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Siria, resta aperto un varco per una soluzione politica

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10 dicembre 2012
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Siria, resta aperto un varco per una soluzione politica
Lakhdar Brahimi (foto Onu/Mark Garten)

Ancora ieri, 9 dicembre, il rappresentante speciale per la Siria delle Nazioni Unite e della Lega araba, Lakhdar Brahimi, ha ribadito la convinzione che a Damasco sia ancora possibile giungere una soluzione politica che ponga fine al conflitto in corso. Ma le armi non tacciono. Invano i capi delle comunità cristiane chiedono riconciliazione e pace.


(Milano/g.s.) – Ancora ieri, 9 dicembre, il rappresentante speciale per la Siria delle Nazioni Unite e della Lega araba, Lakhdar Brahimi, ha ribadito la convinzione che a Damasco sia ancora possibile giungere una soluzione politica che ponga fine al conflitto in corso, scongiurando l’estremo spargimento di sangue.

La dichiarazione di Brahimi è giunta al termine di un incontro a tre con il vice ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, e l’omologo statunitense William Burns i quali hanno ammesso che però la situazione si deteriora di giorno in giorno. La via d’uscita rimane quella da mesi sul tavolo: far tacere le armi e dar vita a un governo di transizione composto da uomini del regime e dei gruppi d’opposizione. Di fatto, a guardare la situazione sul terreno, i margini sembrano alquanto ridotti. La battaglia infuria ormai anche alle porte della capitale, soprattutto nell’area dell’aeroporto, e si continua a paventare il ricorso alle armi chimiche. Il governo ha assicurato che non intende farne uso, ribaltando l’accusa sui ribelli. Intanto circolano in Internet dei video tendenti a documentare bombardamenti aerei – dell’aviazione siriana – con ricorso ad ordigni incendiari le cui fiamme sembrano inestinguibili, mentre filtrano illazioni, da confermare, su laboratori al lavoro per ottenere gas nervini.

Il 4 dicembre la Nato ha accolto la richiesta turca e installerà batterie di missili Patriot lungo le sue frontiere con la Siria. Altre armi per rispondere alle armi. Dal canto loro i leader cristiani auspicano vie diverse: «Ogni escalation di violenza e di uso delle armi è una sconfitta per tutti. La Siria non ha bisogno di armi. I Paesi stranieri smettano di far arrivare armi nel Paese. Dove pensano di portarci con tutte queste armi?», ripeteva giorni fa il patriarca melchita Gregorio III Laham.

Un interrogativo retorico che ritorna, con toni diversi nella dichiarazione diffusa il 5 dicembre, dai patriarchi e vescovi cattolici del Medio Oriente, riuniti per la loro seconda assemblea ad Harissa, presso Beirut. Riferendosi alla Siria, ma anche all’intera regione, i presuli chiedono di porre fine ai conflitti e alle violenze che stravolgono i loro popoli, aprendo invece percorsi di riconciliazione e di pace in grado di garantire ad ogni cittadino libertà e dignità.

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