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A piedi per la Palestina

Anna Clementi
27 maggio 2013
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A piedi per la Palestina

«C'è un'altra Palestina, completamente diversa da quella che viene presentata sugli schermi televisivi». È la Palestina selvaggia e naturale, da esplorare camminando alla scoperta di valli, colline e tesori nascosti. L'olandese Stefan Szepesi ce la fa scoprire nel suo libro Walking Palestine: 25 Journeys Into the West Bank, un volume in lingua inglese interamente dedicato agli itinerari a piedi in Cisgiordania.


«C’è un’altra Palestina, completamente diversa da quella che viene presentata sugli schermi televisivi». È la Palestina selvaggia e naturale, da esplorare camminando alla scoperta di valli, colline e tesori nascosti. L’olandese Stefan Szepesi ce la fa scoprire nel suo libro Walking Palestine: 25 Journeys Into the West Bank, un volume in lingua inglese interamente dedicato agli itinerari a piedi in Cisgiordania.

Stefan, giovane camminatore incallito, è arrivato in Palestina nel 2006 per gestire un programma di assistenza dell’Unione Europea e la sua curiosità lo ha subito portato a inoltrarsi tra le campagne palestinesi «al di là di quel che si poteva vedere dai finestrini delle auto diplomatiche». Così Szepesi ha iniziato ad esplorare la Cisgiordania a piedi, da nord a sud, in compagnia di amici palestinesi ed internazionali e con l’aiuto di gruppi di trekking locali. Il suo desiderio di scoperta è stato ben presto soddisfatto e ha trovato un «ibrido di piccole viuzze rurali, stradine agricole, piccoli sentieri utilizzati da pastori e da contadini che si intrecciavano e attendevano di essere percorsi ed esplorati».

Nel 2010, dopo quattro anni di camminate in giro per la Cisgiordania, Stefan ha deciso di mettere per iscritto i risultati delle sue esplorazioni. Ne è uscito un libro, pubblicato in inglese nel 2012, che illustra 25 itinerari a piedi in Cisgiordania. Si tratta di un volume ricco di dettagli e di mappe, che guida il camminatore passo dopo passo dall’inizio alla fine del percorso e gli fornisce tutte le informazioni di cui ha bisogno. Informazioni non solo turistiche e geografiche ma anche culturali, politiche e sociali.

Si tratta di oltre 250 chilometri di sentieri, di diversa difficoltà, dalla semplice passeggiata lungo i resti delle mura dell’antica città di Sebastia, vicino a Nablus, fino alle scalette e all’arrampicata rocciosa di Wadi Qelt, l’affascinante canyon che si snoda nel deserto tra Gerusalemme e Gerico. Chi ama il verde e la natura può scegliere il percorso della «terra del sapone e del miele» che attraversa le distese di uliveti del villaggio settentrionale di Burqin; chi invece preferisce esplorare l’eredità cristiana della Palestina, non può non percorrere il suggestivo sentiero che conduce al villaggio di Zebabde, nell’area nord di Jenin. Anche per chi cerca un po’ di refrigerio nelle calde estati palestinesi c’è una proposta adatta: le piscine naturali di Bidaan, sconosciute ai più, che si trovano sulla strada che va da Nablus alla Valle del Giordano. Certo non possono mancare i sentieri nel deserto roccioso, come quello che dal monastero di Mar Saba, ad est di Betlemme conduce alla località di Hycarnia attraverso un arido paesaggio.

Tuttavia Walking Palestine è qualcosa di più di una semplice guida turistica: è un vero e proprio manuale che fornisce fondamentali spunti storici, politici e culturali. Leggendo il libro si scopre quando e come è nato il monastero di Mar Saba; si viene a conoscenza dell’incredibile storia del villaggio di Battir, vicino a Betlemme e delle gravi conseguenze che i suoi abitanti avranno nel caso in cui venga costruito il Muro di Separazione; si analizzano le cause e le possibili soluzioni dei gravi problemi idrici di cui soffre la popolazione palestinese.

Qual è la passeggiata preferita da Stefan? «Si parte da un luogo e si arriva in un altro» scrive l’autore. Il sentiero può essere facile, medio o difficile. Si può camminare anche per alcune ore. «Non esiste una strada giusta quando si esplora un nuovo percorso – continua l’autore –. Il mio percorso preferito è sempre stato quello di scoprire un nuovo sentiero: esplorare aree nuove, incontrare nuove persone, ascoltare storie mai sentite prima. Questo è il mio consiglio: camminate ed esplorate».

Il libro ha anche una sorta di appendice digitale: un sito web con lo stesso titolo, anch’esso solo in inglese. Vale la pena di visitarlo, se non altro per riempirsi gli occhi con le immagini presenti nella galleria fotografica.

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