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Umano e divino nel giudaismo

Giampiero Sandionigi
26 novembre 2013
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Umano e divino nel giudaismo

Autore prolifico, Paolo De Benedetti ha offerto a generazioni di italiani l'opportunità di guardare con occhi nuovi al rapporto fra ebraismo e cristianesimo. Questo volume rielabora e raggruppa per temi i contenuti di alcune sue conferenze o di testi a suo tempo pubblicati da sulla rivista SeFeR – Studi Fatti Ricerche. Tre le grandi aree tematiche: Dio; Uomo, donna e creazione; Feste.


«Se così si può dire» è la traduzione più fedele dell’espressione ebraica kivjaqôl, che indica il paradosso per cui alla Torah è richiesto di esprimere qualcosa su Dio con il linguaggio umano, inevitabilmente inadeguato. L’espressione è ormai familiare a molte persone, grazie all’insegnamento che Paolo De Benedetti – ultraottantenne prolifico autore, nonché docente di giudaismo in vari atenei – ha offerto a generazioni di italiani che oggi guardano con occhi nuovi al rapporto fra ebraismo e cristianesimo. Il volume rielabora e raccoglie i contenuti di conferenze tenute dall’autore o testi a suo tempo da lui pubblicati sulla rivista SeFeR – Studi Fatti Ricerche. Tre le grandi aree tematiche: Dio; Uomo, donna e creazione; Feste (ove vengono presi in esame Pasqua, Capodanno ebraico, Kippur e Shabbat).

Nel suo discorrere, De Benedetti sembra proporsi di introdurre alla conoscenza del giudaismo un lettore curioso e acculturato, ma non necessariamente munito di un retroterra di studi teologici o filosofici. L’autore procede illuminando questo o quell’aspetto, a volte anche solo con lampi che rimandano ad ulteriori approfondimenti personali.

Così, ad esempio, in poche righe aprendiamo il valore profondo del «precetto» per un ebreo praticante: egli, come Adamo ed Eva, vuole assomigliare a Dio, ma la via giusta è quella di obbedire alla volontà divina. «Indagare sull’essenza di Dio – chiarifica De Benedetti – assolutamente non deve essere fatto: si deve indagare su quello che Dio vuole. In altri termini, potremmo dire che in vetta all’ebraismo, non c’è un mistero dell’essenza divina, ma c’è un mistero della volontà divina. (…) Ogni precetto è sacro , non per il suo contenuto, ma perché viene da Dio, così non si può fare una gradazione nei precetti». (p. 21s.).

Altre pagine meritano d’essere gustate. Come quelle, suggestive, che ci rammentano il volto femminile di Dio; o tutta la sezione dedicata alla dimensione orizzontale dell’esperienza umana: le relazioni uomo-donna, il rapporto con il Creato, lo spazio «teologico» che in esso compete agli animali.

Il testo appartiene alla collana Cristiani ed ebrei, iniziativa comune delle edizioni Dehoniane, di Bologna, e Morcelliana, di Brescia, che nasce da un progetto del gruppo interconfessionale Teshuvà, di Milano. Benedetta dal compianto card. Carlo Maria Martini, che se ne compiacque in una Prefazione, la collana si propone di contribuire alla scoperta dell’ebraismo da parte dei cristiani e agli studi ebraici sul cristianesimo, andando oltre ogni secolare polemica.

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