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Nella penisola del Sinai il terrorismo minaccia turisti e pellegrini

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20 febbraio 2014
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Nella penisola del Sinai il terrorismo minaccia turisti e pellegrini
La carcassa dell'autobus colpito dall'attentato del 16 febbraio scorso nella penisola del Sinai, in Egitto.

Scade oggi, 20 febbraio, l’ultimatum lanciato a turisti e pellegrini che visitano l’Egitto dal gruppo islamista Ansar Bayt al-Maqdis. La formazione, vicina ad Al Qaeda, imperversa nella regione del Sinai e ha rivendicato la responsabilità del sanguinoso attentato che domenica 16 febbraio è costato la vita a tre pellegrini sudcoreani e all'autista del loro pullman.


(Milano/c.g.) – Scade oggi, 20 febbraio, l’ultimatum lanciato a turisti e pellegrini che visitano l’Egitto dal gruppo islamista Ansar Bayt al-Maqdis (denominazione che potremmo tradurre con «I difensori del Santuario», con riferimento all’aurea Cupola della Roccia, uno dei più venerati luoghi santi musulmani di Gerusalemme). La formazione, vicina ad Al Qaeda, imperversa nella regione del Sinai. «Consigliamo ai turisti di andarsene sani e salvi prima dello scadere del nostro ultimatum», avrebbe minacciato via Twitter la banda armata islamista. Un avvertimento di cui tenere conto se si pensa che il gruppo ha rivendicato la responsabilità del sanguinoso attentato di domenica scorsa, nel quale sono morti tre pellegrini cristiani provenienti dalla Corea del Sud, oltre all’autista egiziano del pullman su cui viaggiavano, non lontano dal confine tra Israele ed Egitto.

Una ventina di altri pellegrini della comitiva sono rimasti feriti nell’esplosione. Lo stesso gruppo armato aveva in precedenza rivendicato anche l’attentato contro Mohammed Ibrahim, ministro degli Interni egiziano, avvenuto al Cairo lo scorso settembre; nonché l’abbattimento di un elicottero militare con un missile lo scorso 25 gennaio, e la conseguente morte di cinque militari. Secondo i media locali, l’attentato di Ansar Bayt al-Maqdis sarebbe stato la reazione alla decisione di un tribunale egiziano di perseguire l’ex presidente Morsi per tradimento.

Da quando, lo scorso luglio il presidente Mohammed Morsi è stato deposto e arrestato dalle forze armate egiziane, nel Sinai diversi gruppi di militanti islamisti hanno imbracciato le armi: in pochi mesi le vittime del conflitto sono state centinaia tra militari e agenti di polizia da una parte e miliziani islamici dall’altra, con il risultato disastroso di aver trasformato il Sinai in una delle regioni più pericolose del Medio Oriente. Con l’attentato di domenica, però, è avvenuto un «salto di qualità» nella strategia degli attentatori, perché prendere di mira direttamente i turisti significa colpire al cuore il settore economico di punta dell’economia egiziana (che garantiva più del 10 per cento del Pil nazionale prima del 2011), settore caduto in una profonda crisi dall’inizio della rivoluzione. La minaccia dei terroristi sembra già aver colpito il bersaglio: lunedì le autorità tedesche, infatti ha scoraggiato ufficialmente i propri connazionali a far visita in Egitto.

I pellegrini vittime dell’attentato del 16 febbraio, provenivano dalla cittadina sudcoreana di Jincheon, facevano parte della Chiesa presbiteriana ed erano impegnati in un pellegrinaggio di due settimane tra Turchia, Israele ed Egitto. Al momento dell’esplosione si trovavano nei pressi dell’Hilton Taba Hotel, un grande albergo della cittadina turistica di Taba, sul Mar Rosso, tristemente nota per essere stata il teatro di un’altra bomba, dieci anni fa, che uccise 34 turisti israeliani ed egiziani. La comitiva sudcoreana si era appena recata a visitare il monastero di Santa Caterina, sul Sinai, e si stava dirigendo verso la costa.

Già nel febbraio 2012 un altro gruppo di turisti della Corea del Sud venne rapito nella regione desertica del Sinai e trattenuto per un giorno. Questo episodio indusse le autorità coreane a dichiarare per l’Egitto il livello di attenzione 3 (su una scala di 4), per cui i turisti sono avvisati dell’estrema pericolosità del viaggio che stanno per intraprendere, ma vengono lasciati liberi di farlo. Dopo l’attentato di domenica per i cittadini coreani potrebbe però scattare la proibizione assoluta di viaggi in Egitto.

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