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Osservatori delle Nazioni Unite in Siria

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16 aprile 2012
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Osservatori delle Nazioni Unite in Siria
14 aprile 2012, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite vota l'invio di osservatori in Siria. (foto Onu/Paulo Filgueiras)

Un piccolo gruppo di osservatori Onu verrà inviato in Siria in questi giorni per monitorare il rispetto del cessate il fuoco previsto dal Piano Annan. Lo ha deliberato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel corso di una seduta convocata al Palazzo di vetro di New York, sabato 14 aprile.


(Milano/g.s.) – Un piccolo gruppo di osservatori Onu verrà inviato in Siria in questi giorni per monitorare il rispetto del cessate il fuoco previsto dal Piano Annan. Lo ha deliberato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel corso di una seduta convocata al Palazzo di vetro di New York, sabato 14 aprile.

Si parla, inizialmente, di un’avanguardia di 30 militari (disarmati) che dovrebbero preparare la strada a una missione numericamente più consistente (intorno ai 250 membri). Le caratteristiche di questa missione verranno definite sulla base di una proposta che il segretario generale Ban Ki-moon dovrà presentare entro il 18 aprile. Il Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione 2.042 all’unanimità. I primi sei osservatori internazionali sono operativi a Damasco da questa mattina, agli ordini del colonnello marocchino Ahmad Himmish.

Nel corso della seduta del 14 aprile, durata poco più di un’ora, i membri del Consiglio di sicurezza hanno preso nota di un rapporto dell’inviato speciale Kofi Annan, secondo il quale le violenze in Siria sembravano essersi interrotte, a partire dal 12 aprile. Valutazioni subito smentite dai fatti: nel fine settimana sono ripresi i colpi di artiglieria sulla città di Homs.

Da Ginevra, sempre sabato, il segretario generale Ban Ki-moon ha annunciato che il 20 aprile il sottosegretario Onu per le questioni umanitarie, Valerie Amos, convocherà un forum, presso la sede ginevrina delle Nazioni Unite, per mobilitare le risorse necessarie all’assistenza umanitaria di almeno un milione di persone colpite dalla crisi (inclusi i profughi espatriati in Turchia, Libano e Giordania).

Il governo siriano, tramite il suo rappresentante all’Onu Bashar Ja’afari, ha assicurato la volontà di cooperare con la missione Onu, «che dovrà agire – sono parole dello stesso Ja’afari – nei limiti della sovranità siriana, che “rappresenta una linea rossa che non può essere oltrepassata in alcun modo”». Damasco non accetterà sul proprio territorio nazionale l’intervento di forze armate straniere o l’imposizione di zone cuscinetto.

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