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In Bahrein l’opposizione contesta la Formula 1

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19 aprile 2013
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In Bahrein l’opposizione contesta la Formula 1
Un murale contro il Gran Premio di Formula 1 in calendario il 21 aprile 2013 in Bahrein.

Sono iniziate oggi le prove del Gran Premio di Formula 1 del Bahrein, il piccolo Stato della Penisola arabica che si affaccia sul Golfo Persico. Proprio oggi si svolge anche la manifestazione di protesta più imponente, promossa dal Al Wefaq, la maggiore organizzazione di opposizione del Paese, che si oppone alla corsa in nome dei diritti umani.


(Milano/c.g.) – Sono iniziate oggi, 19 aprile, le prove del Gran Premio di Formula 1 del Bahrein, il piccolo Stato della Penisola arabica che si affaccia sul Golfo Persico. Proprio oggi si svolge anche la manifestazione di protesta più imponente, promossa dal Al Wefaq, la maggiore organizzazione di opposizione del Paese. Khalil al Marzooq, il leader degli oppositori al regime, ha lanciato un accorato appello perché le proteste si svolgano in modo pacifico.

In Bahrein, dove la maggioranza della popolazione è musulmana sciita, è una minoranza sunnita a detenere il potere. Contro questa minoranza, sull’onda della «primavera araba», fin dal febbraio 2011 si è infiammata la protesta. Le manifestazioni sono state però immediatamente sedate dalle forze dell’ordine (appoggiate da contingenti inviati dall’Arabia Saudita), che si sono rese responsabili di una lunga lista di episodi di violazione dei diritti umani e di repressione. Da allora ogni anno, per denunciare gli abusi, l’opposizione al regime organizza manifestazioni e proteste proprio in occasione del Gran Premio di Formula 1, quando il Paese – domenica 21 aprile – sarà sotto i riflettori dei media di tutto il mondo.

Ieri il Centro per i diritti umani del Bahrein ha denunciato l’arresto di 13 persone a seguito degli scontri che da Manama, la capitale, si sono propagati nei centri circostanti il circuito automobilistico, come Sitra e Diraz.

Giovedì le forze dell’ordine avrebbero sparato gas lacrimogeni per impedire ai manifestanti di raggiungere l’autostrada Budaiya, una delle più importanti vie di comunicazione della capitale. In altre zone della metropoli i manifestanti hanno bloccato strade con barricate di copertoni dati alle fiamme. Domenica scorsa è esplosa un’auto bomba, pur non causando vittime, nel distretto finanziario della capitale.

Oltre al Centro per i diritti umani, altre tre ong del Bahrein (l’Associazione della stampa, l’Associazione giovanile per i diritti umani e la Campagna contro il traffico d’armi) hanno inviato una lettera aperta agli organizzatori del Gran Premio – ma anche ai piloti, agli sponsor e alle reti televisive che lo trasmetteranno – invitandoli provocatoriamente a rinunciare all’evento.

«Se la corsa verrà disputata – spiega la lettera delle quattro ong – sarà in un Paese il cui governo continua ad essere responsabile di gravi violazioni dei diritti umani, dagli arresti arbitrari alle torture. Le prigioni del Bahrein sono piene di centinaia di prigionieri politici, la polizia abusa del suo potere, gli esponenti dell’opposizione sono provati della cittadinanza (…). La corsa viene usata dal governo per diffondere nel mondo una falsa immagine di normalità; un governo che al contempo impedisce ai giornalisti che desiderano, di visitare e conoscere al realtà del Paese. Nel 2012 la corsa si disputò praticamente sotto la legge marziale, molti attivisti vennero arrestati e, alcuni, detenuti per mesi. Ai giornalisti stranieri venne impedito di lavorare e un uomo, Salah Abbas Habib, fu ucciso dalle forze di sicurezza. Da allora – continua la lettera – la situazione non è migliorata (…). Speriamo che non ripetiate l’errore dell’anno scorso (l’aver partecipato alla manifestazione automobilistica – ndr). Se lo farete, darete l’occasione ad un regime repressivo di sfruttare lo sport per fini politici. Per questo vi scongiuriamo di rispettare i diritti umani e di non partecipare al gran premio del Bahrein».

L’appello delle ong non è stato accolto dagli organizzatori e il Gran Premio si svolgerà come da programma.

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