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Gaza, a tavola coi ragazzi di Atfaluna

Miriam Mezzera
28 maggio 2013
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Gaza, a tavola coi ragazzi di <i>Atfaluna</i>
Un angolo della sala da pranzo del ristorante Atfaluna, a Gaza City. (foto M. Mezzera)

Non chiedere al cameriere di elencarti gli ingredienti di una portata: regola fondamentale ad Atfaluna, dove i piatti da ordinare si indicano sul menù e le quantità si spiegano a gesti. Atfaluna – che in arabo significa «i nostri bambini» – è forse il primo ristorante al mondo interamente gestito da non udenti.


(Gerusalemme) – Non chiedere al cameriere di elencarti gli ingredienti di una portata: regola fondamentale ad Atfaluna, dove i piatti da ordinare si indicano sul menù e le quantità si spiegano a gesti. Atfaluna – che in arabo significa «i nostri bambini» – è forse il primo ristorante al mondo interamente gestito da non udenti, e si trova a Gaza.

Da una terra dove la disabilità è spesso vissuta come una condanna, come un problema che va ad aggiungersi a innumerevoli altri, arriva così una storia di speranza e di rinascita. Da alcuni mesi ha aperto infatti, vicino al porto di Gaza City, questo ristorante dall’aspetto accogliente e dall’idea innovativa.

Il progetto nasce dall’impegno che da oltre vent’anni anima la Atfaluna Society for Deaf Children, un’ong palestinese che si è posta come obiettivo quello di migliorare la vita delle persone affette da sordità a Gaza, partendo dall’educazione mirata dei bambini non udenti. Sono molte le attività che questo centro porta avanti, dall’insegnamento della lingua dei segni all’assistenza medica e psicologica. Lo scopo è aiutare i bambini e le loro famiglie, ma anche sensibilizzare al problema la società palestinese e, più in generale, l’opinione pubblica. Fino a pochi anni fa, la sordità – che tocca circa l’1,5 per cento della popolazione di Gaza – era percepita come un disturbo mentale, ma anche attraverso il paziente lavoro dell’Atfaluna Society la prospettiva sta gradualmente cambiando.

E anche l’idea del ristorante nasce con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità di questi giovani, permettendo loro di inserirsi al meglio in una società che troppo spesso esclude chi è gravato da difetti fisici. I «bambini» di Atfaluna non ricevono dunque solo un’educazione specifica, ma vengono anche introdotti nel mondo del lavoro, secondo le loro capacità, in un contesto dove la disoccupazione sta crescendo in modo vertiginoso e ha superato ormai il 40 per cento.

I ragazzi che lavorano al ristorante frequentano un corso di otto mesi, prima di iniziare a lavorare. Tra di loro, cuochi e camerieri usano la lingua dei segni, mentre con i clienti non sembra ci siano particolari difficoltà di comunicazione.

Il cliente di Atfaluna, a meno che non conosca la lingua dei segni, deve avere l’accortezza di indicare la propria scelta sul menù, ed eventualmente aiutarsi con il linguaggio universale dei gesti. Per il resto, farà esperienza di un ristorante di ottima qualità, curato nei minimi dettagli, e di una professionalità impeccabile. E contribuirà alla costruzione di una società inclusiva, in cui anche un ragazzo non udente può svolgere una vita (quasi) normale, anche a Gaza.

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