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Cento personalità cristiane palestinesi con il presidente Mahmoud Abbas

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29 novembre 2012
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Cento personalità cristiane palestinesi con il presidente Mahmoud Abbas
Il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (primo a sin. seduto), tra i delegati palestinesi all'Onu. (foto d'archivio: Onu/Marco Castro)

Nei giorni scorsi cento personalità cristiane hanno sottoscritto un manifesto con il quale si uniscono ai connazionali palestinesi a sostegno dell’iniziativa del presidente Mahmoud Abbas presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite volta ad ottenere il riconoscimento come Stato. «È un passo avanti verso la libertà e la pace nella regione», recita il documento.


(Milano/g.s.) – Nei giorni scorsi anche cento personalità cristiane hanno voluto unire la loro voce al coro dei connazionali palestinesi che, in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nelle comunità dell’emigrazione palestinese in tutto il mondo, sostengono l’iniziativa del presidente Mahmoud Abbas (alias Abu Mazen) presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il manifesto dei cento religiosi e laici cristiani – primo firmatario il patriarca latino emerito di Gerusalemme Michel Sabbah – è stato reso noto il 14 novembre scorso dai media locali.

«La Palestina, la Terra Santa, è la nostra patria», esordisce il testo, che prosegue: «Noi, palestinesi cristiani, siamo i discendenti dei primi cristiani. Siamo anche componente organica e integrale del popolo palestinese. E proprio come i nostri fratelli e sorelle palestinesi musulmani ci siamo visti negare i nostri diritti umani e nazionali per quasi un secolo».

Il documento sottolinea che la situazione attuale è insostenibile e rivendica il dovere di contrastare l’oppressione, auspicando che si metta presto fine all’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi.

«Noi crediamo – conclude il testo, nel chiedere l’appoggio dei governi europei – che l’iniziativa dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina volta ad ottenere il rango di Stato osservatore sia un passo positivo, collettivo e morale che ci conduce più vicini alla libertà. Rappresenta un passo nella giusta direzione per la causa di una pace giusta nella regione. Appoggiamo con convinzione questo tentativo, così come un anno fa appoggiammo la richiesta di essere ammessi nelle Nazioni Unite come Stato membro a pieno titolo».

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