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Paolo VI e Atenagora, i frutti dell’ecumenismo in Terra Santa

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4 gennaio 2014
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Paolo VI e Atenagora, i frutti dell’ecumenismo in Terra Santa
Papa Paolo VI con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora in una foto d'archivio.

Il numero di gennaio-febbraio 2014 del bimestrale Terrasanta ospita un testo di padre Frans Bouwen, direttore della rivista Proche-Orient Chrétien. Di origini belghe, Bouwen risiede dal 1969 nella città vecchia di Gerusalemme ed è tra le personalità più attente ai temi dell’ecumenismo. Nel testo che qui anticipiamo si sofferma sull’importante evento storico risalente giusto a mezzo secolo fa.


Il numero di gennaio-febbraio 2014 del bimestrale Terrasanta ospita nella sua rubrica In dialogo un testo di padre Frans Bouwen, direttore della rivista Proche-Orient Chrétien. Di origini belghe, il religioso appartiene alla Società dei missionari d’Africa (noti anche come «padri bianchi», per il colore del loro abito religioso). Bouwen risiede dal 1969 nella città vecchia di Gerusalemme, presso la chiesa di Sant’Anna, ed è tra le personalità più attente ai temi dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso. Nel testo che qui anticipiamo si sofferma sull’importante evento storico risalente giusto a mezzo secolo fa.

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Il 5 gennaio ricorre il cinquantesimo anniversario dello storico incontro tra papa Paolo VI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora, avvenuto nel 1964 a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi. L’immagine dell’abbraccio tra queste due guide della Chiesa è diventata quasi un’icona dei successivi sviluppi nelle relazioni ecumeniche tra cattolici e ortodossi. «Icona» nel senso vero e proprio che la tradizione orientale assegna al termine: non una semplice immagine, ma un segno quasi «sacro» che ha già misteriosamente in sé la realtà che rappresenta.

Consapevole della portata storica di quell’incontro, il patriarca Bartolomeo I, successore di Atenagora, ha proposto a Papa Francesco, in occasione dell’inaugurazione del suo ministero come vescovo di Roma, d’incontrarsi a Gerusalemme per commemorare l’anniversario, rendere grazie al Signore e ravvivare lo spirito di dialogo (il viaggio si dovrebbe svolgere alla fine del maggio prossimo e la conferma ufficiale da parte della Santa Sede è attesa prestissimo – ndr).

Se ci chiedessimo quali sono stati i frutti di quei giorni per quanto riguarda le relazioni tra le Chiese nella stessa Gerusalemme, bisogna riconoscere che le visite di Paolo VI al patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme Benedictos rivestirono un’importanza ancora più immediata. Ancora prima di incontrare Atenagora il 5 gennaio, infatti, il Papa incontrò due volte Benedictos. Questi vide dunque riconosciuto il proprio ruolo di «capo» delle Chiese di Gerusalemme, accogliendo Paolo VI e Atenagora proprio in quanto tale. Questo riconoscimento fu all’origine di uno spirito nuovo nelle relazioni ecumeniche locali.

Da allora, queste relazioni si sono pian piano evolute. Un’altra tappa significativa, nel 1965, fu il rientro delle reliquie di san Saba da Venezia al monastero, tra Gerusalemme e Betlemme, che ne porta il nome. Ogni anno, il patriarcato ortodosso celebra questo ritorno come una grande festa liturgica; i frutti, per i cattolici, sono invece rimasti un po’ deludenti, dato che i monaci non permettono loro di pregare nei pressi delle reliquie quando visitano il monastero.

Una ventina d’anni più tardi, dal dicembre del 1987, gli episodi dolorosi e violenti legati alla prima intifada (1987-1993) hanno ravvivato e rafforzato i rapporti tra i patriarchi e i vescovi di Gerusalemme. Chiamati in causa dalle sofferenze e dalle ingiustizie, hanno preso la decisione di consultarsi e di parlare a una sola voce. Pian piano i loro incontri si sono fatti più frequenti e oggi avvengono all’incirca ogni due mesi. Hanno anche pubblicato due memorandum, nel 1994 e nel 2006, sul significato di Gerusalemme per i cristiani e sui diritti che ne derivano per le loro comunità. Ogni anno, poi, presentano un messaggio congiunto in occasione della Pasqua e del Natale. Certo, ci si potrebbe augurare che queste occasioni di ritrovo sfocino in una più fattiva collaborazione pastorale; una certa consuetudine ha comunque potuto instaurarsi. Dobbiamo già essere contenti che queste occasioni ci siano e offrano una possibilità concreta per ulteriori iniziative comuni.

Un incontro a Gerusalemme tra Francesco e il patriarca Bartolomeo, accolti insieme dall’attuale patriarca greco-ortodosso della città, Teofilo III, potrebbe dare nuovo slancio alle relazioni ecumeniche in loco e costituire una nuova promessa per i rapporti tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa in tutto il mondo.

Frans Bouwen
(traduzione dal francese a cura di Roberto Orlandi)

 

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