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Odio antireligioso, il nuovo fronte è la Rete

Manuela Borraccino
18 febbraio 2014
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Odio antireligioso, il nuovo fronte è la Rete

Tecnologia e uso di massa dei pregiudizi: la miscela esplosiva che contribuì all’ascesa del nazismo non sembra del tutto sconfitta, se si considera il proliferare in Rete di siti antisemiti, islamofobi e anticristiani, rimarca Roberto Rapaccini nel suo nuovo saggio dedicato al pregiudizio religioso come strumento di propaganda.


Tecnologia e uso di massa dei pregiudizi: la miscela esplosiva che contribuì all’ascesa del nazismo negli anni Trenta del secolo scorso non sembra del tutto sconfitta dalla storia se si considera il proliferare in Rete di siti antisemiti, islamofobi e anticristiani, rimarca Roberto Rapaccini nel suo nuovo saggio dedicato al pregiudizio religioso come strumento di propaganda.

Funzionario del ministero dell’Interno esperto nel contrasto al terrorismo internazionale, l’autore di Paura dell’Islam torna in libreria con un saggio che intende fornire ai lettori – soprattutto ai più giovani e ai meno istruiti e dunque più manipolabili – gli strumenti per difendersi dalle tante «bufale» ingiuriose che circolano in Rete. La disinformazione nel cyberspazio è una presenza tutt’altro che secondaria: basti pensare che in Italia il numero di siti razzisti è passato da 836 nel 2008 a 1.172 nel 2009, con un aumento del 40 per cento secondo l’Indagine parlamentare sull’antisemitismo pubblicata a fine 2011. Solo i siti antisemiti risultavano più di cento nel 2012, con un incremento costante: lo dimostra l’inarrestabile circolazione dei Protocolli dei Savi di Sion, il celebre falso antisemita costruito nella Francia della fine del Diciannovesimo secolo (con la determinante collaborazione dell’Ochrana, la polizia segreta dello zar), oltre agli innumerevoli forum dedicati al presunto complotto giudaico-massonico per dominare la finanza mondiale.

Il volume Il pregiudizio religioso sul web. Internet, da punta avanzata della democrazia a strumento di omologazione del pregiudizio esplora un mondo virtuale del quale forse si sottovaluta l’influenza sul mondo reale: non ci sono solo i supermercati dell’odio online contro gli ebrei ma anche centinaia di forum anti-islamici e anticristiani. Da un’indagine del 2012 sulla «reputazione digitale» di Benedetto XVI e del Dalai Lama, risultava che la metà dei contenuti online su papa Ratzinger aveva valenza negativa, talvolta fortemente critica e lesiva, mentre solo il 7 per cento era «tiepidamente positivo» ed il resto neutrale. Sul Dalai Lama invece il 26 per cento dei contenuti era positivo, e solo l’8 per cento negativo, ma non lesivo.

Così, se i social network continuano ad avere un ruolo formidabile nella diffusione della democrazia partecipativa, come testimoniato anche dal loro ruolo nelle rivolte arabe, d’altra parte desta una crescente preoccupazione l’inquietante disponibilità in Rete di una massa incontrollabile di documenti improntati all’intolleranza, sempre di più merce disponibile a costo zero. Difficili le sanzioni, non solo perché la normativa risulta ormai inadeguata contro la pervasività del razzismo digitale, ma anche perché manca un’autorità sovranazionale che possa contrastare fenomeni con ramificazioni globali.

Il pregiudizio religioso sul web è dunque un agile saggio di impostazione didattica che andrebbe letto e discusso da studenti, genitori e insegnanti. Perché il pregiudizio affonda le proprie radici nell’ignoranza, nella mancanza di rispetto e ostilità immotivata verso una fede. Al punto da lasciare aperte, rimarca nella prefazione l’ex parlamentare Franco Giustinelli, le domande da cui scaturisce il libro di Rapaccini: Internet rappresenta ancora la punta avanzata della democrazia o dobbiamo riconsiderarne la valenza? La Rete ci rende davvero più liberi o, come dimostrano Wikileaks e il Datagate, si tratta di una libertà vigilata?


Roberto Rapaccini
Il pregiudizio religioso sul web

Internet, da punta avanzata della democrazia a strumento di omologazione del pregiudizio
Cittadella, Assisi 2013
pp. 172 – 13,90 euro

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