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In Siria ultime speranze per il piano Annan

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10 aprile 2012
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In Siria ultime speranze per il piano Annan
Kofi Annan (a destra) in un recente colloquio a New York con il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon (foto Onu/Mark Garten).

Funzionerà il piano di pace di Kofi Annan, inviato speciale dell'Onu e della Lega araba? Lo sapremo alla mezzanotte di quest’oggi, ma le notizie che filtrano non sono incoraggianti. Il calendario prevede che entro stasera il governo siriano ritiri le truppe da città e villaggi e nelle successive 48 ore si giunga al cessate il fuoco.


(Milano/c.g.) – Funzionerà il piano di pace di Kofi Annan, inviato speciale dell’Onu e della Lega araba? Lo sapremo alla mezzanotte di quest’oggi, ma le premesse non ci sono. Il calendario previsto dal piano indica che, entro il 10 aprile, il governo siriano ritiri truppe e armamento pesante da città e villaggi del Paese. Nelle successive 48 ore, poi, bisognerà che il cessate il fuoco bilaterale – sia da parte dell’opposizione che dei governativi – si stabilizzi in tutto il Paese. Infine, alle 6 del mattino (ora locale) del 12 aprile, ogni forma di violenza dovrà essere cessata in modo definitivo. Questa tregua è il presupposto minimo, secondo il piano Annan, per cui tutte le parti in causa possano partecipare a colloqui, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica alla crisi.

La settimana scorsa governo e opposizione avevano accettato il piano, salvo poi mettere in dubbio l’adesione, con una serie di «puntini sulle i»: il regime di Assad chiede garanzie scritte agli oppositori, che le rifiutano. Eppure si continua a sperare contro ogni speranza fino alla mezzanotte odierna. Nei giorni scorsi l’agenzia d’informazione ufficiale siriana Sana citava Annan: «Fermare le violenze è uno dei punti più importanti del piano di pace, per poter trovare una soluzione alla crisi siriana. Il governo siriano si è impegnato a ritirare le sue truppe dalle città di Idleb, Zabadani e Daraa ma denuncia anche che i rivoltosi starebbero ancora attaccando le forze governative». Fonti di informazione non governative riferiscono che anche le uccisioni di civili in questi giorni stanno continuando e a ritmo incalzante.

Annan, intervenendo all’Assemblea generale dell’Onu, ha spiegato di aver invitato il governo siriano e l’opposizione a dare istruzioni chiare i propri uomini armati, in modo che il messaggio del cessate il fuoco possa raggiungere, in tutto il Paese, soldati e oppositori ad ogni livello. Ha poi aggiunto che, se il cessate il fuoco avrà successo, una piccola missione di 200-250 osservatori dell’Onu potrebbe presto visitare la Siria.

Il piano Annan si propone di raggiungere sei obiettivi: avviare un processo politico guidato che affronti aspirazioni e preoccupazioni del popolo siriano; la cessazione delle violenze, compiute da chiunque e in ogni forma, vigilata dalle Nazioni Unite per proteggere i civili; fare in modo che tutte le parti in causa assicurino l’assistenza umanitaria in ogni zona colpita dagli scontri; accelerare il rilascio di persone detenute in modo arbitrario; far sì che le autorità assicurino libertà di movimento attraverso il Paese ai giornalisti; assicurare che le autorità rispettino la libertà di associazione e il diritto di dimostrare pacificamente.

Sul terreno la situazione rimane estremamente delicata e la città di Homs continua ad essere bombardata. Bashar al-Jaafari, rappresentante della Siria alle Nazioni Unite, ha sottolineato nei giorni scorsi che l’ostacolo maggiore al piano Annan è l’esplicito appoggio all’opposizione armata fornito da Qatar, Arabia Saudita e Turchia. La dichiarazione di al-Jaafari sembra essere riferita alla decisione di alcuni Paesi arabi, a margine dell’incontro dei Paesi amici della Siria dello scorso primo aprile, di sostenere finanziariamente il Libero esercito siriano, pur senza rifornirlo direttamente di armi.

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