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Scorci di diplomazia pontificia

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4 aprile 2012
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Questo libro, spiega il suo autore, non è un saggio storico, ma il frutto di un’inchiesta giornalistica realizzata nel 2010 per l’emittente televisiva franco-tedesca Arte. L’intento era di mettere in onda un documentario dedicato alla storia moderna della diplomazia pontificia e di soffermarsi sulla «geopolitica del Vaticano». Alcune pagine sono dedicate ai Luoghi Santi e alle vicende mediorientali.


(g.s.) – Questo libro, spiega il suo autore, non è un saggio storico, ma il frutto di un’inchiesta giornalistica realizzata nel 2010 per conto dell’emittente televisiva franco-tedesca Arte. L’intento era di mettere in onda un documentario dedicato alla storia moderna della diplomazia pontificia e di soffermarsi sulla «geopolitica del Vaticano».

Con i limiti, i pregi e il genere letterario propri di un lavoro giornalistico, l’esito del lavoro di Meurice che confluisce in questo libro è frutto di lunghe letture preparatorie, di ripetuti confronti con storici della Chiesa e vaticanisti e, infine, di vari colloqui con alcuni cardinali e vescovi della Curia romana.

L’arco di tempo preso in esame è quello che va dall’insorgere della Questione romana (1870) fino ai giorni nostri. Passo passo si considerano i punti cruciali della politica estera della Santa Sede e di quello «Stato lillipuziano» e anomalo che è la Città del Vaticano», del quale, come scrive il gesuita Henri Madelin, si è membri non per jus sanguinis o per jus soli, ma per jus officiis.

A noi interessa qui richiamare le poche pagine dedicate ai Luoghi Santi e alle vicende mediorientali. Vi cui prendono la parola testimoni di vaglia come i cardinali Jean-Louis Tauran e Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. Quest’ultimo, appena nominato delegato apostolico a Gerusalemme, nel 1990, decise di recarsi in visita di cortesia al capo dello Stato di Israele Chaim Herzog. Un piccolo passo, all’apparenza, ma per nulla scontato in una fase storica in cui la Santa Sede e lo Stato ebraico non si riconoscevano reciprocamente e non intrattenevano rapporti diplomatici. Fu quel primo gesto, secondo Montezemolo, che consentì di aprire un varco di dialogo e, tre anni più tardi, di giungere alla firma dell’Accordo fondamentale tra le due Parti. Uno strumento che Tauran mette in relazione con gli Accordi di Oslo – sottoscritti proprio nel 1993 da Israele e Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) – e che ispirerà l’Accordo siglato nel 2000 tra Santa Sede e Olp.

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