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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Che ne sarà dei Fratelli Musulmani?

di Elisa Ferrero
15 luglio 2013
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Dopo la destituzione di Mohammed Morsi, seguita da alcuni giorni di scontri sanguinosi ed enormi tensioni, sull’Egitto è calata una sorta di calma surreale, dovuta sostanzialmente all’inizio del digiuno di Ramadan. I sostenitori di Morsi sono ancora in piazza, decisi a proseguire il loro sit-in, e anche molti suoi oppositori sono ancora per le strade, pronti a riprendere le proteste, se necessario. Nel frattempo ci si interroga sul futuro della Fratellanza Musulmana. Quale strada deciderà di imboccare?


Dopo la destituzione di Mohammed Morsi, seguita da alcuni giorni di scontri sanguinosi ed enormi tensioni, sull’Egitto è calata una sorta di calma surreale, dovuta sostanzialmente all’inizio del digiuno di Ramadan. I sostenitori di Morsi sono ancora in piazza, decisi a proseguire il loro sit-in, e anche molti suoi oppositori sono ancora per le strade, pronti a riprendere le proteste, se necessario. Nel frattempo, la politica si muove lenta, tentando di produrre un governo per il Paese che accontenti esercito, salafiti del partito al-Nour, liberali e social-democratici della (ex) opposizione, e naturalmente la piazza che, dopo esser stata l’artefice principale del rovesciamento di Morsi, rischia ancora una volta di rimanere esclusa dalle istituzioni. L’informazione egiziana, invece, è letteralmente impazzita, con la tivù di Stato e i canali satellitari «laici» su una sponda, e al-Jazeera, il portale dei Fratelli Musulmani e altre fonti a loro vicine sull’altra. Entrambi i campi paiono impegnati in una feroce guerra mediatica, in mezzo alla quale verificare l’attendibilità delle notizie è diventata un’ardua impresa.

In questo contesto, proseguono mille dibattiti su quanto è accaduto. Uno di questi riguarda il futuro della Fratellanza Musulmana: riuscirà a sopravvivere al colpo subito? Se sì, come? Le opinioni in proposito sono molto varie, ma si possono individuare due orientamenti principali. Il primo sostiene che la Fratellanza sarà costretta a una radicale riforma interna, senza la quale, altrimenti, il suo futuro appare segnato, perché la popolazione egiziana l’ha ormai rigettata nella sua forma attuale. A questo campo appartengono molti dissidenti della Fratellanza che non vogliono veder escludere gli islamisti dalla vita pubblica del Paese, ma puntano altresì il dito sulla loro leadership, ritenuta autoritaria e irresponsabile, completamente chiusa a ogni esigenza di pluralismo emersa con la rivoluzione del gennaio 2011. La speranza di una riforma dal basso, dalla base giovanile del movimento, è tuttavia svanita già una volta, subito dopo la destituzione di Hosni Mubarak, quando per un breve periodo era sembrato che la gioventù dell’organizzazione potesse far prevalere la sua voce.

In questi giorni, molti giornali hanno parlato della nascita di una nuova corrente in seno alla Fratellanza, denominata «Fratelli senza violenza». Il portavoce l’ha descritta come una specie di Tamarrud interno, poiché il suo scopo sarebbe quello di raccogliere un certo numero di firme per chiedere le dimissioni della guida generale Mohammed Badie e del resto della dirigenza. Questa corrente, tuttavia, è stata subito liquidata dai vertici della Fratellanza come una creazione dei Servizi di sicurezza dello Stato, la cui abilità di infiltrarsi in qualsiasi movimento, o partito, è nota. È troppo presto, quindi, soprattutto nell’attuale panorama mediatico, per saperne di più sull’identità di questa corrente.

Il secondo orientamento, invece, ritiene che la Fratellanza non sparirà, ma che al contrario si radicalizzerà, tornando a giocare il ruolo della vittima che le è più consono, magari avvicinandosi ulteriormente alle formazioni jihadiste. C’è anzi chi ritiene che l’azione troppo tempestiva dei militari abbia arrestato un processo di ribellione in corso, all’interno dell’organizzazione, nei confronti della leadership, rafforzando quest’ultima su posizioni reazionarie. La destituzione di Morsi avrebbe infatti dimostrato che non c’è nulla da guadagnare, da parte degli islamisti, nel prendere parte alla democrazia. In sostanza, secondo questa opinione, la mossa dell’esercito avrebbe tolto la Fratellanza dall’imbarazzo del fallimento del suo governo e dalla necessità, sempre più evidente, di una reale autocritica e di una profonda riforma.

Saranno solo i giorni a venire a rivelarci quale strada prenderanno i Fratelli Musulmani: riforma, radicalizzazione o trattativa con l’esercito e il nuovo governo?

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