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In Libano altri morti a Tripoli, in Siria rapiti 12 pellegrini sciiti

Terrasanta.net
4 giugno 2012
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Il Libano continua a patire le conseguenze della guerra civile in Siria. Sabato 2 giugno, infatti, a Tripoli vi sono stati altri quindici morti e decine di feriti, dovuti a scontri tra le fazioni favorevoli e contrarie al regime di Bashar Al Assad. Intanto un gruppo siriano ha rivendicato il rapimento di una dozzina di pellegrini sciiti libanesi, suscitando la rabbia degli Hezbollah.


(Milano/c.g.) – Il Libano continua a soffrire delle sanguinose conseguenze della guerra civile in Siria. Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, sabato 2 giugno, infatti, la città di Tripoli ha contato altri quindici morti e decine di feriti, dovuti a scontri tra le opposte fazioni di favorevoli e di contrari al regime di Bashar Al Assad, che si sono affrontate per le strade a colpi di mitragliatore e lancia razzi. Dal punto di vista della composizione religiosa, si può dire che la cittadina libanese sia una «piccola Siria», poiché in essa convivono faticosamente, proprio come nel grande Paese vicino, una minoranza alawita e una maggioranza sunnita. Anche per questo è a Tripoli, più che in ogni altra città libanese, che negli ultimi mesi si sono registrate violenze. Gli scontri sono iniziati il venerdì pomeriggio, continuando per tutto il sabato e terminando solo grazie all’intervento dell’esercito, che ha consentito il ritorno della calma.

Un altro pericoloso fronte di crisi tra Libano e Siria si è aperto in questi giorni con il rapimento di un gruppo di pellegrini sciiti libanesi. Infatti, il 31 maggio una formazione siriana di cui non si era sentito parlare prima, i Rivoluzionari siriani della provincia di Aleppo, hanno rivendicato il rapimento di dodici sciiti libanesi di ritorno dall’Iran e di passaggio in Siria (del gruppo si erano perse le tracce lo scorso 22 maggio).

Secondo Al Jazeera i rapitori avrebbero chiesto come condizione per iniziare le trattative per il rilascio dei prigionieri, una dichiarazione pubblica di «pentimento» dell’appoggio ad Assad da parte di Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, il movimento sciita libanese oggi al governo, che ha sempre manifestato la sua vicinanza al regime siriano. «I pellegrini dovrebbero essere restituiti alle loro famiglie – ha dichiarato Nasrallah -. Se il problema dei rapitori è con Hezbollah, o con un altro partito politico libanese, riguardo alla posizione che abbiamo con il regime siriano, lasciate liberi gli innocenti e prendetevela con noi. Se avete un problema con me – ha concluso minacciosamente, rivolgendosi ai rapitori – ci sono molti modi di risolverlo. Se attraverso la guerra o attraverso la pace, dipende da voi».

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