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Ragionando di beatitudini

Giampiero Sandionigi
12 dicembre 2012
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Vi sono parole del Maestro che sfavillano più di altre nella coscienza, se non proprio nella prassi, dell’Occidente cristiano. Le Beatitudini sono fra queste. Non stupisce, dunque, che continuino ad alimentare riflessioni ed iniziative editoriali. Tra queste ultime si inserisce la nuova collana della torinese editrice Lindau, curata da Roberto Righetto. Qualche suggestione.


Vi sono parole del Maestro che sfavillano più di altre nella coscienza, se non proprio nella prassi, dell’Occidente cristiano (e anche oltre i suoi confini). Le Beatitudini sono fra queste. Non stupisce, dunque, che continuino ad alimentare riflessioni ed iniziative editoriali. Tra queste ultime si inserisce la nuova collana della torinese editrice Lindau, curata da Roberto Righetto. Consterà di otto agili volumi (ad oggi ne sono usciti cinque), ciascuno dei quali dedicato a una delle beatitudini proposte da Gesù nel celebre Discorso della montagna, così com’è riportato nei capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo secondo Matteo.

Ogni volta il tema viene svolto da due firme della cultura laica e cattolica italiana. Abbiamo accostato tre volumi della collana traendone qualche suggestione che rilanciamo ai lettori.

Il cardinale Gianfranco Ravasi analizza la forma e ci dischiude la sostanza del versetto sui poveri in spirito, ponendolo nel contesto dell’Antico e del Nuovo Testamento e facendo cogliere le diverse sfumature del termine «povero» nel linguaggio scritturistico. Da par suo, il presidente del Pontificio consiglio per la cultura capta e rilancia anche alcuni degli echi che questa celebre pericope evangelica ha suscitato nei secoli. Adriano Sofri, invece, si misura col tema cercando di rispondere – con una dotta dissertazione di carattere sociologico, politico e antropologico – a qualche domanda sull’antitesi tra poveri e ricchi: Se i poveri sono beati perché loro è il regno dei cieli, come spiegare la guerra fra poveri? E a che condizioni la povertà può essere considerata motivo di beatitudine?

Venendo ai misericordiosi, il teologo Pierangelo Sequeri prova a rimotivare l’onorabilità della misericordia in un contesto, come quello in cui ci muoviamo, nel quale compassione, generosità, altruismo sono talvolta considerate «inclinazioni sospette e ipocrisie da smascherare».

Per il professor Duccio Demetrio, docente di filosofia all’Università di Milano Bicocca e pedagogo, la misericordia è componente irrinunciabile dell’esperienza umana: «Possiamo non credere più in un Dio misericordioso, o non avervi mai creduto, ma è difficile rinnegare la misericordia: a meno che non ci si strappi di dosso una parte di sé. (…) La misericordia non è un debito, né un credito: è generosità assoluta, magnanima, disinteressata. (…) Quali che siano oggi gli altri nomi più accettati, solidarietà, partecipazione, fratellanza, che hanno sostituito questa parola, ritenuta troppo impegnativa e solenne (troppo drammatica e per questo espulsa), essa sempre torna».

Lo storico Franco Cardini e la filosofa Luisa Muraro s’accostano alla beatitudine dei perseguitati per la giustizia.

Di Cardini ci piace citare qualche interrogativo su coloro che sono testimoni di giustizia (e perciò perseguitati). Egli si chiede se sia legittima la scalata solitaria alla Montagna Interiore o se non sia più auspicabile un percorso nell’amore di Dio espresso con l’amore fatto di gesti concretissimi verso i propri simili. E qui cita come fonte d’ispirazione la conversione di Francesco d’Assisi, che lo stesso Santo, nel suo Testamento, attribuisce allo stravolgimento indotto dall’incontro con i lebbrosi. Lo storico raccorda poi la riflessione sulla giustizia al tema della vigilanza rispetto ai tradimenti dei diritti umani fondamentali. Il caso esaminato è quello della Shoah, della Memoria che ne facciamo e del rapporto con gli altri stermini e massacri della storia contemporanea.

Nel cuore del suo intervento Luisa Muraro pone una domanda cruciale: «Con il cristianesimo il mondo è diventato migliore e più giusto di quanto non fosse ai tempi di Gesù?». La risposta, per nulla definitiva, sta a cavallo tra storia e teologia.

I saggi offerti al pubblico dalla collana Lindau non sono letture lievi. Ogni volume supera di poco le cento pagine, ma i suoi contenuti sono un denso alimento per gli approfondimenti dei lettori.

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