’etica, rispetta le regole d’ingaggio e protegge la dignità umana».

Malgrado la precisazione, le frasi dell’alto ufficiale non hanno mancato di scatenare passioni in Israele. Si è discusso su ciò che è opportuno dire quando si commemorano le vittime ebree o sulle implicazioni del paragone tra lo Stato ebraico e il regime nazista. Anche il primo ministro israeliano ha dato battaglia: «Il paragone che emerge dalle parole del capo di stato maggiore aggiunto con gli avvenimenti della Germania nazista di ottant’anni fa è scioccante», ha dichiarato Netanyahu. «È senza fondamento e fa male alla società israeliana. Inoltre banalizza la stessa Shoah. Il capo di stato maggiore aggiunto è un ufficiale di valore, ma le sue dichiarazioni sono totalmente false e per me inaccettabili», ha concluso il premier.

Nell’ondata sanguinosa di attentati che è esplosa a partire dallo scorso ottobre sono stati uccisi 28 israeliani (o stranieri) e 203 palestinesi. Nel febbraio scorso, il capo di stato maggiore, gen. Gadi Eisenikot, ha suscitato la collera dei politici mettendo in guardia i giovani soldati contro il ricorso eccessivo alla forza durante gli interrogatori degli aggressori palestinesi.

Alcuni gruppi di difesa dei diritti umani hanno fatto appello a Israele perché smetta di utilizzare «una forza letale» contro gli autori degli attacchi. Emblematico il caso di Elor Azaria, un soldato israeliano diciannovenne, che il 24 marzo scorso è stato filmato mentre giustiziava a sangue freddo un assalitore palestinese che già da alcuni minuti si trovava a terra ferito e immobile in mezzo ad altri soldati israeliani che soccorrevano un commilitone ferito nell’attacco. Il processo a carico di Azaria si è aperto lunedì mattina al tribunale militare di Jaffa, davanti al quali il giovane è imputato di omicidio e «condotta militare operativa impropria».

All’interno della classe politica le reazioni alle frasi pronunciate dal generale Golan sono state di vario genere. C’è chi, come la ministra della Cultura Miri Regev, ha chiesto che l’alto ufficiale sia congedato e chi, come il ministro della Difesa Eli Ben-Dahan, è andato in soccorso del generale spiegando che il suo intento era mettere in guardia contro le tendenze più inquietanti presenti nella società israeliana.

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