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I manoscritti di Qumran come un grande puzzle digitale

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26 febbraio 2016
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I manoscritti di Qumran come un grande <i>puzzle</i> digitale
Migliaia di frammenti di Qumran sono consultabili ormai in versione digitale. (foto Shai Halevi/Israel Antiquities Authority).

Informatici e specialisti dei manoscritti del Mar Morto sono impegnati in un nuovo progetto comune: la digitalizzazione delle pergamene e dei frammenti di papiro rinvenuti a Qumran. Un’impresa che richiede di scansionare migliaia di frammenti antichi di almeno duemila anni e che vede fianco a fianco istituzioni culturali e accademiche israeliane e tedesche.


(n.h.) – Informatici e specialisti dei manoscritti del Mar Morto sono impegnati in un nuovo progetto comune: la digitalizzazione delle pergamene e dei frammenti di papiro rinvenuti a Qumran. Un’impresa che richiede di scansionare migliaia di frammenti antichi di almeno duemila anni.

Stiamo parlando di una collaborazione tra scienziati e ricercatori volta a realizzare una piattaforma virtuale e strumenti digitali d’avanguardia. «Il progetto – spiegano all’Autorità per le antichità di Israele (Aai) – consentirà ai ricercatori del mondo intero di lavorare insieme e contemporaneamente in un concreto spazio di lavoro virtuale» e collaborare nel riunire migliaia di frammenti di manoscritti biblici. Sarà anche possibile produrre e pubblicare una nuova generazione di edizioni digitali modificabili delle pergamene.

I frammenti scansionati ad oggi sono 16 mila su un totale di 20 mila, secondo Pnina Shor, la direttrice del progetto dei manoscritti di Qumran. L’Aai accoglie con favore «questo nuovo partenariato di ricerca» che contribuirà alla migliore comprensione di «una delle scoperte più importanti del Ventesimo secolo»

Il laboratorio di restauro dell’Aai a Gerusalemme attribuisce una cura particolare a questi frammenti scoperti 70 anni fa. Secondo la Shor, gli ultimi sviluppi tecnologici permetteranno uno «studio approfondito delle pergamene, un’analisi più innovativa e lo schiudersi di nuove prospettive su questi manoscritti millenari».

Il programma offrirà, al contempo, strumenti paleografici, un collegamento tra testi e immagini e il trasferimento agevole di contenuti tra i diversi database. I lettori avranno così accesso al testo originale dei manoscritti, a migliaia di immagini d’alta qualità degli antichi documenti, a spiegazioni e traduzioni aggiornate in diverse lingue e alla comparazione sinottica dei brani.

Il progetto di partenariato si avvale di un finanziamento di 1,6 milioni di euro erogati dal Programma di cooperazione israelo-tedesca (Deutsch-Israelische-Projektförderung) e sarà amministrato dalla Fondazione tedesca per la ricerca (Deutsche Forschungsgemeinschaft). Questa collaborazione senza precedenti raccorderà il progetto Qumran-Lexicon dell’Accademia delle Scienze e delle Lettere di Gottinga, in Germania, con la Biblioteca digitale dei rotoli di Qumran “Leon Levy”, creata per iniziativa dell’Aai e resa possibile dalla stretta collaborazione tra informatici, ricercatori sui manoscritti di Qumran ed esperti dell’Aai, dell’Università di Haifa, di quella di Tel Aviv e dell’Accademia di Gottinga.

Il sito Internet della biblioteca digitale Leon Levy contiene oggi più di 10 mila immagini dei testi antichi rinvenuti nelle grotte di Qumran. I reperti sono una collezione di un centinaio di brani biblici in aramaico, ebraico e greco scoperti tra gli anni 1946-1956 nelle grotte che si affacciano sulla sponda occidentale del Mar Morto. I manoscritti risalgono ai tre secoli precedenti la nascita di Cristo e al primo secolo d.C. Sarebbero stati compilati o collezionati da ebrei che lasciarono Gerusalemme per il deserto all’epoca del secondo Tempio. Le pergamene, che tanto affascinano gli studiosi, gettano luce sul giudaismo antico, sulla nascita del cristianesimo e sull’evoluzione letteraria del testo biblico.

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