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F48, una nuova televisione palestinese per gli arabi israeliani

Giuseppe Caffulli
3 giugno 2015
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Il lancio dovrebbe avvenire il 18 giugno prossimo, inizio del mese di Ramadan. Il nome, Filistin48, la dice lunga: rimanda alla terra di Palestina e al cruciale 1948, anno della nascita del moderno Stato d’Israele. Parliamo della nuova televisione satellitare dell’Autorità Nazionale Palestinese rivolta ai fratelli arabi rimasti entro i confini israeliani. Quale linea editoriale avrà?


Il lancio dovrebbe avvenire, a meno di soprese, il 18 giugno prossimo, inizio del mese di Ramadan. Il nome, Filistin48, la dice già lunga: allude infatti alla condizione della terra di Palestina prima del 1948, prima cioè della nascita dello Stato d’Israele. F48, questa la formula sintetica, è la nuova televisione satellitare voluta dall’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), ma finanziata dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), per parlare ai fratelli arabi rimasti entro i confini israeliani, in Galilea come nel deserto del Neghev.

La linea editoriale di F48 sarà dedicata a temi sociali e culturali, con l’intento di riallacciare i rapporti (in più punti sfilacciati) con la componente araba israeliana. Si tratta però di una scommessa sul futuro, fanno sapere dalle parti di Ramallah. Se da una parte i cittadini arabi israeliani non hanno ancora un peso determinante nelle scelte d’Israele, è pur vero che la novità di una lista araba unitaria alle passate elezioni ha portato un vento di novità. E ha fatto balenare la speranza di un fronte unito anche sulle rivendicazioni dei palestinesi dei Territori occupati.

La nascita di F48 è guardata però con una certa apprensione da tutti coloro che temono una nuova recrudescenza del conflitto israelo-palestinese. Non più tardi di qualche settimana fa, sul canale nazionale dell’Anp, in un programma per bambini si definivano gli ebrei «creature malefiche»…

F48 saprà essere la televisione dell’incontro tra i palestinesi divisi dal conflitto, capace di superare barriere e confini, in un’ottica di dialogo, oppure vorrà essere l’ennesimo megafono del radicalismo?

(Su Twitter: @caffulli)

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